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Attualità

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Otto
marzo 2009: …Il magico mondo delle Donne…
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L’universo
femminino! Una magnifica costellazione di Donne,
animate dalla voglia di dare per contribuire al
benessere delle persone amate e, di riflesso, della
società che… spesso ne approfitta pascendosi
della loro abnegazione.
Donne che vivono rassegnate, dividendosi tra casa,
cura del marito, dei figli e lavoro esterno. Donne
che rivendicano a gran voce i loro spazi, esigendo
rispetto e considerazione.Donne che vorrebbero un’occupazione
ma non la trovano e Donne che fanno le casalinghe
per convinzione. Donne che vorrebbero impegnarsi
attivamente in politica, pretendendo le stesse opportunità
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offerte all’altrosesso e Donne che considerano
ancora la politica “ una roba di uomini”..
Donne che mettono al primo posto, fra gli obiettivi
prioritari, l’indipendenza economica e Donne
che si annullano totalmente nel matrimonio. Donne,
Donne, Donne, diverse l’una dall’altra
ma tutte legate dal vincolo della Sorellanza!
Non è stato facile sceglierne sei tra le
tante che colorano la nostra bella città.
Mi auguro di essere almeno riuscita a cogliere il
messaggio, nascosto tra le loro parole. In
ogni caso, ci ho provato!
Un
felice otto marzo a tutti!
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Angela
Forte, pittrice per passione e imprenditrice per
caso |
Angela
Forte, con tanta buona volontà è riuscita
a dare nuovo impulso al “Cafè Artè”.
Si dichiara una “timida patologica”,
anche se, a sentirla parlare non si direbbe. La
determinatezza con cui espone le sue idee, la proprietà
di linguaggio, gli obiettivi che si propone di raggiungere,
mal si addicono alla definizione che dà di
sé. “Sono un’imprenditrice percaso.
Ho |
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cominciato a 44
anni, quasi fuori tempo massimo per chi vuole
inserirsi nel mondo del lavoro. Fino a quel momento
avevo fatto la mamma a tempo pieno con un unico
vezzo: la grande passione per la pittura.Ho sempre
amato disegnare, anche se non ho avuto la possibilità
di studiare perché i miei genitori non
mi permisero di frequentare il Liceo artistico,
allora solo a Siracusa. Così ho dovuto
ripiegare sul Classico.Non ho alcun rimpianto
per la vita che ho condotto. I miei figli sono
stati la mia forza. Sono cresciuta con loro e
grazie a loro ho acquisito la sensibilità,
la capacità di capire le persone, dote
preziosa per il lavoro che oggi svolgo. Prima
di rilevare quest’attività- confessa-
volevo aprire una galleria, poi ho desistito.
Noto non mi sembrava ancora pronta”.
Fa capolino l’immagine di una città
che stenta ad aprirsi alle novità, confermata
dalle parole di Angela. “Io cerco di proporre
eventi, serate a tema, musica dal vivo, però,
senza volere demonizzare nessuno, vedo che rispondono
solo i ragazzi”. E a loro si volge la sua
attenzione affettuosa. “Il mio caffè
è ricco di quadri alle pareti. Quando i
giovani vengono a mangiare il panino, all’inizio
li guardano con indifferenza poi, pian piano,
cominciano ad accorgersi della loro presenza,
li osservano più attentamente e li apprezzano.
Penso che bisogni cercare di educarli all’arte
come alla musica. Ho sperimentato tempo fa l’effetto
che la voce della Callas faceva su di loro. Dopo
la sorpresa iniziale, molti l’hanno apprezzata”.
Ad Angela Forte, imprenditrice per caso, chiediamo
la sua ricetta per dare slancio all’economia
cittadina. “Il turismo è la nostra
maggiore risorsa dunque, per prima cosa ci vuole
spirito d’accoglienza. Il turista non è
un pollo da spennare. Va coccolato e, nel frattempo,
gli si deve offrire una città accogliente
affinché, tornando nel suo paese dì’origine,
invogli altra gente a venirci a trovare. Purtroppo
però, ancora non siamo preparati. Mancano
tante infrastrutture e i B&B sono costosi”.
Poi parlando del suo lavoro aggiunge emozionata:
“Senza il mio Caffè sarei caduta
in depressione. Mi piacerebbe che anche le altre
Donne si dessero una mossa. Per me è bastato
guardarmi dentro, fare un bilancio di ciò
che sono stata e cosa avrei potuto essere. I figli
crescono e noi abbiamo il diritto di donare qualcosa
a noi stesse!”.
