
Il
Garum: caviale degli antichi
All’interno
della riserva naturale di Vendicari nel 90 fu ufficialmente
scoperto dalla soprintendenza ai beni culturali
di Siracusa un antico stabilimento per la lavorazione
del pesce. L’attività delle antiche
fabbriche, a differenza delle tonnare, non si limitava
soltanto alla pesca e lavorazione del tonno ma si
estendeva alla salagione di tutto il pescato, “tarichos”,
ed alla produzione del garon o garum, una salsa
di pesce già conosciuta dagli antichi greci
e della quale i Romani andavano ghiottissimi. Il
garum era la “signora” salsa della cucina
antica, aveva un aspetto dorato e veniva conservato
in anfore. I romani ne producevano di diverse qualità:
dalla flos Floris (il fior fiore) all’alleo,
una salsetta piccante. Doveva essere in ogni caso
per palati ed odorati forti se Plinio il vecchio
nella sua “Naturalis Historia” lo definiva
pur andandone matto, “putrescentium sanies”,
liquido di pesce marcio. Varrone lo descriveva come
salamoia di pesce alla quale era stato aggiunto
del succo di pere e Marziale lo bocciava senza appello
per il sapore e l’odore nauseabondo emanato.A
distanza di millenni e stando soltanto alle testimonianze
degli illustri
storici che ne decantavano il sapore o lo disdegnavano,
non

fabbrica
del pesce
potendolo
gustare direttamente, sarebbe meglio
non esprimersi sul garum anche se la tecnica classica
di preparazione qualche perplessità la desta.
Esso infatti era prodotto mediante la macerazione
al sole delle interiora di tonni e sgombri con l’aggiunta
di pesciolini di diverse specie ed abbondante sale.
Erano necessari almeno due mesi per ottenere un
garum di prima qualità. Se però si
volevano accorciare i tempi, invece delle apposite
vasche ci si poteva servire di particolari forni.
In questo caso qualcosa nel sapore si perdeva però
il prodotto diventava più alla portata di
tutti, oggi diremmo “più commerciale”.
Attualmente, grazie ai vari rinvenimenti, conosciamo
diversi stabilimenti di pesce ubicati lungo le coste
del Mediterraneo, in particolare in Tunisia, in
Spagna e nella Francia meridionale. In Sicilia dove
pure dovevano essere molto diffusi, ne sono stati
rinvenuti solamente tre: a Lampedusa a Portopalo
di Capo Passero ed a Vendicari. L’impianto
ellenistico di Vendicari, ubicato a pochi metri
dalla Torre Sveva, seppure meno articolato di quello
di Portopalo, è costituito da vasche rettangolari,
utilizzate per la preparazione del Tarichos (pesce
salato) e da vasche circolari delle quali quelle
di piccole dimensioni, usate esclusivamente per
la preparazione del garum e caratterizzate dalla
copertura del fondo con uno strato di cocciopesto.
Ancora oggi, nonostante lo stato di abbandono del
sito, è emozionante evocare il passato attraverso
le antiche pietre, ancora visibili, con le quali
le vasche furono realizzate. E pensare che quando
la Soprintendenza rinvenne l’impianto, subito
ripulito e recintato, assicurò che non appena
si fossero definite le modalità di un intervento
programmatico lo avrebbe valorizzato e reso fruibile.
Invece.. nulla. Attualmente la recinzione è
distrutta ed i pali sospinti dalle mareggiate, giacciono
quasi dentro le vasche. Oggi però c’è
la speranza che qualcosa possa cambiare. Il neo
direttore della sezione beni archeologici della
Soprintendenza Lorenzo Guzzardi ha assicurato di
avere molto a cuore Vendicari e che farà
ogni sforzo perché gli scavi siano godibili.
A dimostrazione di quanto espresso ricorda di avere
organizzato poco tempo fa, insieme a Legambiente
la manifestazione sulle tonnare con lo scopo, ben
riuscito, di richiamare a Vendicari molta gente
e promuovere il luogo. Quanto ai ritardi registrati
in questi anni, ha spiegato che in realtà
ai primi interventi effettuati subito dopo la scoperta
dello stabilimento non ne sono seguiti altri probabilmente
perché qualunque azione doveva essere programmata
con la Forestale, essendo Vendicari una riserva
naturale. In ogni caso il passato è passato.
Amen. Per il presente invece abbiamo appreso dall’archeologo
che ha già fatto un sopralluogo e soprattutto
ha parlato con il nuovo responsabile dell’ufficio
competente nella gestione delle riserve ottenendo
ampia disponibilità a collaborare per sistemare
l’area e renderla godibile come merita. Speriamo!
estate
2006