L'ho
conosciuta in occasione della prentazione
del suo libro di poesie, nel salone del
Seminario. Ne rimasi molto colpita. Non
avevo mai visto, in una persona così
giovane, tanta rassegnata serenità.
Non potevo non ricordare i mesi bui della
mia vita quando sentii il soffio gelido
della morte sul collo che mi annientava.
Avevo diciotto anni. Reagii, o meglio, non
reagii affatto, restando inerte in attesa
dell'evento mentre gli altri attorno a me
si disperavano. Poi recuperai. Evidentemente
non era ancora arrivato il mio momento,
e ripresi a vivere. Fu una sofferenza interiore
la mia che, se si fosse risolta con la morte,
non avrebbe
lasciato
altro che il vuoto nel cuore di chi mi amava.
Il caso di Lucia è diverso. Lei è
"un'icona di speranza", un faro
di vita per i giovani. Per questo, dopo
tanto tempo in cui una miriade di impegni
mi ha tenuto lontana dal mio sito web, voglio
scrivere per te, Lucia.
In
molti, alla notizia della sua scomparsa,
hanno sentito un nodo alla gola ricordando
il sorriso di quella giovanissima
donna che in tanti anni di tribolazioni
non si era mai data per vinta di fronte
al cancro.Lucia
anzi aveva avuto sempre parole di
speranza nei riguardi
dei suoi familiari, dei compagni d’istituto,
degli insegnanti e di coloro che pur
non conoscendola direttamente, andavano
a trovarla, attratti dalla sua gioia
di vivere e dalla forza della sua
personalità. Nelle sue poesie
tratteggiava con dolcezza e “in
punta di penna” i suoi sentimenti,
le tante piccole cose quotidiane che
aveva imparato ad apprezzare da quando
si era ammalata. In una di esse, Lucia
aveva ringraziato anche il suo terribile
nemico, il cancro, per averla introdotta
in un mondo sconosciuto dove il dolore
diventava anche purificazione e dove
si scopriva il valore dell’amicizia,
della dedizione della disponibilità.
La sua filosofia di vita l’aveva
indotta a sottoporsi allo stress degli
esami di stato, già morente,
con l’unica preoccupazione che
la morte non si beffasse di lei, ghermendola
prima di ottenere il diploma. E’
stata una corsa contro il tempo che
però ha vinto. In questi anni
Lucia è stata il simbolo della
fiducia, della speranza e della voglia
di lottare. Ecco perché la
sua scomparsa è ancora più
tragica rispetto alle tante morti
di ragazzi che hanno funestato negli
ultimi tempi la comunità. “Lucia
lascia un grande vuoto in tutti noi-
dichiara con la voce rotta dalla commozione,
Giuseppina Spitaleri che insieme alle
colleghe dell'Istituto Matteo Raeli
le è stata accanto in questi
anni terribili- Lei ha saputo lottare
per raggiungere l’obiettivo
della cultura, studiando con impegno,
consapevole che forse le sarebbe servito
poco. Ha accettato il suo male senza
piangere mai per non amareggiare chi
le stava vicino. Dal policlinico ci
inviava tanti sms pieni di poesia
e serenità. Nell’ultimo,
inviato ad un'amica che da poco aveva
subito la perdita del marito, ha scritto:
“Quando ci separeremo, se vedrai
scorrere un lacrima sul tuo viso,
pensa che è una mia carezza
e io ti voglio bene”.