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Carmela
Blandini: La prima volta, al carcere.. come Pollicino.
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Da
dieci anni è responsabile del Corso Alberghiero
della Casa di reclusione, dove insegna Italiano
e Storia. E’ un’esperienza forte che
l’ha arricchita, facendole scoprire un’umanità
differente ma non per questo meno degna di attenzione
e affetto. “Zia Carmela”, così
la chiamano gli alunni più giovani, è
riuscita a stabilire con loro |
un bel rapporto
fatto di rispetto reciproco . “Quando entrai
la prima volta al carcere, ero abbastanza perplessa
per non dire impaurita. Avrei voluto fare come
Pollicino che lasciava cadere le mollichine, per
non smarrire la strada! Anch’io volevo essere
certa di tornare indietro. Man mano che mi addentravo
nella struttura carceraria, attraverso corridoi
interminabili, e cancelli che si serravano alle
mie spalle, l’ansia mi stringeva la gola.
Poi, quando mi sono resa conto che i detenuti
erano persone che chiedevano solo di essere considerate
tali e non delle sottospecie, mi sono rasserenata”.
Prima di lavorare al carcere, Carmela Blandini
ha insegnato nei normali istituti scolastici.
Non ha dubbi: la linea di demarcazione fra le
due esperienze, è l’educazione. “Qui
i detenuti per motivi personali, di regolamento,
di timore verso le guardie, o per guadagnarsi
la buona condotta, sono persone molto educate.
Nelle nostre scuole invece l’educazione
era qualcosa che non sempre potevo pretendere
dai miei allievi”. Nel corso degli anni,
grazie all’impegno costante, è nato
un afflato con gli alunni detenuti che tenevano
a dimostrarle oltre al rispetto, anche la loro
simpatia, dono importante se si va a caccia di…
iscrizioni. “Anche in carcere- racconta
sorridendo- si fa orientamento e i reclusi possono
scegliere fra i due istituti superiori presenti
nella struttura. Alcuni di loro, i più
giovani, mi chiamano zia. Tutto nacque cinque
anni fa quando un detenuto, poco più di
un ragazzo, condannato al massimo della pena e
che sentiva fortemente il distacco dalla famiglia,
mi chiese di chiamarmi zia. Da quel momento altri
lo seguirono, però quest’appellativo,
a differenza di come potrebbe sembrare, non è
nemmeno troppo affettuoso. Più che altro
è un riconoscimento di stima, di fiducia.
Io me lo porto appresso come se fosse un titolo
nobiliare e ne sono orgogliosa. Con i miei alunni
interagisco come deve fare l’educatore con
l’ educando e posso permettermi di rimproverarli,
quando è giusto”. Qualcuno nel suo
blog l’ha tacciata di volere in qualche
modo giustificare i suoi detenuti. “Io non
li giustifico, però non li giudico- chiarisce-
Sono stati condannati e stanno scontando una pena.
Meritano rispetto”
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Cettina
Raudino, prima di tutto mamma |
Così
ama definirsi la presidente dell’Associazione
culturale “Sogni differenti” che mette
all’apice delle sue priorità il suo
essere madre. “Questa è la cosa più
bella che possa capitare a una donna. Con il mio
bambino ho un dialogo bellissimo.
Cerco di nutrire la sua anima e di trasmettergli
i valori nei quali credo. Devo dire con gioia che
i nostri cuori sono |
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sempre
molto vicini. Alcuni
giorni fa mi ha
chiesto perché le Donne si truccano.
Io gliel’ho spiegato e lui guardandomi negli
occhi, ha replicato dicendo che non ce n’era
bisogno in quanto le Donne sono tutte bellissime”
Al secondo posto Cettina pone il suo lavoro d’insegnante
e, dulcis in fundo, nel tempo libero “che
è sempre troppo poco”, tutto ciò
che la fa sentire bene con se stessa, dalla scrittura
all’avvio di eventi culturali. “Non
ho un’organizzazione ferrea. Faccio ciò
che mi piace, ricercando l’autenticità
e la fedeltà a me stessa”. Un modo
d’essere che potrebbe richiedere un prezzo
molto alto soprattutto se la società non
è del tutto pronta ad accogliere la nuova
dimensione del femminile! “E’ così-
conferma, aggiungendo che però oggi le
donne più giovani possono riuscire più
agevolmente a coniugare tutti questi elementi.
