"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza". Dante Alighieri

 

 

Il ciliegino di Pachino: miracolo della nostra terra!

Il ciliegino di Pachino

Il "Pachino", un grande dono della natura- Fra Pachino e Portopalo di Capo Passero esiste un lembo di terra dove si produce un ortaggio molto apprezzato: il pomodoro ciliegino oramai noto in Italia ed all'estero come "Pachino".

Col gustoso frutto, ha in comune la forma, la pezzatura, il colore. E poi quel sapore zuccherino…La gente ne va matta. Come per le ciliegie, una volta gustatone uno ne prendi subito un altro e un altro ancora, senza manco accorgertene finché la ciotola si svuota. La varietà più pregiata è la "Naomi", mi spiegano, in onore della famosa modella Naomi Campbel alla cui nera bellezza i produttori accostano quella vellutata ed impareggiabile del ciliegino. Oggi, il " Pachino" è presente sul mercato tutto l'anno. La pianta ha una vita di 150, 180 giorni. Dopo la raccolta del prodotto, viene estirpata e si procede alla posa in terra di altre piantine nuove. Il ciliegino, pur essendo un prodotto di qualità, subisce l'altalena del prezzo. Ciò secondo i coltivatori e gli operatori del settore dipende soprattutto dalla concorrenza di altri pomodori coltivati in territori vicini. "Molte zone spacciano per ciliegino di Pachino il loro prodotto di qualità quantomeno inferiore, vendendolo a buon mercato e rovinando così la piazza. Non c'è però una zona con le caratteristiche della nostra anche se dista pochi chilometri da qui- Sostiene il dottor Salvatore Chiaramida responsabile amministrativo della cooperativa Faro- Ogni terreno ha la sua storia. I venti di Pachino, l'acqua salsa con cui il nostro pomodoro viene annaffiato, la tipologia della zona lo rendono ineguagliabile. Per questo dobbiamo tutelarlo ed impegnarci con tutte le nostre forze al fine di ottenere il riconoscimento dell'indicazione di origine geografica protetta o Igp". I consumatori richiedono un prodotto sano e garantito al momento dell'acquisto… "Certamente. E' sul prodotto ecocompatibile che si gioca la nuova battaglia dell'agricoltura del terzo millennio".

Un prodotto coltivato in serra può essere ecocompatibile?

Parrebbe proprio di si. Agronomi qualificati ritengono che essa rappresenti il mezzo più sicuro ed idoneo a mantenere determinate caratteristiche. Nelle serre si è riusciti a creare ambienti isolati grazie all'utilizzo di speciali reti anti insetti o anti afidi. In tal modo è possibile combattere il pericolo di infestazioni. Quanto ai prodotti usati dagli agricoltori, la ricerca ha fatto passi da gigante e le molecole fotodegradabili capaci di metabolizzarsi e scomparire dalla pianta nell'arco di 24 ore senza lasciare residui ne sono una prova tangibile. Chi conduce lotta integrata e utilizza i prodotti seguendo i consigli dei tecnici, otterrà pomodorini a residuo zero, parola di esperti. Anche l'impollinazione con i bombi, laboriosi insetti più grandi delle api, viaggia in questa direzione. Il bombo è già garanzia di genuinità in quanto il suo uso è incompatibile con quello di fitofarmaci che ovviamente ne determinerebbero la morte. " Si potrebbe adottare l'ormonatura che consiste nel

