" Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza". Dante Alighieri

 

Le vicissitudini della nostra cattedrale

raccontate dai protagonisti

La storia inizia il 13 marzo del 1996. Intorno alle 22 un rumore sordo seguito da un boato annuncia il crollo della cattedrale. Don Salvatore Bellomia, non dimenticherà mai quella notte che gli ha segnato la vita, costringendolo, come imputato per crollo colposo, a lunghe udienze in tribunale, prima dell’assoluzione con formula piena. Quella sera era andato fuori città per partecipare ad un incontro di pastorale familiare. Rientrato, la doccia fredda. Come era potuto accadere? Alla domanda rispose con forza la stessa notte dai microfoni del Tg 5. “Dissi che tutto era accaduto per colpa della mala politica e la lentezza della burocrazia. Erano passati cinque anni dal terremoto e l’amministrazione regionale non riusciva a sbloccare la vicenda dell’assegnazione del progetto”.

Data la dimensione della catastrofe, la macchina della ricostruzione si mette subito in moto. Il governo nazionale decide un primo stanziamento di venti miliardi attinti dai fondi della ricostruzione post terremoto per avviare i lavori di ricostruzione, in attesa della progettazione. A questi se ne sommeranno altri venti. Il 22/3/ arriva il decreto ministeriale ma la farraginosità delle procedure rallenta la disponibilità del finanziamento. L’allora sindaco Leone chiede al ministro ai beni culturali Veltroni di individuare un'authority per Noto ed al presidente della regione Provenzano di assegnare l'incarico di progettazione. Sarà il prefetto di Siracusa Elio Priore il commissario per la ricostruzione. Nel gennaio 97 viene indetta la gara per la rimozione delle macerie della cattedrale. Un'operazione che si concluderà alla fine di ottobre. “La rimozione -racconta don Bellomia- ha richiesto molto tempo anche perché le indagini giudiziarie volte a capire le cause del crollo ed individuare eventuali responsabilità, di fatto rallentavano i lavori. In ogni caso, la lentezza dello sgombero si può spiegare perché il pm voleva capire bene la dinamica del crollo. Quello che invece non abbiamo capito è stato l’accanimento contro me, il vescovo Nicolosi, il responsabile dell’ufficio tecnico per tentare di addossarci la croce del crollo”. In quegli anni circolava la voce che la Curia per favorire i progettisti di suo gradimento avesse creato impedimenti alla regione che non aveva potuto assegnare il progetto di consolidamento della cattedrale, determinandone il crollo.“ Il nostro cruccio è stato dovere subire tale infamia, smentita in tribunale dall’allora assessore regionale. Agli atti c’è la dichiarazione in cui afferma di non avere avuto alcuna pressione in tal senso da parte del vescovo, ma di avere insistito affinché la nomina venisse fatta su indicazione dell’ente proprietario per evitare problemi avuti in precedenza”.

ing. Roberto De Benedictis

La regione conferisce l'incarico di progettazione ai professionisti De Benedictis, Giuffrè e Tringali. Il progetto esecutivo sarà approvato in conferenza dei servizi il 13 gennaio del 99. Segue la gara d'appalto e a giugno l’aggiudicazione all’impresa Donati Carchella sac di Roma costituitasi dopo in società La Cattedrale scarl. I lavori potranno essere consegnati solo in ottobre quando il Consiglio di Stato revoca la sospensione accordata dal Tar Lazio alla ricorrente "Sire Spa" per irregolarità nella gara d'appalto. “Conclusasi la rimozione delle macerie, cominciarono i lavori, molto a rilento, per la verità. Poi si è imboccata la strada giusta fino ad oggi in cui possiamo dire di essere in dirittura d’arrivo. Ringrazio il professore Barberi e l’onorevole Bono senza i quali temo che saremmo ancora in alto mare. A questo punto se dovremo aspettare qualche altro mese per entrare in cattedrale, pazienza. L’importante è che i lavori siano fatti bene”. Della stessa opinione il sindaco Corrado Valvo. “ Si è ipotizzata la data di pasqua. Nulla toglie che ci possa essere un incontro in situ da parte di Bertolaso perché si valutino i tempi reali del completamento dei lavori. Sarebbe bello riaprire la chiesa il 13 marzo, lo stesso giorno del suo crollo. Ritorneremmo sulla ribalta internazionale con la dimostrazione che si può rinascere”.