“Se dovessi dare un suggerimento, direi
loro di essere consapevoli delle loro qualità
sin da ragazzine, di scegliere bene le strade
che possano valorizzarle e di avere cura e rispetto
di sé. L’indipendenza economica è
importante ma non basta. Prima, a mio parere,
bisogna avere coscienza di sé stesse, capire
il proprio potenziale e sopratutto quanto grande
sia l’ apporto che noi Donne diamo alla
società. Se apriamo la porta della nostre
case, facciamo sentire la nostra voce per dire
quello che pensiamo senza paura, abbiamo imboccato
la strada giusta. Il resto viene da sé”.
Certo, non è tutto rose e fiori. Bisogna,
infatti, fare ancora i conti con l’uomo
che, nel sociale come in politica, rappresenta
un ostacolo per la crescita delle Donne, a causa
della diversa concezione che ha del potere. “Ci
scontriamo con egocentrismi tanto forti da rendere
difficile il dialogo. La difficoltà maggiore
sta nel riuscire a superare questa differenza.
Nel momento in cui si riesce a trovare l’armonia
e dialogare, i risultati sono positivi e ne viene
fuori una grande energia”. Altro freno è
la scarsa considerazione che a volte si ha del
femminile. “Se non sei proprio brutta, è
difficile che tu sia apprezzata per la tua testa
e se invece lo sei, non hai spesso neanche la
possibilità di essere guardata e ascoltata.
La bellezza è un’arma a doppio taglio
che diventa un rischio”. La domanda a questo
punto sorge spontanea. Dove sta oggi la forza
della Donna? “Sta sempre nella femminilità
che è poi dolcezza, comprensione. Sbaglia
chi non da importanza a queste qualità.
Non bisogna essere amazzoni corazzate per valere!”.
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Immacolata
Oddo, assessora comunale: “Io non vi deluderò” |
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Una
presenza femminile in giunta dopo parecchi anni
di assenza. Con lei parliamo delle difficoltà
che le Donne devono superare per imporsi nel difficile
mondo della politica. “Se si fa riferimento
al passato, sicuramente prima era anche peggio.
Ritengo però che dobbiamo dimostrare ciò
che valiamo, anche se obiettivamente a noi Donne
è venuta sempre di salita, dovendoci dividere
fra famiglia e lavoro”.La signora Oddo da
anni fa militanza politica, esattamente dal 1994.
Nelle passate amministrative si è |
candidata. “Mi
è stato chiesto di farlo poiché
mancava la figura femminile ed io avrei potuto
dare un apporto positivo in consiglio comunale
”.Nonostante la sua voglia di dare e fare,
condita da una buona dose di attivismo in seno
al partito di AN, non ce l’ha fatta, facendosi
buona compagnia con le altre, poche per la verità,
candidate nei vari partiti delle due coalizioni.
“Le amministrative sono elezioni già
difficili- si schermisce- Ci sono molti candidati
e le stesse famiglie spesso sono costrette a dividersi”.
Poi aggiunge: “ Detto questo, non nascondo
che quando ho avuto i risultati sono rimasta un
po’ delusa.La simpatia e la stima dimostrate
nei miei riguardi durante la campagna elettorale,
non si sono trasformate nei voti che mi sarei
aspettata. Certo, è pur vero che ho sciolto
la riserva, se candidarmi o no, negli ultimi giorni.
Sono stata molto combattuta, pensando agli impegni
di lavoro, alla famiglia. Inoltre l’ansia:
ce la faccio o no? Mi teneva sulle spine. Alla
fine ho deciso di scommettermi e sono stata contenta,
anche se non sono stata eletta. L’assessorato
che oggi occupo è per me anche il riconoscimento
di chi aveva creduto in me e continua a farlo.
Anche se mi costa fatica. Quando potrei rilassarmi
un po’ e trovare cinque minuti per me stessa,
libera da ogni impegno, scatta l’ansia di
approfondire, di aggiornarmi, per essere all’altezza
del compito affidatomi e dare il meglio di me
nel più breve tempo possibile”. Le
sue parole racchiudono lo spirito che anima le
donne. Un augurio alla città? “Mi
auguro che assessori, consiglieri, impiegati,
sostengano il sindaco nel modo più fattivo
possibile. Gli elementi validi ci sono ma bisogna
creare l’amalgama e lavorare in squadra”.
