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IN
VETRINA
di Biagio
Iacono
"IO
ERO CONTENTA"
OPERA PRIMA DI
CETTY AMENTA
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Ci
sono libri che, una volta sfogliati o letti, quasi
quasi “si rifiutano” di venire ammassati
con gli altri o posti nel dimenticatoio d’una
anonima libreria.
E’
il caso di “Io ero contenta” dell’amica
prof. Cetty Amenta, giornalista del quotidiano ”La
Sicilia”, non tanto per uno “scambio”
di cortesie fra colleghi del tipo “io scrivo
per te perché…tu lo farai per me“,
quanto per il groviglio appassionante di sentimenti
che regge tutta l’opera narrativa. Infatti,
nel susseguirsi d’una serie ricchissima di
flash-back che solo le pagine del “diario
d’una vita” - davvero vissuta o del
tutto interiore ma vivissima – avrebbero potuto
restituire, Cetty Amenta ci narra la storia sua
e della sua famiglia così come a Noto, nell’arco
di mezzo secolo dal dopoguerra ad oggi, ancora molti
di noi ricordiamo la nostra storia familiare e socio-personale.
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"Io
ero contenta" – recita la quarta di copertina
- è un libro dei sentimenti nel quale la protagonista,
Emma, si racconta tratteggiando a volo d'uccello la
sua vita, il suo essere donna, le contraddizioni interne
e i laceranti sensi di colpa dovuti al peggiore peccato
che la società non è mai riuscita a
perdonare a una donna: il Peccato di fare.
La storia si dispiega nell'arco di cinquant'anni.
A fare da sfondo, la vita di un paese narrata attraverso
i suoi personaggi, le battaglie politiche, sanguigne
e senza esclusione di colpi tra liberali, socialdemocratici
e comunisti, i piccoli fatti di vita quotidiana e
gli eventi storici "i cui effetti arrivavano
sempre a scoppio ritardato".
Grazie ad Emma il lettore potrà penetrare in
un modo di sentire tutto siciliano, spesso rimasto
pressoché immutato nonostante lo scorrere dei
decenni.>> |
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Nella cronaca dell’avvenuta presentazione a
Noto il 30 aprile scorso, Carmela Modica ( nella foto
a destra) ha ben definito “Io ero contenta”
come un’opera <<… che si snoda nell’arco
di dieci lustri di storia netina, tra passione politica,
affetti e battaglie civili nelle luci del barocco
del Vallo piu’ famoso d’Unesco …
dove Emma, la protagonista, prende il lettore per
mano portandolo con leggera pesantezza nel mondo tutto
siciliano di difficili cambiamenti |
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| nonostante
lo scorrere inesorabile del tempo. |
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…
Il ricordo di Angelo Amenta, insegnante e protagonista
della politica netina, padre di Cetty e socialista
di grande umanità, progettualità e
lungimiranza, ha campeggiato durante la presentazione
del libro: ricordi che hanno affascinato la platea
numerosa dentro un amarcord di grande attualità.>>
Angelo
Amenta, appunto, è il vero “protagonista”
di questo “zibaldone notigiano”, il
“primo motore immobile” dei sentimenti
d’una figlia che cerca ancora il padre nella
leopardiana coscienza d’un suo impossibile
ritorno alla luce della ragione ma vivissimo in
quella del cuore nei suoi |
| giovanili
ricordi.
Questi, analizzati e dispiegati al lettore con l’essenziale
stile di chi tutti i giorni combatte con lo spazio
grafico d’un giornale, restano lucidamente
impressi nella nostra mente grazie alla malcelata
ma positiva nonchalance d’una narrazione solo
apparentemente senza pretese letterarie, perché
quei ricordi restano, invece, scolpiti nell’immaginario
d’un mondo scomparso a cui l’Autrice,
con consapevole voluptas dolendi torna, delineandone
ogni particolare con dovizia di luci ed ombre che
rivivono proprio oggi, quando - in chi scrive, almeno
- sembravano ormai definitivamente scomparse.