bagnare ogni fiore con uno speciale ormone- spiega Salvatore Cammisuli, un giovane agricoltore che da anni lavora insieme al padre nelle serre di sua proprietà- però coi bombi il prodotto finale è tutta un'altra cosa. Il suo sapore… uhm!!!! C'è ciliegino e ciliegino. Quello impollinato col bombi ha un colore più vivo, è più pieno, ha un grado zuccherino più elevato". Gli insetti vengono introdotti in serra, in una cassetta. Aperto lo sportellino esce il primo che comincia a perlustrare la zona facendo cerchi concentrici sempre più larghi fino a percorrerla perimetralmente poi, pian piano, escono gli altri e inizia l'impollinazione. ….E nel 1989 il "Naomi" approda a Pachino "Le prime prove sperimentali di questa varietà sono state condotte nel 1989 dai tecnici della nostra cooperativa-afferma il direttore della cooperativa "Aurora" Salvatore Dell'Arte- Il professore Giovanni Mauro Micale dell'università di Catania mi consigliò di andare a Donnalucata dove una società sementiera stava conducendo prove su nuove tipologie di pomodori. E' stato un amore a prima vista. Ho capito che questi grappolini a spina di pesce, succosi, rossi avrebbero invogliato il consumatore ad acquistare. All'inizio, a differenza dei consumatori rimasti subito conquistati dalla novità, i produttori locali non lo hanno accettato. Le modalità e i tempi di raccolta richiedevano maggiori costi ed una tecnica molto più complessa. Accortisi però che anche il profitto era maggiore rispetto ad altre colture, gli atteggiamenti sono cambiati. Dal 90 in poi è stato un crescendo". E il mercato? "E' in crescita grazie alla voglia dei produttori, riuniti in cooperative, di attrezzarsi per essere sempre più competitivi e rispondere alle esigenze della grande distribuzione". La tecnologia ha consentito di abbassare i costi di gestione e migliorare la conservazione del prodotto. Ci sono macchine a tecnologia avanzata che permettono di selezionare sia la pezzatura del pomodoro che il colore, rosso, rosato o verde per soddisfare le esigenze degli acquirenti. Ovviamente c'è chi predilige un prodotto più maturo c'è chi invece sceglie l'insalataro, verde all'esterno ma rosso all'interno, fermo restando le caratteristiche organolettiche. Un ruolo decisivo acquista anche la commercializzazione che avviene mediante cartoni d'imballaggio dove sono indicate le caratteristiche del pomodoro: l'origine, la varietà, il calibro. La cassetta diventa così un veicolo pubblicitario e di informazione a tutela del consumatore.

Proprietà organolettiche del Pachino: la natura gli ha conferito l'esclusiva. Il "Pachino": se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Stando agli studi di laboratorio, in esso le sostanze zuccherine, le vitamine e la quantità di licotene, che gli conferisce il colore rosso, sono in dosi superiori rispetto ai pomodori prodotti in zone diverse dal pachinese. Ma un ruolo decisivo nel sapore lo giocano le acque rese salmastre dall'influenza del mare nelle falde acquifere.La percentuale di cloruro di sodio contenuta nell'acqua avvantaggia la qualità del pomodoro. Il sale infatti trasformandosi, fa aumentare gli zuccheri diminuendo nel contempo la quantità di acqua. Dalle valutazioni sull'unicità del pomodoro di Pachino è nata l'azione avanzata nei confronti del Ministero delle Politiche agricole e della comunità europea per il riconoscimento dell' indicazione geografica protetta per tutti i tipi di pomodoro coltivati a Pachino. La battaglia per l'Igp è iniziata tre anni addietro quando la vicina Ispica decise di produrre ciliegino. "Il nostro non è un discorso qualitativo- chirisce Dell'Arte- Il "Pachino" ha già avuto il riconoscimento del ministero ed è in attesa del nullaosta dell'Unione europea. Noi chiediamo soltanto che al consumatore sia data la giusta informazione. Ispica, forte del fatto che qualche azienda di una certa dimensione produce ciliegino vorrebbe far rientrare il suo territorio nel circuito di Pachino. Noi- conclude- certamente non arretreremo di un millimetro. Aspettiamo con molta fiducia e serenità che l'Unione europea si esprima. Viene comunque spontaneo chiedersi perché i commercianti dell'Ispicese vengano a comprare il nostro pomodoro se ha le stesse proprietà del loro. Un fatto è certo: un pachinese non si sognerebbe mai di andare ad acquistare ciliegino nel Ragusano".

