I
cili: segni della grande devozione a S. Corrado

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Michele Castobello
Una
grande devozione è quella che lega i notinesi a Corrado
Gonfalonieri. A lui si può ascrivere la grande capacità,
dopo oltre sette secoli, di tenerli tutti uniti nel
suo nome, indipendentemente dal luogo fisico in cui
vivono. Eppure, fino a dieci anni addietro questo santo
tanto amato nella Diocesi al punto da erigerlo a suo
patrono, non era molto conosciuto dalle sue parti. Ciò
addolorava i fedeli che avrebbero fatto di tutto per
favorirne anche lì la devozione. Poi nell'88 si presentava
l'occasione. Francesco Balsamo, autore di molte pubblicazioni
su San Corrado, accompagnato da un responsabile dell'archivio
vescovile, con una lettera di presentazione dell'allora
vescovo Nicolosi si recava a Piacenza per vedere se
fosse possibile rinsaldare nuovamente i rapporti fra
le due città. Monsignor Ponzini, direttore dei beni
culturali della Diocesi si rivelò subito il collegamento
più prezioso. Quando poi il primo luglio del 90 un foltissimo
numero di fedeli sparsi nel nord Italia, venuti a conoscenza
della celebrazione pontificale in onore di San Corrado,
giunsero a Piacenza per parteciparvi, il prelato ne
rimase così contento da dare la spinta decisiva alla
costituzione del "Consolato netino" che avrebbe raccolto
i fedeli del santo.
foto:
Roberto Nastasi
Questa,
a grandi linee, la storia a cui si innestano tradizioni
e leggende, come di solito avviene quando si tratta
di fatti o personaggi che colpiscono l'immaginario
collettivo…a cominciare dalla divisa dei portatori
di cili (porta ceri votivi in latta colorata con
supporto in legno lungo 1 metro e 90). Fino a 10
anni fa non c'era una vera divisa. I portatori di
sili portavano tutti per tradizione antica una rosa
di nastri colorati che, secondo quanto sostenuto
da Sebastiano Floridia, portatore da generazioni,
indicherebbero la felicità del paese, ed una fascia.
Per il resto ognuno si vestiva alla meglio in quanto
"i nostri antenati erano poveri e non erano i proprietari
dei cili che portavano in processione". Soltanto
dopo sono stati adottati il giubbotto e il fazzoletto
di colore verde, quest'ultimo legato in testa e
non sul collo. Ma perchè proprio il verde? Perché
pare che San Corrado, inseguito da alcuni pastori
e costretto a buttarsi in mare, per salvarsi vi
gettò il mantello, verde con sfumature rosse, camminandoci
sopra. "Ma quando mai- sbotta Balsamo- Questa storia
non sta né in cielo né in terra. Il verde è il colore
dello stendardo della confraternita di San Corrado".
La devozione al santo assume connotazioni quantomeno
pittoresche quando si ipotizza la possibilità che
l'urna possa andare in visita altri paesi della
diocesi, e soprattutto ad Avola. San Corrado avrebbe
dato più volte- secondo i portatori di cili e non
soltanto dei portatori- nel corso dei secoli dimostrazione
di non volerci andare. A nulla vale replicare che
il santo è patrono dell'intera diocesi. "Non ha
importanza. San Corrado è dei notinesi. Chi viene
a trovarlo a Noto è sempre il benvenuto ma da qui
San Corrado non si muove". Questo è indice di arretratezza
mentale- sostiene Francesco Balsamo- Io considero
un gravissimo episodio quello che accadde nel 1951,
quando l'urna fu riportata in chiesa. Questa è una
pagina fra le più vergognose della storia cittadina
e spero che un giorno si possa rimediare. San Corrado
è patrono della diocesi e trovo bello che possa
girare nei paesi dove c'è un culto significativo".
Agosto
2003