<< I ricordi si accalcano nella mia mente
– scrive Cetty a pag. 19 – smaniosi
di uscire dal cono d’ombra in cui per lunghissimi
anni li ho relegati
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Immagini
d'epoca di Cetty ed Angelo Amenta
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.
Come un fiume in piena s’incrociano, dettano
i tempi, le precedenze, segnando un percorso che io
posso soltanto assecondare, mentre il passato scorre
lentamente davanti ai miei occhi.>>
Infatti, i numerosi capitoletti, spesso di poche pagine,
si aprono alla memoria di quel tempo costituendo granelli
preziosi d’un rosario intensamente vissuto,
giorno dopo giorno, solo rileggendone i titoli: “Sogno”,
“I giorni di Carnevale”, ”Giogiò”,
“Peppinu u cuocu”, ”I mascherati”,
”Emma, annachiti” e via dicendo, sino
ad “Arriva la Televisione”, “A calata
ra ciazza”, ”La fuitina”, ”I
ragazzi di San Pietro” per concludersi con la
pagina de “U caffè”. |
Protagonista diventa così tutta la città
di Noto, nel suo multicolore palcoscenico di vita
quotidiana e socio-politica, che da Angelo Amenta
raggiunge pure “Il Sindaco Transenna”
nel rimpianto dell’avv. Corrado Passarello che
era stato docente di Cetty al Liceo Classico “A.
Di Rudinì” a lei tanto caro: <<
…Allora non avevo la più pallida idea
– scrive a pag. 133 - che quel professore di
Storia e Filosofia, tanto amato e detestato per avere
scelto di stare dalla parte sbagliata, almeno dal
nostro punto di vista (si era candidato nel MSI ndr),
avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella storia
della nostra città segnandone il corso, anche
dopo la prematura scomparsa. Sindaco transenna sarebbe
stato nominato trent’anni dopo dalla stampa
nazionale ed estera quando provocatoriamente transennò
tutto il fatiscente centro storico, facendo accendere
su Noto i riflettori del mondo culturale, politico,
artistico internazionale. Grazie a lui la macchina
pur lenta e farraginosa della ricostruzione si mise
in moto. Il crollo della cattedrale, come manna piovuta
dal cielo molti anni dopo avrebbe fatto il resto,
ma il “La” lo diede lui, il mio professore
di Filosofia Corrado Passarello che, da grande comunicatore,
riuscì a coinvolgere la città, i professionisti,la
gente comune. Sinceramente non so se le sue battaglie
fossero solo dettate dall’amore per la città
come ripeteva, però i risultati sono stati
positivi. Per questo dovremmo essergli grati. Invece
fino ad oggi nessuna Amministrazione comunale ha sentito
il dovere di dedicargli quantomeno una strada in segno
di riconoscenza.>>
Stesso affetto per il suo Prof. di Lettere che –
mentre lui spiegava Petrarca – non si accorgeva
che Cetty leggeva dalla prima all’ultima parola
“Love Story” e tutto d’un fiato,
impiegando lo stesso tempo occorsogli per la vita
e tutte le opere maggiori del poeta: << …
Mentre leggevo, piangevo. Quando l’eroina morì,
mi scappò perfino un singhiozzo ma il professore,
preso dalla sua lezione per fortuna, non ci fece caso.>>
Senza dire delle continue ed opportune mature riflessioni
sulla vita, vista e intessuta “… come
un grande sacco di juta, pieno zeppo di oggetti. Alcuni
assolutamente inutili … ” altri “…
racimolati nelle varie ricorrenze” - come scrive
a pag.135. Infine, <<… in mezzo a tante
cianfrusaglie minute, ingombranti, colorate, grigie
o nere come la pece ci sono i beni preziosi che ti
emozionano e accarezzi con lo sguardo ogni qualvolta
gli occhi si posano su di essi. … Questa è
