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Non
avrei mai pensato di dovere scrivere un pezzo
in memoria di Salvatore Bonfanti, morto tragicamente
lo scorso 3 febbraio insieme al figlioletto
Francesco. La sua morte mi ha scossa profondamente.
Sebbene fosse più giovane di me di
qualche anno, a lui mi legano tanti ricordi
che mi riportano indietro agli anni belli
e per certi versi tristi della mia adolescenza,
trascorsi al mare con i miei genitori. La
nostra villetta confinava con quella della
signora Isabella e del signor Leonardo, grandi
amici di famiglia. Loro avevano due figli:
Salvatore e Santo. Anche noi eravamo due.
Io e Mary, poco più grande di Salvatore.
La mia terribile sorella aveva messo su una
vera e propria banda di ragazzini di cui era
la leader incontrastata e della quale facevano
parte naturalmente Salvatore, Santo, Francesco
Adamo, il figlio dell’avvocato Marescalco
del quale in questo momento mi sfugge il nome,
e qualche altro bambino che veniva a villeggiare
al mare. Il pomeriggio si divertivano alla
grande poi spesso montavano in bicicletta
con Mary alla guida e se ne andavano quatti
quatti a Balata, prendendo una stradina piena
di buche. Manco a dirsi, quella era una cosa
che i nostri genitori proibivano all’epoca.
In tre quarti d’ora andavano e tornavano
contenti come delle pasque. Io avevo la consegna
del silenzio, d’altra parte con mia
sorella a quei tempi non c’era da scherzare!
Me ne stavo in piazza con Alfonsina, morta
anche lei nel fiore degli anni. Ricordo il
giorno in cui abbiamo appreso della gravidanza
della signora Bella. Magari stavolta sarà
una femmina! Esclamò mia madre che
in qualche modo invidiava bonariamente l’amica
per avere avuto due maschi mentre a lei erano
toccate, ahinoi, due bambine. Invece nacque
Corrado, un bambino bellissimo un po’
rompi perché piagnucolava sempre. Va
a pensare che qualche decennio dopo quel bimbo
mi avrebbe dato una mano a superare l’ostacolo
soprattutto psicologico dell’economia
politica! Lui l’aveva appena superata
ed io ero completamente in panne. Parlandone
per caso si mise a disposizione ed io, grata
anche se poco convinta, accettai. Bastarono
tre lezioni del mio carissimo amico Corrado
per capire il meccanismo e superare la materia
alla grande. Quella cosa ha rinsaldato la
nostra già bella amicizia. Che gioia
rivedere dopo tantissimi anni Santo, alla
riunione organizzata dal mio club in occasione
dell’Immacolata! L’ho guardato
da lontano. Non sapevo nemmeno che fosse in
Sicilia. Da lontano ho visto un bell’uomo
che chiacchierava con Corrado e Giusy Bonfanti.
L’ho guardato bene e l’ho riconosciuto
dal guizzo, sempre uguale dei suoi occhi.
Ci siamo abbracciati ed è stato davvero
bello. Ho saputo che è generale o in
procinto di diventarlo. Infine Salvatore:
abitando anche lui a Noto non ci siamo mai
persi di vista. Quando capitava ci fermavamo
con piacere a chiacchierare del più
e del meno, ricordando spesso i bei tempi
della sua infanzia e della mia giovinezza,
passati al mare. Poi io sono diventata consigliera
comunale e lui dirigente dell’ufficio
tecnico. Abbiamo avuto una divergenza su un
certo provvedimento, non in sede di consiglio
dove io non ho mai alzato la voce contro di
lui, difendendolo anzi da certi attacchi gratuiti
di alcuni colleghi. Fatto sta che da un po’
di tempo evitava di salutarmi. Non nascondo
che ciò mi dispiaceva. Poi una ventina
di giorni fa ci siamo incontrati ad una riunione
del comitato Noto minore. Imbarazzo iniziale
da parte sua e poi pian piano il gelo si è
disciolto. All’uscita dalla riunione
ci siamo salutati. Mi ero ripromessa di fermarlo
e chiarire, la prima volta che ci fossimo
incontrati. Questo è il mio rimpianto:
di non averne avuto il tempo.
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