"Dovremo temere non tanto le parole e le azioni odiose dei malvagi ma l'orribile silenzio degli onesti". M. L. King

 

Visita ad Auschwitz: per non dimenticare

 

Impossibile, finchè avrò vita, dimenticare il campo di sterminio di Auschwitz e le atrocità commesse dai nazisti in quel luogo orrendo contro milioni di uomini, donne e bambini, colpevoli di essere ebrei, omosessuali, comunisti o zingari e dunque condannati a pagare con la morte preceduta da con ogni sorta di umiliazioni, vessazioni, violenze la loro "diversità". Non è un luogo comune dire che ad Auschwitz la realtà supera di gran lunga l'immaginazione. Quell'odore dolciastro, indescrivibile, di sporco, di foglie putride, o meglio, di morte ha impregnato talmente tanto l'ambiente che tuttora aleggia in quei cameroni infami, nonostante il passare del tempo. Esci da quel campo col desiderio di lavarti per toglierti di dosso quell'orrore che ti colpisce nell'anima e nel corpo, per recuperare la tua identità con la promessa solenne di non dimenticare mai
     
Appena arrivata, non ho avuto una brutta impressione. Nel primo campo infatti non ci sono baracche ma grandi edifici in mattoni, costruiti dai polacchi per farne caserme e poi "trasformati" dalle SS.
     
Ignara di quel che mi aspetta, sto per varcare la soglia dell'inferno su cui c'è la famosa scritta:"Il lavoro nobilita l'uomo"
     
Ecco lo spettacolo desolante che mi si para davanti. Da questo momento in poi ogni cosa che vedrò mi segnerà per sempre
     
Il campo di sterminio è circondato da filo spinato mentre dalla torretta le SS seguono quanto accade tutt'intorno. Nulla può sfuggire al loro controllo.
     
E per un prigioniero che tenta di fuggire ne vengono fucilati 12 contro questo muro, ricostruito come l'originale andato distrutto dall'incendio appiccato dai tedeschi prima di abbandonare il campo per fare sparire le tracce della loro ferocia.
     
Entro. Questa è una delle tante camerate. Qui venivano stipati decine di ebrei. Senza luce, con poca aria. Erano bestie da soma, tenute in vita finchè potevano lavorare. Da morti le loro ceneri, inviate in Germania, erano usate come concimi.
     
Queste le porte d'accesso alle celle d'isolamento. In una di esse fu rinchiuso padre Colbe prima di essere ucciso. Col suo eroismo salvò la vita di 10 ebrei. Nelle celle anguste i prigionieri erano costretti a restare in piedi anche per 2 giorni di fila senza mangiare nè bere.Usciti di lì venivano spediti subito al lavoro. Se non avevano la forza, i kapò li massacravano di botte
     
Nel cartello si legge:"Gli ebrei sono una razza che deve essere totalmente sterminata" . Quanto ai kapò, in parte erano reclutati fra gli stessi prigionieri, più deboli psicologicamente, che da vittime erano trasformatei in carnefici. In cambio avevano cibo a volontà, camere, la possibilità di disporre dei prigionieri stessi a loro piacimento. Dopo alcuni mesi però venivano eliminati perchè sapevano troppo
     

Nella gigantografia si vedono gli ebrei sopravvissuti al viaggio in treno, senza acqua ed aria, in attesa di essere "smistati" da un ufficiale medico. Vecchi, bambini donne fragili a "fare la doccia" e giovani, in fila per il marchio di riconoscimento sull'avambraccio. E poi interminabili visite mediche in cui uomini e donne, erano costretti a stare nudi per ore. Non c'era posto ad Aushwuitz per il pudore.
     
In questa enorme bacheca sono riposte migliaia di valige, salvatesi dall'incendio. Nelle due accanto che purtroppo non ho potuto ritrarre per motivi tecnici ci sono occhiali ed arti artificiali, appartenenti agli ebrei uccisi. Quelli in buono stato venivano spediti in Germania.
A destra dei manufatti particolari:Trecce, parrucche e...guardate che stoffa per farci cappotti! Bella, vero? Peccato che al posto dei peli di cammello ci siano capelli umani! Gli addetti, poveri prigionieri oramai indifferenti a tutto,avevano il compito di estrarre dalla bocca degli ebrei uccisi dai gas, i denti d'oro e di radere loro i capelli da usare per questi lavori...artigianali
     
     
     
Una montagna di scarpe. Ce ne sono di tutte le dimensioni. Le migliori venivano spedite in Germania. Magari anche la famigliola del maggiore che viveva al campo ne avrà usufruito!Avete letto bene: mentre le camere a gas funzionavano alla grande, i prigionieri torturati gridavano ed il fumo dei forni crematori usciva a go go, la famiglia del maggiore viveva una vita normale dentro il campo!
     
La scultura in bronzo testimonia la sofferenza imposta ai prigionieri, trasformati in mucchietti di ossa vaganti. Alle pareti, le migliaia di foto scattate agli ebrei "prima e dopo la cura" testimoniano che, per ciascuno la media di resistenza nel campo era di 6 mesi.
     
Parlare dei forni crematori senza averli mai visti diventa una sorta di.. passeggiata in campagna. Vi assicuro che quando mi ci sono trovata di fronte ho dovuto fare fatica a non vomitare.Com'è possibile che degli esseri umani abbiano potuto trattare altri esseri umani con così lucida malvagità?
     
Io resto sconvolta al solo guardarle queste foto, pensate un pò! Pensare che anche oggi ci siano soldati di nazioni civilissime che in nome della democrazia si trasformano in seviziatori di prigionieri, mi fa male e mi indigna. Ma allora la storia non serve proprio a nulla?
     
     
     

     
     
     

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