| un
linguaggio anacronistico rispetto alla profonda
evoluzione che finalmente
vede sempre più donne, ricoprire incarichi
prima ad esclusivo appannaggio degli uomini?
Attente! Non si tratta di una banalità
linguistica!
La divisione sessista del linguaggio marginalizza
le donne, è un problema culturalmente
rilevante, politicamente significativo, perché
quotidianamente noi facciamo riferimento ad
un linguaggio ancora solo maschile.
Una società che crede nella parità
deve avere la capacità di rinnovarsi,
anche nel linguaggio.
Per questo ho ingaggiato la mia personale
battaglia a difesa del diritto ad avere l’articolo
ed il genere giusti.
Non è stato facile... L’abitudine
è dura a morire…
Oggi, almeno nei luoghi che sono solita frequentare,
anche “linguisticamente parlando”,
sono una donna.
Non tutte però accettano questa “rivoluzione
copernicana del linguaggio”.
Alcune preferiscono usare il maschile, ritenendo
inconsciamente ad esempio, che “avvocato”
faccia più presa nei potenziali clienti!
Altre sostengono che il femminile in A suona
male. Allora, non sarebbe meglio avvocatessa?
No, che non è meglio! Mi chiedo perché
dovremmo accettare la diversità linguistica
causata da una piccola propaggine di tre letterine
in nome di uno pseudo abbellimento fonetico!
Altre ancora fanno rilevare che certi termini
nel vocabolario non sono contemplati.
Suvvia! E’ ovvio che non ci sono! Un
tempo era assolutamente impensabile che ci
potesse essere una ministra, una presidente
o un’avvocata.
Certi incarichi o professioni erano prettamente
maschili! Anche i vocabolari, d’altra
parte risentono dei tempi in cui sono stati
redatti e per questo motivo ogni cinque anni
sono rivisitati.
Nel regno unito il rinnovamento l’hanno
già fatto.
Così,termini come “salesman”(venditore),
sono stati affiancati da “saleswoman”
(venditrice), oppure dall’impersonale
“salesperson”.
E in Italia, quanto dovremo aspettare?.........Chissà! |