la vita: un cumulo di eventi importanti e banali che
ispirano sentimenti contrastanti d’amore, indifferenza,
affetto, ostilità a volte anche odio.>>
Il libro è tutto un’onda dei ricordi
che travolge la Nostra, alla quale, nel cuore di quei
“tasselli preziosi” del suo “puzzle
personale”, guardando il soffitto – lei
dice, ma sarebbe più esatto dire “mirando”
-un lampadario richiama alla mente del suo “Infinito”
leopardiano proprio il profilo del padre Angelo, ingenuamente
così persuasa: <<… So già
che se lo fisserò intensamente avverrà
il miracolo. Il contorno della sezione superiore pian
piano si sfumerà lasciando il posto alla sua
fronte alta, al naso affilato, alla bocca. Lui mi
guarderà sorridendo ed io, dapprima intimorita
e poi rasserenata, godrò della sua presenza
accanto a me per pochi secondi prima che svanisca
nuovamente dietro i contorni del lampadario.>>
Impossibile, in questa sede, proseguire con tutte
le altre citazioni testuali, da chi scrive segnate
per segnalarle ai Lettori, scorrendo le molteplici
pagine in cui le riflessioni dell’Autrice non
sono per nulla diverse da quelle derivate dalle nostre
personali vicende esistenziali.
Né ci soffermeremo sulla meritoria analisi
testuale del volumetto - sia per la chiave di lettura
della voce narrante, sia per la corale partecipazione
di tutta una città, Noto, ai ricordi e sentimenti
magistralmente espressi da Cetty Amenta, la cui opera
merita tutto il nostro più sincero rispetto
per l’uso sapiente e frequentissimo di quel
dialetto notigiano di cui già con Gaetano Passarello
lamentavamo la lenta scomparsa nel 1972 nei versi
de “La Carcarazzata” e che ora rivive
intrecciato alla lingua in quasi tutte le pagine di
“Io ero contenta”.
Per cui, se – come dicevamo nell’incipit
di queste brevi note – ci sono libri che, una
volta sfogliati o letti, “si rifiutano”
quasi di venire ammassati con gli altri o posti nel
dimenticatoio d’una anonima libreria, questo
di Cetty Amenta viene ad occupare di prepotenza, per
il prestigio del tema e per la grandezza narrativa,
certamente un posto di primo piano fra quelli di almeno
quest’ultimo mezzo secolo pubblicati in Noto.
Penso, dopo i libri di Corrado Gallo, a quelli di
Corrado Curcio, Gaetano Passarello, Gaetano Gangi,
Corrado Sofia, Corrado Rizza, Gioacchino Santocono
Russo, Bruno Ragonese ed a quelli di tanti altri come
Armando Faraone, Umberto Emanuele Muscova, l’amatissimo
mio Enzo Papa, Enzo Accarpio, Giuseppe Iuvara, Corrado
Marescalco e via dicendo, ma soprattutto all’indimenticabile
“benefattore culturale” di Corrado Coppa:
basti tornare solo alle sue “Cosette di Storia
Netina” non dico ai libri sul Cassone, delle
quali “Cosette”- che tali non sono, in
verità - il volumetto “Io ero felice”
diventa un necessario complemento se vogliamo davvero,
dalle pascoliane “piccole cose” in esso
egregiamente illustrate e descritte, saper trarre
il senso ed il valore di “quelle più
grandi” a cui tutti umanamente ed universalmente
tendiamo.
Ma l’analisi nostra – me ne accorgo scrivendo
di questo grazioso e corposo volumetto - è
del tutto insufficiente a descriverne proprio quei
valori se, anche più volte, chi vive ed ama
Noto non torna ad esso per riflettere sul tramonto
d’un’epoca, di cui viene distintamente
delineata e contrassegnata la fine nel passaggio dal
mitico boom degli anni Sessanta del secolo scorso
all’odierno Globalismo del cosiddetto Mercato,
da cui non sappiamo come e quando usciremo.
