" Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza". Dante Alighieri

 

Salviamo la casa di Giovanni Fronte

Alcuni giorni fa ho ricevuto una mail da parte di due professionisti milanesi che sono soliti trascorrere le vacanze estive in territorio di Noto. Roberto e Chicca, imbattutisi nel mio sito web, avevano scoperto che avevamo avuto un amico comune, Giovanni Fronte, autorevole esponente dell’Arte Povera, poeta e fondatore, assieme a Clizia, del borgo artistico di Bussana Vecchia, in Liguria. (http://bussanavecchia.free.fr/la%20storia%20pag%203.htm) .

Così mi hanno chiesto se fosse possibile fare qualcosa affinché non andassero dispersi nè l’enorme patrimonio culturale ed artistico raccolto da Giovanni in questi anni né la stessa casa antica e di pietra di contrada Testa dell’acqua, in cui ha vissuto gli ultimi anni e dove sono conservate moltissime sue opere, i suoi libri, i quadri, i mobili da lui stesso costruiti. Mi sono detta che sarebbe stato davvero bello salvaguardare tutto questo, in memoria di Giovanni. Poi mi è venuta in mente la prima volta che l’ho conosciuto.Io e Roberto eravamo a teatro per assistere allo spettacolo dei fratelli Colombaioni. In sala c’erano una ventina di persone, come di solito accadeva per il teatro d’avanguardia. Fra tutti spiccava un uomo, segaligno, alto, serio, capelli candidi, viso marcato da profonde rughe. Vestiva un pesante giaccone che non tolse mai. Il suo aspetto mi colpì e di tanto in tanto mi giravo per sbirciarlo sottecchi. I Colombaioni furono fantastici. Ci divertimmo da matti. Tutti tranne… lui, Giovanni Fronte, rimasto impassibile dall’inizio alla fine. A questo punto chiesi chi fosse quello strano signore e mi fu risposto che era un artista stravagante che viveva a Serravento in compagnia di due lama, faceva cantare i maiali ed era andato a Pamplona in vespa. Lo ritrovai alcuni anni dopo. Mi fu presentato da un caro amico comune, Roberto Bellassai. Fu una simpatia reciproca. Cominciò a parlare di arte, di poesia, di viaggi, con una incredibile proprietà di linguaggio. Da allora ogni volta che ci incontravamo, ci fermavamo volentieri a scambiare quattro chiacchiere. Alcuni anni fa mi invitò insieme a Roberto, mio marito, a casa sua dove trovai un sacco di persone interessanti. Lui, sempre un po’ schivo, parlava poco. A un certo punto si alzò e mi invitò a seguirlo. Con un particolare bagliore negli occhi mi mostrò le sue opere, delle stupende realizzazioni con materiali poveri, recuperati dai ferrivecchi. Ed a fine serata mi donò alcune sue poesie, conquistandomi completamente. Purtroppo oggi Giovanni non c’è più e ciò che tanto amava rischia di andare disperso! Come evitarlo? Teoricamente la risposta sarebbe “semplice”. Basterebbe che il Comune, la provincia o la Regione acquistassero la casa dagli eredi! Potrebbero sfruttarla alla g rande inserendola in un circuito turistico culturale. Sappiamo bene che una delle risorse turistico- culturali più ricercate è proprio “la casa dell’artista”, al punto che dove non esiste o non esiste più, viene rifatta di sana pianta. A Testa dell’Acqua invece la casa esiste ancora, con tutto il suo contenuto. Ma il Comune sarebbe stato disposto a farlo? Inoltre i fratelli Fronte avrebbero saputo aspettare il tempo necessario rinunciando a venderla, considerato che, a quanto pare, hanno già trovato l’acquirente? In merito al primo punto devo dire che quando ho sollevato la questione in Consiglio comunale, la richiesta è stata accolta con molto favore dal sindaco che si è impegnato a cercare i necessari finanziamenti. Quanto al secondo punto, decisamente interrogativo: gli eredi che faranno? Chi lo sa! A loro possiamo rivolgere solo un accorato appello invitandoli a riflettere seriamente. Qualche migliaio di euro non ha mai cambiato la vita di nessuno mentre la vendita della casa di Giovanni significherebbe cancellare una traccia culturale importantissima... e lui questo non lo avrebbe voluto!

13 Febbraio 2006

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