...e
il sindaco Leone tuonò: "Guai a chi
dà da mangiare ai randagi!!"
Prendi
un'ordinanza sindacale sulla prevenzione della Rickettsiosi,
inserisci un articolo col quale si vieta ai cittadini
di dare da mangiare a cani e randagi, pena una multa
da quattrocentomila a un milione di lire per chi
è colto con le mani nel sacco, ed è subito tempesta.
Questo è quanto sta accadendo a Noto dove il sindaco
Raffaele Leone da quando ha reso nota l'ordinanza
si è visto attaccare duramente dalle associazioni
ambientaliste e dai tanti cittadini che da sempre
si curano dei randagi ritenendolo un puro e sempre
gesto d'amore. Ad aprire il fuoco contro "l'affamatore
di animali" è stata la fiduciaria della locale Enpa,
Romina Andolina secondo la quale lasciar morire
di fame cani e gatti randagi, oltre ad essere disumano,
sarebbe una trasgressione al codice penale che vieta
i maltrattamenti agli animali e non combatte la
ritckettsiosi. L'unico "risultato" ottenibile applicando
tale metodo, a suo dire, crudele sarebbe stata la
trasformazione di quelle povere bestie in randagi
malati che avrebbero stazionato ugualmente davanti
ai cassonetti delle immondizie. Probabilmente
nemmeno la giovane avrà pensato che una questione
tutto sommato "paesana" si sarebbe trasformata di
lì a pochi giorni in un caso serio, di tale importanza
da far scendere in campo il presidente nazionale
dell'Enpa Paolo Manzi ed il coordinatore regionale
della Lav e dell'Ear Biagio Battaglia, entrambi
concordi nel chiedere al sindaco della città barocca
di tornare sui suoi passi e ritirare l'ordinanza
pena l'impugnativa dell'ordinanza stessa essendo
in palese violazione della legge nazionale 281/91
a tutela delle colonie feline da estendere anche
ai cani vaganti, Ma fatto vieppiù importante, l'ordinanza
violerebbe anche le norme vigenti nella nuovissima
legge regionale del 3/7/2000 varata dopo le sollecitazioni
degli ambientalisti nei riguardi della Regione che
non riusciva a mettersi al passo con le regioni
progredite d'Italia. Il sindaco dunque, stando alle
affermazioni di Battaglia, sarebbe incappato nello
stesso errore del collega di Galliate che si vide
annullare un'identica ordinanza. Ma poi -chiede
in sostanza il coordinatore della Lav ai cittadini
di Noto- siete davvero convinti che affamare degli
animali che vagano disperatamente per la città o
le campagne sia il modo migliore per affrontare
il randagismo o piuttosto non pensate che ciò possa
spingerli a riversare la loro frustrazione a causa
della mancanza di nutrimento proprio contro quei
cittadini che si pretenderebbe di salvaguardare?
Risposta retorica. Piuttosto bisognerebbe attivare
una campagna di sensibilizzazione nelle scuole contro
l'abbandono di animali e recepire la legge regionale
n.15 del 3/7/2000 sul randagismo. E l'amministrazione
revocherà la discussa ordinanza? " Non ne vedo il
motivo- dichiara il sindaco Leone- Sulla scorta
delle indicazioni fornite dalle stesse associazioni
animaliste abbiamo fatto un'ulteriore verifica per
vedere se ci siano i termini di illegittimità dell'ordinanza
e non ne abbiamo riscontrati. Un randagio è allo
stato brado e non si ravvisa nessuna forma di maltrattamento
nel non dargli da mangiare. L'alimentazione invece
aumenta il fenomeno nel luogo in cui viene depositato
il cibo. Piuttosto l' idea dell'amministrazione
è quella di attrezzare un rifugio dove curare e
accogliere i cani, sterilizzarne le femmine e darli
in adozione. Nel caso in cui ciò non sia possibile
allora bisognerà reinserirli, nel territorio di
provenienza."
Luglio
2001
NB:
Il primo atto della nuova amministrazione su mia
sollecitazione è stoto la revoca della famigerata
ordinanza. Luglio 2002