Attualità

La fortuna, non capìta,
di avere Noto
Ah,
la fortuna, non capìta, di avere Noto!
In questo afoso scorcio d’ estate le considerazioni
di Gigi Macchi sulla prima pagina de La Sicilia,
riguardo il modo, discutibile, di concepire la
promozione del turismo a Noto, hanno smosso l’aria.
A nessuno piace sentirsi dare dell’incompetente
e soprattutto del limitato, nel senso di incapacità
di percepire le potenzialità
che Noto già possiede e che però
non sa, o probabilmente, per usare un eufemismo,
non vuole sfruttare. Macchi parlava della
possibilità di trasformare Notomusica in
qualcosa di più di un semplice festival
come è adesso. A
ben pensarci: perché no? Non
parliamo d’altro che di eventi in grado
di attirare a Noto nugoli di persone e poi ne
abbiamo uno che da 32 anni attrae un sacco di
appassionati della bella musica ed artisti di
primo piano e noi che facciamo? Per fare dispetto
al maestro Galzio, nostro prestigioso concittadino,
ma si sa, "nemo profeta in patria",
cerchiamo di boicottargli il festival! Ma vacci
a capire, 'sti noticiani! Macchi dall’esterno,
senza fare distinzioni fra amministrazioni di
centro destra o di centrosinistra ce le ha cantate
senza sconti per nessuno. A queto punto della
storia però urgono delle precisazioni.
E' chiaro che Noto deve districarsi fra un coacervo
di problemi da risolvere nel più breve
tempo possibile, se vuole fare il salto di qualità
ed “uscire dalle parole e dai parolai, di
turismo e cultura, che promettono, promettono
ma non sanno combinare un bel niente”. Una
città d’arte non può presentarsi
“stracarica di monnezza” nei giorni
di maggiore flusso turistico, le strade ridotte
a trazzere, B& B con prezzi da capogiro e
standard qualitativi che nessun ente si prende
la briga di controllare. Una città d’arte
non può tollerare che i bar ad una certa
ora facciano sgombrare i loro clienti perché
devono chiudere oppure, spegnere le luci esterne,
lasciando sbigottiti e nel buio pesto i turisti
seduti ai tavoli. Questi sono purtroppo fatti
di ordinaria amministrazione a Noto, dunque è
inutile arricciare il naso oppure prendersela
con chi, come me, queste cose le fa diventare
di dominio pubblico. E allora, come chiede qualcuno,
che la palla passi all’amministrazione perché
se ne faccia carico e dia le risposte di cui la
città necessita. Ma è davvero così
semplice? Giovedi abbiamo assistito ad un altro
consiglio comunale avvelenato da interventi censurabili
di consiglieri comunali in risposta, dicono, al
sindaco che aveva usato toni offensivi nei loro
riguardi. Un’aria irrespirabile che ha costretto
il pubblico in aula ad intervenire schifato ed
il presidente a sospendere las eduta per dieci
minuti. Già, il presidente che però
ha lasciato fare, non si capisce bene per quale
ragione. Che disastro! Uno squallidissimo “dejà
vu” di Accardiana memoria che però
non avremmo voluto rivivere e che non fa presagire
nulla di buono per la città. In un clima
dove non c’è nemmeno bisogno dell’anonimato,
come si faceva fino a poco tempo fa attraverso
un blog locale, per dare del “ladro”
o dello “schiavo” alle persone, dove
le istituzioni sono mortificate ed umiliate, non
si può lavorare serenamente. Forse è
proprio vero allora che avere Noto è una
fortuna non capita!
Noto,
26 agosto 2007