"Sono gli uomini che sbagliano o siamo noi donne nel giusto?". Siusy Blady

 

Attualità

Immigrati, povera gente senza speranza!

Il mare è piatto: quanti ne sbarcheranno oggi? Se lo chiede la capitaneria di porto, pronta ad intercettare i barconi e portarli a riva, con il loro carico di clandestini stanchi e disperati. Il mare calmo incoraggia ad intraprendere la traversata del difficile canale di Sicilia. Quanti saranno? Se lo chiedono guardando preoccupati verso le coste libiche, la prefettura, la protezione civile, le associazioni di volontariato che organizzano i primi soccorsi. Da quando le bande criminali hanno scoperto il nuovo business sulla pelle di tanta povera gente, illusa di raggiungere l’Eldorado captato dai canali satellitari della televisione, l’immigrazione clandestina ha assunto dimensioni preoccupanti. Già! Una vita migliore, lontano dalle guerre, dalla miseria. Un buon lavoro che consenta di mandare del denaro alle famiglie lasciate in patria e la promessa di richiamarle entro pochi mesi in Italia per vivere tutti insieme. E' chiedere troppo? Ma la realtà è tutta un’altra cosa. All’ imbarco la prima delusione. Dopo tanto aspettare, quando finalmente arriva il momento buono per la traversata, ad attendere gli immigrati è un barcone sempre troppo piccolo per accoglierli. Gli scafisti assicurano che tutto filerà liscio se staranno tranquilli. Loro vogliono crederci e si dispongono a fare un viaggio massacrante, con la certezza che lo dimenticheranno non appena toccheranno le coste del paradiso. Invece spessissimo gli immigrati a qualche miglio dalla costa di Portopalo sono indotti, con le buone o a suon di bastonate, a buttarsi a mare, non importa che sappiano nuotare o meno. Quanti di loro sono diventati cibo per pesci! Negli ultimi sbarchi si è appreso di clandestini caricati a bordo e lasciati da soli, in balia delle acque dopo poche miglia dalle coste di partenza, con una bussola e qualche dritta per cercare di governare la barca. Gli scafisti non hanno più voglia di rischiare. E i dollari sborsati per il viaggio? Buttati via insieme ai loro sogni, destinati ad infrangersi non appena messo piede a terra. Dopo le procedure d’identificazione, saranno smistati nei centri di accoglienza per essere rimpatriati. Anche “i più fortunati”, coloro che riescono a raggiungere le coste e dileguarsi devono fare i conti con una realtà diversa da quella vagheggiata. Sradicati dal loro paese, dai loro affetti, senza permesso di soggiorno si trovano con un pugno di mosche in mano: niente casa, niente benessere, niente lavoro. Per loro inizia una stagione di sfruttamento, di notti all’addiaccio, tanta diffidenza e la speranza sempre più remota che qualcosa possa cambiare.

Noto, 11 settembre 2006

 

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