Parrebbe
proprio di si. Agronomi
qualificati ritengono che essa rappresenti
il mezzo più sicuro ed idoneo a mantenere
determinate caratteristiche. Nelle serre si
è riusciti a creare ambienti isolati grazie
all'utilizzo di speciali reti anti insetti
o anti afidi. In tal modo è possibile combattere
il pericolo di infestazioni. Quanto ai prodotti
usati dagli agricoltori, la ricerca ha fatto
passi da gigante e le molecole fotodegradabili
capaci di metabolizzarsi e scomparire dalla
pianta nell'arco di 24 ore senza lasciare
residui ne sono una prova tangibile. Chi conduce
lotta integrata e utilizza i prodotti seguendo
i consigli dei tecnici, otterrà pomodorini
a residuo zero, parola di esperti. Anche l'impollinazione
con i bombi, laboriosi insetti più grandi
delle api, viaggia in questa direzione. Il
bombo è già garanzia di genuinità in quanto
il suo uso è incompatibile con quello di fitofarmaci
che ovviamente ne determinerebbero la morte.
" Si potrebbe adottare l'ormonatura che
consiste nel
bagnare
ogni fiore con uno speciale ormone- spiega
Salvatore Cammisuli, un giovane agricoltore
che da anni lavora insieme al padre nelle
serre di sua proprietà- però coi bombi il
prodotto finale è tutta un'altra cosa. Il
suo sapore… uhm!!!! C'è ciliegino e
ciliegino. Quello impollinato col bombi ha
un colore più vivo, è più pieno, ha un grado
zuccherino più elevato". Gli insetti
vengono introdotti in serra, in una cassetta.
Aperto lo sportellino esce il primo che comincia
a perlustrare la zona facendo cerchi concentrici
sempre più larghi fino a percorrerla perimetralmente
poi, pian piano, escono gli altri e inizia
l'impollinazione. ….E nel 1989 il "Naomi"
approda a Pachino "Le prime prove sperimentali
di questa varietà sono state condotte nel
1989 dai tecnici della nostra cooperativa-afferma
il direttore della cooperativa "Aurora"
Salvatore Dell'Arte- Il professore Giovanni
Mauro Micale dell'università di Catania mi
consigliò di andare a Donnalucata dove una
società sementiera stava conducendo prove
su nuove tipologie di pomodori. E' stato un
amore a prima vista. Ho capito che questi
grappolini a spina di pesce, succosi, rossi
avrebbero invogliato il consumatore ad acquistare.
All'inizio, a differenza dei consumatori rimasti
subito conquistati dalla novità, i produttori
locali non lo hanno accettato. Le modalità
e i tempi di raccolta richiedevano maggiori
costi ed una tecnica molto più complessa.
Accortisi però che anche il profitto era maggiore
rispetto ad altre colture, gli atteggiamenti
sono cambiati. Dal 90 in poi è stato un crescendo".
E il mercato? "E' in crescita grazie
alla voglia dei produttori, riuniti in cooperative,
di attrezzarsi per essere sempre più competitivi
e rispondere alle esigenze della grande distribuzione".
La tecnologia ha consentito di abbassare i
costi di gestione e migliorare la conservazione
del prodotto. Ci sono macchine a tecnologia
avanzata che permettono di selezionare sia
la pezzatura del pomodoro che il colore, rosso,
rosato o verde per soddisfare le esigenze
degli acquirenti. Ovviamente c'è chi predilige
un prodotto più maturo c'è chi invece sceglie
l'insalataro, verde all'esterno ma rosso all'interno,
fermo restando le caratteristiche organolettiche.
Un ruolo decisivo acquista anche la commercializzazione
che avviene mediante cartoni d'imballaggio
dove sono indicate le caratteristiche del
pomodoro: l'origine, la varietà, il calibro.
La cassetta diventa così un veicolo pubblicitario
e di informazione a tutela del consumatore.

Proprietà
organolettiche del Pachino: la natura gli
ha conferito l'esclusiva. Il "Pachino":
se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Stando
agli studi di laboratorio, in esso le sostanze
zuccherine, le vitamine e la quantità di licotene,
che gli conferisce il colore rosso, sono in
dosi superiori rispetto ai pomodori prodotti
in zone diverse dal pachinese. Ma un ruolo
decisivo nel sapore lo giocano le acque rese
salmastre dall'influenza del mare nelle falde
acquifere.La percentuale di cloruro di sodio
contenuta nell'acqua avvantaggia la qualità
del pomodoro. Il sale infatti trasformandosi,
fa aumentare gli zuccheri diminuendo nel contempo
la quantità di acqua. Dalle valutazioni sull'unicità
del pomodoro di Pachino è nata l'azione avanzata
nei confronti del Ministero delle Politiche
agricole e della comunità europea per il riconoscimento
dell' indicazione geografica protetta per
tutti i tipi di pomodoro coltivati a Pachino.
La battaglia per l'Igp è iniziata tre anni
addietro quando la vicina Ispica decise di
produrre ciliegino. "Il nostro non è
un discorso qualitativo- chirisce Dell'Arte-
Il "Pachino" ha già avuto il riconoscimento
del ministero ed è in attesa del nullaosta
dell'Unione europea. Noi chiediamo soltanto
che al consumatore sia data la giusta informazione.
Ispica, forte del fatto che qualche azienda
di una certa dimensione produce ciliegino
vorrebbe far rientrare il suo territorio nel
circuito di Pachino. Noi- conclude- certamente
non arretreremo di un millimetro. Aspettiamo
con molta fiducia e serenità che l'Unione
europea si esprima. Viene comunque spontaneo
chiedersi perché i commercianti dell'Ispicese
vengano a comprare il nostro pomodoro se ha
le stesse proprietà del loro. Un fatto è certo:
un pachinese non si sognerebbe mai di andare
ad acquistare ciliegino nel Ragusano".