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Rina
Rossitto da “signorinella” ad avvocata
affermata. |
Un’esperienza
più che ventennale da avvocata, iniziata
facendo pratica, in un grosso studio catanese. Oggi
è una professionista apprezzata e divide
il suo studio con due colleghe con le quali va d’amore
e d’accordo. Uno studio tutto al femminile
dove si respira un’aria di collaborazione,
nel rispetto dell’autonomia professionale
di ciascuna . |
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“ In realtà,
l’inizio della mia carriera non è
stato poi così difficile come pensavo.
Sono stata abbastanza rispettata dai giudici e
dai colleghi. Forse un po’ meno dai clienti
che mi vedevano incapace di essere combattiva
e lottare, come i colleghi maschi, per arrivare
alla soluzione positiva per loro”. Che cosa
hai dovuto sacrificare per fare breccia sulla
loro diffidenza? “Non parlerei di sacrificio
però, all’inizio specialmente, ho
dovuto essere la più formale possibile
e fare pesare il mio ruolo. Poi, l’esperienza,
la frequentazione delle aule, l’abitudine
a vedermi in quella veste, hanno fatto il resto.
Ricordo che a Catania mi fu affidato l’incarico
di seguire il caso di un tizio che avrei volentieri
buttato dal balcone. Questi esordì, con
una spregiativa “Buonasera, signorinella”.
Io mi arrabbiai moltissimo e misi in chiaro che
in quel momento non ero una signorinella ma il
suo avvocato. Colpito dalla mia durissima reazione
e, aggiungerei, sollevato per questa, mi chiese
scusa. Poi- aggiunge sorridendo- si dovette ricredere
anche professionalmente”. Rina è
stata anche assessora con il compianto sindaco
Corrado Passarello. Una breve esperienza politica
che ricorda ancora. “Non so come oggi vadano
le cose perché mi sono allontanata dalla
politica, però posso assicurarvi che nel
93 i colleghi di giunta, sebbene avessero nei
miei confronti grande simpatia, mi guardavano
come una diversa, quasi un’intrusa, anche
se ero assessore e come tale mi rispettavano.
Credo che la mia nomina sia stata un caso, una
scelta d’immagine”. La carriera d’avvocato,
prima prerogativa maschile, ora conta fra le sue
file, un numero sempre crescente di donne che
potrebbero avere un valore aggiunto, in termini
di maggiore sensibilità, rispetto ai colleghi.
Un suggerimento alle aspiranti avvocate? “Consiglierei
di usare il loro lato femminile in questa professione.
Spesso le donne che fanno questo mestiere diventano
come gli uomini. E’ un gran peccato. Noi
donne dobbiamo dare qualcosa di più dimostrando
di essere diverse. Quando parlo di femminilità,
mi riferisco a un approccio differente con la
professione. Fare l’avvocato non può
essere una prova di forza che si liquida tout
court come un giro di carte. “ C’è
chi vince c’è chi perde. Io devo
vincere”. Non è questo il mio obiettivo.
Io desidero tutelare al meglio gli interessi dei
clienti. A volte si può arrivare a un accordo
transattivo più utile per tutti anche se
meno remunerativo per me. Sopratutto nel campo
del diritto di famiglia, mi sforzo di fare capire
ai miei clienti che nelle separazioni non c’è
un vincente e un perdente. Sono perdenti entrambi.
L’astio tra i coniugi che vengono a separarsi
induce a usare tutte le armi possibili senza scrupolo
e senza rispetto per i figli. Purtroppo molti
colleghi marciano sulla rabbia, istigandoli. Quest’
approccio alla professione non può essere
delle donne!”.
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Cristina
Cassarino, 32 anni, inventa il “Bistrot”
per… coccolarci. |
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Un
bel luogo arredato con gusto, gestito da Donne che
si muovono con professionalità e cortesia,
dando alla clientela la sensazione palpabile di
essere importanti. Questo è il Bistrot, nato
per “coccolare” in particolare, l’altra
metà, la più numerosa, del cielo.
Ad accoglierci c’è la bella titolare,
Cristina Cassarino,
trentadue anni, alle spalle |
l’esperienza gestionale di un agriturismo
al mare insieme alle stesse ragazze che oggi lavorano
al Bistrot.
