Giuseppe
De Rosa- Nell'anno scolastico 1965-
1966 ero giunto all'ultima classe di liceo.
Avrei in quell'estate del '66 affrontato la
maturità classica. C'era un prof d'italiano,
per noi nuovo, che ben presto avrebbe affascinato
la classe intera con la sua bonomia, il suo
continuo fumare in classe (allora si poteva).
Il professore Vincenzo Marotta ci avrebbe
condotti alla maturità con un'eccellente preparazione
e soprattutto con l'inimitabile simpatia della
sua personalità. Grazie a lui, al suo insegnamento
anch'io avrei poi fatto il suo stesso mestiere
attribuendogli il merito del suo ascendente
nella mia scelta di vita e professionale.
Lui lo avrebbe sempre considerato un demerito
per lo scarno stipendio che anch'io avrei
poi percepito. Dal 1967 il prof Marotta mi
ha sempre onorato della sua amicizia. Un'amicizia
straordinaria che non si è mai interrotta
e da cui avrei ricavato infiniti insegnamenti
di cultura e di vita. L'amore per l'arte,
la pittura in particolare, per la lettura
critica e il rispetto dei valori fondamentali
dell'esistenza: l'onestà, la coerenza, l'umiltà,
un pizzico di candore indispensabile per restare
giovani. Il caso ha voluto che apprendessi
solo dopo una settimana della sua scomparsa.
Non sono andato neppure ai funerali. Incolmabile
sarà il vuoto che resta per la sua morte,
insostituibile la sua figura, il suo affetto
sincero. Da sempre mi telefonava il 19 marzo
per gli auguri del mio onomastico. Ricambiavo
il 5 aprile nel giorno di San Vincenzo. Ci
saremmo dovuti incontrare in questi giorni,
come tutti gli anni, per parlare di quadri
e dell'anno trascorso con i suoi momenti ora
importanti, ora banali. Quest'anno per la
prima volta dopo 37 anni, non ci siamo più
visti. Grazie, prof. Marotta.
Cetty
Amenta- Purtroppo
anch'io ho saputo della sua scomparsa a Verona
e mi sono dispiaciuta moltissimo. Il professore
Marotta, da noi studenti della I' B del glorioso
Liceo Classico A. di Rudinì, chiamato
affettuosamente e naturalmente sottovoce "Vincenzino",
si distingueva per la sua grande umanità e
per la dolcezza nei modi.

La
I' B
Non
ricordo mai di averlo sentito spazientirsi
in classe. Spesso, mentre spiegava, fra una
sigaretta e l'altra "si lasciava andare" spaziando
dalla letteratura alla Storia dell'arte, alle
Scienze con una puntatina ai suoi ricordi
d'infanzia e relativi anneddoti. Era un piacere
starlo ad ascoltare... e poi la lezione durava
a tempo indeterminato per cui non c'era tempo
per le interrogazioni. Noi lo seguivamo però,
se qualche volta accadeva che ci stancassimo,
avevamo il permesso di alzarci ed uscire in
silenzio perfetto per non disturbare, riposarci
qualche minuto e rientrare in classe. Anche
a me mancherà il suo sorriso, la sua cordialità
e le parole affettuose che mi riservava ogni
qualvolta ci incontravamo al corso!
Noto,
16 luglio 2003
Cetty Amenta
2001©