Grazie, Cetty, perché – come fu detto
per Mariannina Coffa dal De Sanctis – con questa
tua preziosa opera prima, rievocando nostalgicamente
quel tuo e “nostro” lontano mondo interiore,
anche tu hai onorato Te stessa sì ma, soprattutto,
la nostra piccola-odiata-amata Città di Noto,
nella cui letteratura, quindi, il tuo “Io ero
felice” andrà ad occupare lo spazio che
meritatamente occupa al fianco degli altri libri delle
nostre più o meno affollate “cosette”
notigiane.
Ed anche per Te, dantescamente, “ciò
non fia d’onor poco argomento”: ad…Majora!
Noto 03 Luglio 2011
Biagio
Iacono
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Un
commento di Mariella Mirenda |
Complimenti
a mia cugina che ha saputo tradurre in parole il percorso
della sua vita e tutte le gradazioni di percezione
della gioia e del dolore da lei intensamente vissute.
Attraverso questo racconto di famiglia e di personaggi
cresciuti con lei, raccontati con lieve e sorridente
ironia, emerge un caleidoscopico mondo fatto di parenti
e amici che come flash back riaffiorano nel racconto
suscitando il sorriso e la riflessione. Molti di loro
non ci sono più, ma attraverso le sue parole
rimane per ognuno l’essenza e la tipicità
del loro essere stati più o meno importanti |
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nella sua vita.
Ho rivissuto leggendo momenti dimenticati, ho ritrovato
persone il cui ricordo era ormai lontano e sbiadito
nel tempo. Ho rivisto lo “Zio Angelo”
com’era e come allora non capivo che fosse,
i suoi silenzi, gli occhi irridenti e sornioni,
il faro nella vita della famiglia che si è
spento troppo presto e che tutt’oggi vive
sempre nel cuore di chi lo ha realmente amato.
La zia Anna, sua moglie, temeraria e intrepida,
vulcanica tanto diversa da lui quanto profondamente
amata e ammirata, è stata ed è sempre
per noi tutti la donna che con la sua caparbietà
e sfida ha affrontato gli eventi difficili della
sua vita con la forza che solo le donne coraggiose,
risolute e guerriere riescono ad avere!!!
La nonna, mi è improvvisamente tornata alla
memoria,dolce, schiva e silenziosa, curva per i
colpi impietosi della vita, attenta nel non cedere
ai sentimenti a non lasciarsi mai andare ad effusioni
ma che poi improvvisamente, senza parole, riusciva
a colmarci di attenzioni .
Le zie, figure di donne diversissime l’una
dall’altra, sempre sorridenti, affettuose,
intense nei sentimenti e generose nel donarli. In
continua competizione, mai esaurita negli anni,
con l’amatissima cognata, come parte imprescindibile
dell’amore per il fratello.
Le mie fantastiche,originali coinvolgenti cugine,
mai perse nel corso degli anni. E nonostante inevitabilmente
fossero privilegiate nel monopolizzare tutto l’affetto
e l'attenzione delle zie, fra noi c’è
stato tanto inesauribile affetto, cementato dal
tempo.
(Siamo cresciute forse nella maniera migliore per
le dinamiche comuni delle famiglie!!!) e tutta l’atmosfera
dell’infanzia, l’atmosfera della casa
della nonna, misteriosa e conosciuta..,ritrovo della
famiglia, i Natali, le feste, le estati, gli arrivi,
le partenze..i momenti di gioia e quelli difficili,
…quando ci si rincontrava tutti …e il
sapore del passato, delle cose andate, perdute,
ritrovate e riassaporate, oggi, quando nella maturità
pian piano tutto ritorna ma con colori e significati
che allora non ci era dato percepire.
Sensazioni e i ricordi che senza questo libro non
avrei mai saputo rivivere e riesplorare e forse
anche rielaborare alla luce di ciò che di
essi si è perso e di ciò che è
rimasto.
Palermo
11 luglio 2011
Mariella
Mirenda |
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