...
E l'agricoltore divenne imprenditore-
Oggi Pachino esprime una grande competenza
in campo agricolo. L'agricoltore pachinese
dimostra nei fatti di essere un professionista
preparato ed in grado di misurarsi con i colleghi
del nord ed esteri. D'altra parte i cambiamenti
maturatisi nel corso degli ultimi vent'anni
parlano chiaro. Pachino è stata sotto il dominio
dei commissionari fino a quando.. " non
ha preso piede il fenomeno cooperativistico
che ha sottratto i produttori dalle grinfie
dei commercianti locali- ha aggiunto con soddisfazione
il responsabile della Faro, Salvatore Chiaramida-
Questo è stato un grande segnale rafforzato
dalla capacità e dallo sforzo di riconvertire
la produzione. Dalla vigna si è passati agli
ortaggi pregiati. Una scelta coraggiosa e
lungimirante che ci sta ripagando degli sforzi
compiuti". Oggi i commissionari si contano
sulle dita di una mano, ci sono circa 1100
ettari di serre e 1200 di tunnel dove si coltivano
in successione zucchini, meloni e angurie.
" C'è grande fermento fra i nostri produttori-afferma
il presidente del Gal Eloro Pietro Calvo-
Ne è a dimostrazione il fatto che parecchi
di loro partecipano insieme a noi a fiere
internazionali per provare a commercializzare
in un'ottica di mercato diversa. Si sta inoltre
veicolando l'idea che per avere valore aggiunto
nella produzione, non bisogna vendere sfuso
ma in bottiglie o contenitori, per soddisfare
le richieste della grande distribuzione che
vuole la tipicizzazione dei prodotti. Il ciliegino
è già riuscito ad entrare sui mercati per
la sua tipicizzazione. La massaia del nord
lo chiama "Pachino". Bisogna dunque
tutelare questo valore aggiunto che è entrato
nei mercati nazionali ed internazionali. C'è
una nuova sensibilità che tende al superamento
di logiche individualistiche e personalistiche.
I nostri prodotti singolarmente d'altra parte
non potranno mai avere mercato perché le singole
produzioni sono troppo basse. Da qui l'idea
è di associare tutti i produttori per presentare
sul mercato l'intera produzione"
"Pachino":
Amore e morte.
Un amore antico quello che lega il coltivatore
pachinese alla sua terra. Prima lavorava nella
vigna oggi con la riconversione si occupa
di ortaggi. Ci lavora con scrupolo ed abnegazione.
Si aggiorna ed è pronto a rischiare. Rispetto
al passato è colto, ha dimestichezza con i
computer, si intende di mercato. E' orgoglioso
della sua produzione e lavora per migliorarla.
" Abbiamo nel sangue lo spirito della
competitività- spiega sorridendo l'agronomo
Antonio Cicciarella- Si tratta di un' emulazione
costruttiva. Un coltivatore "squadra"
di sottecchi il ciliegino prodotto da altri
ed immediatamente lo paragona al suo. Se malauguratamente
si rende conto che è più vellutato o di pezzatura
più piccola o magari più zuccherino, sono
guai. Non se ne fa una ragione finché non
riesce a raggiungere e superare quel risultato".

Di
pomodoro si può anche morire.. "E' vero-
afferma con tristezza Carmela Cicciarella
mentre ci parla del padre, morto di crepacuore
per una campagna produttiva di ciliegino andata
a male. " Per mio padre la campagna era
tutta la sua vita. Si è sempre occupato di
pomodori. Lavorava senza risparmiarsi. Era
dura però non si lamentava. Gli piaceva stare
nella sua terra. Poi un giorno piantò una
partita di pomodoro, risultata di qualità
scadente. Non dimenticherò mai il suo volto
quando tornava a casa dalle serre. Era triste,
angustiato. Sarà stata una coincidenza ma
fu in quel periodo che si ammalò di cuore
finché un infarto non lo uccise. Oggi, quando
entro in una serra, guardando le piante di
pomodoro rigogliose e cariche di frutti, nonostante
la tristezza per la scomparsa di mio padre,
sento che è accanto a me per confortarmi ed
incoraggiarmi ad andare avanti".
Foto
di Tiziana Blanco
Un
giorno ricevo una telefonata da Carmelo Miduri,
addetto stampa del presidente della provincia
regionale di Siracusa Bruno Marziano, caro
amico di liceo."Cetty-mi dice-il presidente
vorrebbe che tu scrivessi qualcosa per il
prossimo numero della rivista della provincia".
Io, sorpresa e contenta, gli ho risposto che
lo avrei fatto volentieri, pensando che certamente
avrei dovuto occuparmi di barocco. Invece
mi sento dire:"Bene! Mi serve un reportage
sul ciliegino di Pachino". "Ma io
non ne capisco nulla di agricoltura e di pomodori
-ho esclamato perplessa e lui di rimando:"E'
un buon motivo per documentarti". Così
è stato. Qualche viaggio a Pachino
per parlare con le persone giuste e, alla
fine ce l'ho fatta. Devo anche dire, senza
falsa modestia, di essere rimasta molto soddisfatta
del risultato.