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Attualità

Vendicari, un'oasi da salvaguardare!

Vendicari: una magnifica riserva naturalistica sospesa fra le vestigia del suo passato di cui permangono tracce dei vari insediamenti, e la bellezza di un paesaggio tipicamente mediterraneo. Ne abbiamo parlato con un profondo conoscitore dei luoghi, Pino Iuvara. “Vendicari specialmente d’inverno è uno spettacolo mozzafiato. Quando i pantani sono carichi d’acqua diventa l’albergo naturale di folaghe, fenicotteri rosa, anatre, cormorani. Addentrandoci un po’ ci troviamo di fronte alla casa del salinaro ed alla fabbrica della lavorazione del tonno, un edificio che risale al 920 ed utilizzato fino al 1950. E poi la torre sveva, oggi in corso di restauro, che nacque per difendere la costa dall’attacco dei pirati saraceni. A lato le case dei pescatori fra le quali campeggia quella del rais, parola araba per indicare il capo. Poco lontano l’altra fabbrica del pesce, di età ellenistica dove veniva preparato il garum. Quanta bellezza poco fruita! Oggi sebbene gli edifici siano stati restaurati, non vengono utilizzati col rischio che, lasciati chiusi saranno ben presto alla mercè del degrado. Questo nonostante ci sia bisogno di punti di assistenza dei visitatori e di divulgazione. Nella casa dei pescatori ad esempio potrebbe trovare sede il museo del mare con spazi adibiti alla proiezione ed alla informazione interattiva. Non bisogna dimenticare che Vendicari è divenuta meta di scolaresche. Gli studenti arrivano e se non c’è la guida, come spesso accade, fanno soltanto una passeggiata. Inoltre avvicinandosi al mare, involontariamente calpestano il sito arrecando ulteriori danni. A volte poi qualcuno preleva qualche pietra souvenir da quelle “strane fosse”, inconsapevole del fatto che si tratta di insediamenti ellenistici. Non so se sia possibile che un simile patrimonio sia abbandonato a se stesso. Purtroppo dopo la scoperta nel 90 ed una prima pulitura non è stato fatto nulla ad eccezione di una recinzione riprovevole con pali incassati nel cemento, che il mare ha spostato facendoli cadere quasi dentro le vasche della fabbrica del pesce. Oggi sinceramente al cittadino non interessa di chi sia la responsabilità, se della Soprintendenza o della Forestale, quale ente gestore, però il fatto esiste e bisogna porvi rimedio”.

Noto, 11 settembre 2006

 

 

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