Crede molto nel lavoro di squadra e alle collaboratrici
attribuisce almeno il cinquanta per cento del
suo successo. Ci parla dell’idea di lanciarsi
in questo grande progetto. “Quando ho visto
questo locale, così luminoso, grande, in
posizione strategica, l’ho preso subito
in affitto senza avere ancora le idee chiare sul
da farsi. Poi, pian pianino, parlandone con le
ragazze, abbiamo pensato di realizzare qualcosa
che fosse una via di mezzo fra ristorante, pizzeria
e caffetteria. Così abbiamo riunito il
tutto, puntando sul self service che a Noto mancava,
e progettando nel frattempo la caffetteria per
le Donne che hanno voglia di fare colazione o
prendere l’aperitivo con l’amica.
Abbiamo pensato a un ritrovo, dove possano sentirsi
coccolate e godersi in santa pace cinque minuti
tutti per loro. In quest’ottica abbiamo
curato ogni cosa nei minimi dettagli, dall’arredamento,
alle divise, ai faretti, persino ai piattini e
alle tazzine da caffè. Quanto al nome da
dare al locale, la scelta è caduta sul
termine francese “Bistrot” che indica
allo stesso tempo la caffetteria e la gastronomia”.
Cristina non è sposata, per scelta. Anche
in questo delicato ambito sembra avere idee precise.
“Il mio motto è sempre stato uno-
confessa ridendo- Prima l’indipendenza economica
e professionale, la conquista degli obiettivi
prefissi e dopo tutto il resto, uomini compresi”.
Poi, tornando seria, aggiunge: “ Noto è
una grande risorsa ma non sappiamo sfruttarla
come meriterebbe. Ci piangiamo addosso e non reagiamo,
dimenticando che Noto siamo noi. Quando andiamo
fuori a fare acquisti o disprezziamo ciò
che abbiamo, facciamo un male a noi stessi. Noi
per primi invece, dobbiamo credere nelle potenzialità
della nostra città”. Poi, orgogliosa
di ciò che è riuscita a realizzare
aggiunge: “Per arrivare a questo punto,
ho lottato con le unghie e con i denti e non mi
sono lasciata suggestionare dal miraggio delle
grandi città”.
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| Roberta
Selvaggio, 25 anni, artista. “Nemo profeta
in patria!” |
Per
una ragazza che resta, un’altra se ne va,
amareggiata per ciò che si sentirebbe di
potere dare alla sua città in termini d’idee,
progetti ma che, di fatto, è stata costretta
a gettare la spugna. “Ho provato a cambiare
qualcosa. Pensavo che, unendo le forze con i miei
coetanei e non solo, potessimo dare un contributo
a questa città. Il
problema è nato quando ho |
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invitato
tantissime persone che si amentavano
della cattiva conduzione del bene comune
ad esprimere pubblicamente il loro disagio.
Perché continuare
a dire che tutto andava bene se in realtà
non funzionava nulla?
Non era possibile dissentire solo scrivendo sui
blog! Mi sono intestata molte battaglie per stimolare
i miei concittadini a riappropriarsi della loro
città, con l’unico risultato di diventare
il bersaglio preferito del livore di tanta gente
nei miei confronti! Presto mi sono trovata tra
due fuochi. Da una parte la difficoltà
a stabilirmi a Noto e lottare perché qualcosa
cambiasse, dall’altra la difficoltà
a trovare un lavoro che non fosse a titolo gratuito
o sottopagato!”. Roberta è una giovane
artista. Ha frequentato l’Accademia d’Arte
drammatica a Roma, ha fatto teatro a Catania e,
dopo una parentesi da conduttrice in una web tv
nella sua amata Noto, se n’è ritornata
al suo lavoro iniziale, facendo la spola fra la
Sicilia e Roma. “I tempi sono duri anche
nel settore artistico per cui ci si deve accontentare,
però sono contenta perché sono apprezzata
nel mio lavoro. Faccio teatro e conduco anche
grandi eventi spettacolari. Devo dire che in questo
settore sono chiamata e ben pagata. Il paradosso
che mi fa più male al cuore? A Noto non
mi cerca nessuno e mi conoscono tutti, in molte
altre città siciliane e non, non mi conosce
nessuno ma sono richiesta per la mia professionalità
e le mie capacità artistiche”. Nella
sua città insomma, “pollice verso”
su tutti i fronti! “Per chi, per cosa, per
quanto tempo, avrei dovuto soffrire? Ho detto
no e ho deciso di scappare via. Verrò solo
in vacanza a fare i bagni. Noto da questo punto
di vista, mi ha deluso tantissimo, ma mi hanno
deluso ancora di più le persone!”
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