... E l'agricoltore divenne imprenditore- Oggi Pachino esprime una grande competenza in campo agricolo. L'agricoltore pachinese dimostra nei fatti di essere un professionista preparato ed in grado di misurarsi con i colleghi del nord ed esteri. D'altra parte i cambiamenti maturatisi nel corso degli ultimi vent'anni parlano chiaro. Pachino è stata sotto il dominio dei commissionari fino a quando.. " non ha preso piede il fenomeno cooperativistico che ha sottratto i produttori dalle grinfie dei commercianti locali- ha aggiunto con soddisfazione il responsabile della Faro, Salvatore Chiaramida- Questo è stato un grande segnale rafforzato dalla capacità e dallo sforzo di riconvertire la produzione. Dalla vigna si è passati agli ortaggi pregiati. Una scelta coraggiosa e lungimirante che ci sta ripagando degli sforzi compiuti". Oggi i commissionari si contano sulle dita di una mano, ci sono circa 1100 ettari di serre e 1200 di tunnel dove si coltivano in successione zucchini, meloni e angurie. " C'è grande fermento fra i nostri produttori-afferma il presidente del Gal Eloro Pietro Calvo- Ne è a dimostrazione il fatto che parecchi di loro partecipano insieme a noi a fiere internazionali per provare a commercializzare in un'ottica di mercato diversa. Si sta inoltre veicolando l'idea che per avere valore aggiunto nella produzione, non bisogna vendere sfuso ma in bottiglie o contenitori, per soddisfare le richieste della grande distribuzione che vuole la tipicizzazione dei prodotti. Il ciliegino è già riuscito ad entrare sui mercati per la sua tipicizzazione. La massaia del nord lo chiama "Pachino". Bisogna dunque tutelare questo valore aggiunto che è entrato nei mercati nazionali ed internazionali. C'è una nuova sensibilità che tende al superamento di logiche individualistiche e personalistiche. I nostri prodotti singolarmente d'altra parte non potranno mai avere mercato perché le singole produzioni sono troppo basse. Da qui l'idea è di associare tutti i produttori per presentare sul mercato l'intera produzione"

"Pachino": Amore e morte.

Un amore antico quello che lega il coltivatore pachinese alla sua terra. Prima lavorava nella vigna oggi con la riconversione si occupa di ortaggi. Ci lavora con scrupolo ed abnegazione. Si aggiorna ed è pronto a rischiare. Rispetto al passato è colto, ha dimestichezza con i computer, si intende di mercato. E' orgoglioso della sua produzione e lavora per migliorarla. " Abbiamo nel sangue lo spirito della competitività- spiega sorridendo l'agronomo Antonio Cicciarella- Si tratta di un' emulazione costruttiva. Un coltivatore "squadra" di sottecchi il ciliegino prodotto da altri ed immediatamente lo paragona al suo. Se malauguratamente si rende conto che è più vellutato o di pezzatura più piccola o magari più zuccherino, sono guai. Non se ne fa una ragione finché non riesce a raggiungere e superare quel risultato".

Di pomodoro si può anche morire.. "E' vero- afferma con tristezza Carmela Cicciarella mentre ci parla del padre, morto di crepacuore per una campagna produttiva di ciliegino andata a male. " Per mio padre la campagna era tutta la sua vita. Si è sempre occupato di pomodori. Lavorava senza risparmiarsi. Era dura però non si lamentava. Gli piaceva stare nella sua terra. Poi un giorno piantò una partita di pomodoro, risultata di qualità scadente. Non dimenticherò mai il suo volto quando tornava a casa dalle serre. Era triste, angustiato. Sarà stata una coincidenza ma fu in quel periodo che si ammalò di cuore finché un infarto non lo uccise. Oggi, quando entro in una serra, guardando le piante di pomodoro rigogliose e cariche di frutti, nonostante la tristezza per la scomparsa di mio padre, sento che è accanto a me per confortarmi ed incoraggiarmi ad andare avanti".

Foto di Tiziana Blanco

Un giorno ricevo una telefonata da Carmelo Miduri, addetto stampa del presidente della provincia regionale di Siracusa Bruno Marziano, caro amico di liceo."Cetty-mi dice-il presidente vorrebbe che tu scrivessi qualcosa per il prossimo numero della rivista della provincia". Io, sorpresa e contenta, gli ho risposto che lo avrei fatto volentieri, pensando che certamente avrei dovuto occuparmi di barocco. Invece mi sento dire:"Bene! Mi serve un reportage sul ciliegino di Pachino". "Ma io non ne capisco nulla di agricoltura e di pomodori -ho esclamato perplessa e lui di rimando:"E' un buon motivo per documentarti". Così è stato. Qualche viaggio a Pachino per parlare con le persone giuste e, alla fine ce l'ho fatta. Devo anche dire, senza falsa modestia, di essere rimasta molto soddisfatta del risultato.

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