
Comunità
locali in Europa. Identità e coesione
Una
paio di settimane fa Pino Iuvara, dell a neo Associazione
Uniti per l’Ulivo mi chiese a nome del gruppo,
se fossi disponibile, in qualità di consigliera
comunale indipendente, a partecipare ad un convegno
che parlasse di Comunità locali in Europa:
identità e coesione. Mi assicurò che
sarei stata in buona compagnia e che, con l’esperienza
maturata in questi anni, avrei potuto assolvere
egregiamente al mio compito. Così, nonostante
un po’ di…paura ho accettato ritagliando
da quell’enorme contenitore che è il
tema del convegno ciò che ho ritenuto potesse
attagliarsi alle nostre realtà locali. Mi
hanno detto che ho fatto un buon lavoro. Io come
sempre lascio a voi l’onere di giudicare.

L’on. Giorgio Napolitano nel delineare l’Unione
Europea sosteneva che questa dovesse rappresentare
non solo l’unione degli Stati membri ma, soprattutto,
l’unione di cittadini di nazionalità
diverse. Da qui l’urgenza di disegnare chiaramente,
all’interno di questa istituzione sopranazionale
la collocazione ed il ruolo politico e giuridico
dei Comuni che, tra le varie istituzioni democratiche
di uno Stato, sono quelli più vicini ai cittadini.
I Comuni nell’Unione europea devono essere
il nucleo su cui si basa l’Europa assolvendo
al ruolo svolto dalla famiglia che è il nucleo
sul quale si basa ogni Stato. Sotto questo aspetto
dunque l’incontro dei cittadini di varie nazionalità
comporta la spinta verso una reale integrazione
europea che così non rimane solamente una
finalità sancita da un documento ma si realizza
effettivamente su temi prioritari quali, i diritti
fondamentali, il rifiuto della guerra come mezzo
per la risoluzione di ogni problema- e a tale proposito
abbiamo visto milioni di persone scendere in piazza
in tutta Europa unite idealmente da questo unico
sentire- la lotta contro il razzismo e la xenofobia,
la politica ambientale, la problematica giovanile,
l’economia, l’occupazione e naturalmente
lo scambio delle esperienze tra culture diverse
che costituisce, specie tra le giovani generazioni,
quel nucleo di forze indispensabili per la realizzazione
di una società realmente democratica e unita.
Se questa è, a mio parere, la ratio su cui
bisogna impostare i rapporti con le altre comunità
dell’ Unione per raggiungere anche l’unità
dei popoli e non solo degli stati, di fatto ancora
le nostre realtà territoriali stentano ad
adattarvisi, incapaci in concreto di liberarsi da
una visione troppo municipalistica. Nel ‘99
in un convegno tenutosi a Palermo, l’allora
ministro per le politiche comunitarie, Enrico Letta,
affermò giustamente che “il cammino
dell’Italia verso l’Europa passa sempre
più concretamente attraverso le Regioni e
gli Enti locali”. In quella sede si parlò
di patti territoriali comunitari, come la via maestra
per combattere la disoccupazione e l’occasione
per fare uscire la Sicilia dalla categoria delle
“aree depresse”. Domanda: “La
nostra Isola, i nostri comuni, hanno saputo sfruttare
appieno le opportunità offerte dall’Europa?”
A me sembra proprio di no. Oggi sta assumendo sempre
più importanza la promozione di un’azione
artistico culturale, considerata il migliore veicolo
per costruire, pur nel rispetto delle singole identità
nazionali, l’atteso processo di integrazione.
Perché ciò avvenga ci vogliono progetti
culturali…coordinati e collegati fra operatori
di più Stati membri in modo da fondare una
base comune tra cittadini europei. Altra domanda:
“Questi progetti ci sono o si stanno approntando?
Con quali strumenti?”Ed entriamo nel merito
della questione. A livello locale ritengo che ancora
molta strada debba essere percorsa. Sebbene sia
evidente, almeno a parole, che ogni azione di sviluppo
debba passare necessariamente per una politica consortile
in cui i comuni collaborino attivamente per sfruttare
nel miglior modo possibile le sempre più
scarse risorse a disposizione; sebbene sia chiaro
che i comuni debbano agire insieme necessariamente
per promuovere lo sviluppo territoriale se non vogliono
restare isolati e schiacciati da altre realtà
che si sono già attrezzate in tal senso e
sono dunque più competitive… sebbene
ciò si intuisca, ancora si è portati
a muoversi da soli, guardando al Comune vicino con
sospetto e non come ad un alleato con cui lavorare
sinergicamente per cercare di risolvere gli stessi
problemi: penso al problema dello smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, alla carenza degli impianti
sportivi, alla politica ambientale ma anche al turismo.
Si parla con aspettative spropositate del Distretto
del Sud Est e poi non si è in grado di assicurare
un minimo coordinamento sicché, ad esempio,
domenica, contemporaneamente all’Infiorata
di Noto si terrà a Caltagirone la scalinata
in fiore! Non voglio andare oltre, però,
con questo chiaro di luna, se ciascuno andrà
avanti da solo, il cammino sarà arduo!Purtroppo
da questo errato modo di rapportarsi, da questa
mancata coesione di realtà locali che pure
avrebbero in comune moltissimi elementi, derivano
dissapori e conflitti che ci allontanano invece
di rafforzarci. Penso alle giustissime battaglie
condotte dai comuni di Avola e Noto in nome di una
sanità più a misura di cittadino,
che però in alcune fasi si sono trasformate
in una guerra fra poveri fino a raggiungere punte
tragicomiche con l’enfatizzazione del fatto
che, a causa della “pseudo” rifunzionalizzazione
dei servizi dei due ospedali, a mio avviso unico,
vero grandissimo problema per entrambi, non nascono
più avolesi in quanto le donne sono costrette
a partorire a Noto! Io sono certa che sbaglia fortemente
chi ritiene che basti aderire al Gal o al distretto
Sud est o alla Via del vino, oppure essere iscritto
nella lista dell’Unesco perché la nostra
terra abbia lo sviluppo che merita. Purtroppo non
è così. Il Comune non può limitarsi
a svolgere soltanto il ruolo di semplice spettatore
ma deve approntare le misure adeguate per partecipare
attivamente insieme agli altri, sin dai primi vagiti
della fase progettuale. Che senso ha la semplice
adesione ad un progetto se poi non si attiva mettendo
in campo un apparato amministrativo, un ufficio
che lo segua durante tutto il suo iter? Un comune,
anziché utilizzare in modo quantomeno discutibile
le risorse a disposizione per pagare stipendi a
soggetti esterni più per assolvere ad obblighi
clientelari che per reali necessità amministrative,
farebbe bene a predisporre uno staff di progettazione
che segua quotidianamente le varie opportunità
offerte dallo Stato, dalla Regione o dall’Unione
europea per non lasciarsi sfuggire tante occasioni
come è accaduto nel caso dei Por rivolti
anche agli enti locali a cui ad esempio Noto non
ha partecipato per mancanza di adeguata e tempestiva
informazione. In conclusione, se è vero che
il rafforzamento del ruolo dei comuni è condizione
imprescindibile per raggiungere come meta finale
la coesione territoriale e sociale europea, ritengo
che ciascun comune, forte delle sue tradizioni e
della sua identità, debba impegnarsi per
favorire nei fatti concreti la nascita di veri sistemi
territoriali, unici biglietti da visita validi per
entrare a pieno titolo nell’Unione europea.
Grazie per l’attenzione
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