Il vescovo Malandrino alla notizia del crollo della cattedrale fu tra i primi ad accorrere. “ Rimasi angosciato davanti a quello spettacolo terrificante. Vedevo la sofferenza di monsignor Nicolosi e lo compativo ma ancor di più commiseravo il suo successore per la fatica ingente che lo aspettava. Allora non pensavo neppure lontanamente che sarei stato io. Ricordo di aver detto a Nicolosi che né lui né io avremmo avuto la fortuna di rientrare in cattedrale. Non mi facevo illusioni soprattutto conoscendo la storia di altre chiese per la cui costruzione c’erano voluti decenni se non addirittura secoli”. La rassegnazione iniziale ha ceduto il passo al suo spirito combattivo. Ancora le autorità ricordano il suo intervento in cui ebbe a dire di non essere contento di benedire solo prime pietre o l’inizio dei lavori ma di volere anche inaugurare le opere compiute. In quella occasione evidenziò i tre motivi salienti per i quali la cattedrale doveva essere ultimata in tempi brevi: la sua dimensione di fede, la sua valenza culturale ed architettonica, essendo il segno del barocco netino ed un sano meridionalismo. “Non è detto che in Sicilia dobbiamo rassegnarci alla distruzione ed al fatto che le opere non si finiscano. La ricostruzione è la prova del nostro risveglio”. Monsignor Malandrino in questi anni ha giocato un ruolo di primo piano. Nonostante il suo carattere vivacissimo, è stato un buon paciere tra le varie componenti. Nello stesso tempo è riuscito a tenere sempre desta l’attenzione delle autorità affinchè non scendesse mai il livello di interesse nei riguardi della cattedrale. Parlando dei lavori: “ non si sono fermati. Al più talvolta si sono rallentati però bisogna calcolare che sono passati dieci anni dal crollo e sei anni appena da quando sono iniziati. Non sono nulla per una cattedrale ricostruita nella forma originaria. Abbiamo incontrato alcune difficoltà che stiamo cercando di superare discutendo. Ad esempio a me sembra normale che si discuta sulla pavimentazione. Lo si fa per i pavimenti delle nostre piccole case, figurarsi per la cattedrale”.

Che tipo di chiesa restituire a Noto ed al mondo? I progettisti hanno deciso di non costruire né un’opera nuova, né restaurarne una vecchia ma ridefinirla rispettando gli stilemi del 700. Questa è stata, a dire dell’architetto Tringali e dell’ingegnere De Benedictis, la filosofia applicata al progetto strutturale ed alle finiture per cercare di realizzare la chiesa così come doveva essere nel 700. La cattedrale, abbandonati i colori che l’avevano caratterizzata prima del crollo, si presenterà in bianco e nero, sebbene ci sia un progetto di finiture, di affreschi, di sculture. In tal modo sarà più consona alla sua imponenza. Anche la scelta della pietra di Modica per la pavimentazione, secondo i progettisti, sarebbe coerente con questo pensiero ma la levata di scudi del parroco della cattedrale e di buona parte dell’opinione pubblica sicuramente avrà un peso nella decisione definitiva. Intanto i lavori procedono: le cappelle del Santissimo Sacramento, di San Corrado e della Madonna del bambino sono quasi ultimate, i banchi progettati, le vetrate e le opere lignee appaltate e la lanterna della cupola quasi completata. Man mano che si tolgono le transenne la cattedrale mostra il suo volto. Dopo lo stupore iniziale, nascono perplessità per qualche scelta un po’ ardita. Ad esempio il colore nero dei tiranti metallici, al posto del tono su tono adottato in altri monumenti. Voglia dei progettisti di firmare l’opera? Loro assicurano che è stata piuttosto “la scelta di denunciare un intervento realizzato in un’epoca in cui questi vanno evidenziati”. Quanto al restauro della facciata della cattedrale, forse con un eccesso di make up: “è stato utilizzato un sistema di pulitura a secco per evitare che l’acqua, nemica principale del calcare, faccia affiorare i sali”. Intanto però c’è delusione per il fatto che la data del 15 dicembre fissata per l’apertura nell’ordinanza della protezione civile, slitterà quasi sicuramente ad aprile. “ C’è un programma in atto, sottoscritto dall’impresa, dove si individuano delle attività minime per la riapertura che stiamo cercando di fare rispettare. L’apertura a dicembre dunque non è impossibile a meno di gravi imprevisti. Il tema è se sia opportuno aprire la cattedrale dopo dieci anni, priva di elementi di finitura che sono sostanziali e tornarci a lavorare subito dopo, oppure ritardare qualche mese ma ultimarla”. L’onorevole Bono però non è convinto.

A suo parere non è stato chiarito il motivo del mancato rispetto della data del 15 dicembre. Ricorda che nell’ultimo incontro organizzato il 15 marzo con il direttore Bertolaso, i tecnici e l’ impresa, si era stabilito di dividere la fase della realizzazione dei lavori strutturali rispetto ai completamenti pittorici e di definizione delle attività di restauro del tempio. Ciò ne avrebbe consentito la riapertura a Natale. Si chiede dunque perché, rispetto a quella previsione scientificamente definita con tutti i soggetti, la data non si stia mantenendo, imputando il ritardo alle mancate verifiche periodiche di controllo e monitoraggio dell’andamento dei lavori che consentono di individuare subito la disfunzione e rimuoverla. “Altrimenti si accumulano ritardi che, non dimentichiamo, hanno caratterizzato i primi due anni di costruzione

25 settembre 2006

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