"bello
vivere perchè vivere è cominciare sempre...ad ogni
istante!"Cesare
Pavese
Amenità
L’amico
Pino Scimeca, superbo docente di Lettere col dono
prezioso dell’umorismo, stanco del clima di
assoluta “transitorietà e precarietà”
della nostra Scuola, ha deciso di scendere da questa
" vecchia carretta del mare" a cui ha
dedicato parecchi anni della sua vita, offrendoci
in cambio un gustosissimo saggio che la dice lunga
sul perchè della sua scelta....
Addio,
scuola!
di
Pino Scimeca
Addio
scuola saggiamente riformata dai nostri illuminati
governanti, che sagacemente pensarono di non turbare
le menti dei giovani discenti con inutili e oziose
lezioni nelle assolate ore mattutine.
Addio circolari del ministro aspettate con ansia
che poi lasciavano nella mente le nebbie leggere
di un mattino d’autunno.
Addio provveditori sagaci che con zelo e pertinacia
fustigavate oziosi ragionieri e capuffici neghittosi,
sempre prodighi di vaghi consigli che rendevano
i dubbi… perenni.
Addio dirigenti scolastici che patrocinavate con
passione e zelo paterno l’ozio imbelle di
pargoli di buona famiglia per cui i consigli di
classe alzavano sempre la mano del perdono.
Addio sala dei professori,
in cui nel più assoluto riserbo si comunicavano
le notizie più inopinate e inverosimili.
O corridoi della vicepresidenza, in cui echeggiava
a ogn’ora la voce baritonale del collaboratore
vicario, per cui ogni giorno si rinverdivano i fasti
dell’opera lirica!
Addio mura della scuola provvidamente
lisce e immacolate su cui si esercitava l’ingegno
scrittorio degli alunni che si rivolgevano
ai docenti con termini ricercati e con il vivido
lessico del Borgo Vecchio.
Addio banchi su cui c’erano attestazioni di
amore eterno e indomabile insieme a innumerevoli
cuori trafitti dalle frecce di Cupido.
E che dire delle ore di lezioni
quando i versi dei poeti declamati in aula da improvvidi
docenti e le austere formule algebriche segnate
alla lavagna erano accompagnate da allegre comitive
che scorazzavano per i corridoi con risa festose
e battute che richiamavano l’atmosfera dei
trivi!
Addio alunno perennemente in ritardo che con grande
lentezza ti eri liberato del sonno tenace e che
poi giustamente accusavi il traffico sul Ponte di
Via Oreto.
E come tacere di quei giovani virgulti che –
paghi di avere trascorso il loro tempo pomeridiano
e notturno in oziose occupazioni con spettacoli
di donne discinte e amori mercenari – l’indomani
si dichiaravano impreparati adducendo come scusa
l’improvvisa dipartita
dell’avo prematuramente tolto all’amore
di parenti e amici.
Il mio pensiero corre ancora alle assemblee di classe
quando le giovani menti si affinavano nell’esercizio
della democrazia mediante discorsi fumosi e richieste
perentorie volte a ottenere un tempo maggiore per
le occupazioni extrascolastiche.
E come non ricordare le gite
scolastiche quando le visite ai monumenti e ai musei
si svolgevano nel più sacro silenzio scandito
dal sonno profondo degli alunni, che in albergo
avevano vegliato fino all’alba in canti, danze
e baccanali.
Addio infine campanella dell’ultima ora, quando,
mentre ancora c’era nell’aria il trillo
leggero, i giovani discenti erano già fuori
i cancelli con un’aria ancora più appagata
e giocosa e organizzavano il loro pomeriggio fatto
di allegria e risate.
Addio scuola ormai deserta e triste e destinata
a rimanere, non per molto comunque, senza le grida
e le strida di giovani virgulti, senza baci rubati
nei corridoi, senza le storie e le parole piccanti.
Addio per sempre, scuola; qualcun altro godrà
delle tue gioie e di qualche altro allieterai i
giorni e le ore; io vado lontano da te, dov’è
tristezza e noia, e a te spesso il mio pensiero,
ancor che indarno, farà ritorno.
Prof.
Giuseppe Scimeca (PA)
Web: www.pinoscimeca.it
E-mail: giscimeca@inwind.it