Proviamo
a ricostruire la storia dei mosaici della
villa romana
L'amico
Salvatore Bufalino, a suo tempo presidente
del Comitato di azione civica per lo sviluppo
di Noto, mi ha chiesto di ricostruire la storia
dei mosaici dalla metà degli anni 80
in poi. Io ci ho provato, con l'ausilio di
un malloppo di documenti, foto, delibere consiliari,
appunti, articoli di stampa. Sono emersi in
modo evidente
due elementi: il coinvolgimento
della collettività netina, tutta
tesa a richiedere con veemenza il rientro
a Noto dei mosaici restaurati. Altro punto
riguarda
il loro recentissimo trasferimento
a Noto che è "l'ultimo metro" di un lunghissimo
percorso, la cui valenza culturale,
economica e perché no, politica sarebbe stata
dirompente se fosse stato compiuto almeno
quindici anni fa. Questo è probabilmente il
motivo per cui, a pochi mesi dal completamento
dei lavori di ristrutturazione della villa
romana la mostra temporanea dei mosaici nella
chiesa simbolo del barocco netino risulta
"insipida" ed insoddisfacente, eccezion fatta
per l'onorevole Granata che si è presentato
nella veste di "talent scout" delle opere
d'arte nascoste. Eppure
pochissimi di questi politici furono presenti
nell'87 a fianco del Comitato di azione

civica
quando,
insieme a tutte le associazioni presenti nel
territorio, al sindaco ed al consiglio comunale
dell'epoca, bisognò incalzare il soprintendente
Voza che non voleva saperne di restituirceli
nonostante il loro restauro! Bufalino
parla del comitato di azione civica
a cui confluirono semplici cittadini e politici
di ogni estrazione, intellettuali e presidenti
di associazioni, ispirati dalla grande volontà
di lottare insieme per "riappropriarsi" dei
mosaici. Come è noto, dopo la loro scoperta,
le preziose tessere furono trasportate a Siracusa
per il restauro e la tutela. Da allora non
se ne seppe più nulla se non che il restauro
procedeva bene. Gli anni intanto passavano
ed il malumore in città cresceva fino a sfociare
nella nascita del comitato permanente di azione
civica per lo sviluppo di Noto che cominciò
a fare sentire la sua voce diventando la spina
nel fianco del soprintendente Voza. Nell'87,
quando si paventò la possibilità che i mosaici
già restaurati potessero essere esposti nell'inaugurando
museo di Siracusa, anche in considerazione
del fatto che a Noto a dire di Voza non c'erano
"contenitori" adeguati, il
Comitato chiese il 3/11/87 formalmente al
sindaco Corrado Passarello di presentare al
Consiglio comunale una proposta di delibera
che individuasse un
luogo per la loro esposizione. A tal
proposito suggerì la chiesa di Santa Caterina,
previe alcune opere di adeguamento in attesa
della loro collocazione definitiva nella villa
romana, e si mise a disposizione col suo gruppo
operativo ed i tecnici iscritti per la concreta
realizzazione dell'obiettivo. Il
21 novembre altro passo saliente, ad opera
dei presidenti delle associazioni culturali,
ricreative e di categoria di Noto che,
fatto proprio il documento presentato dal
Comitato, ad integrazione "suggeriscono la
nomina di una commissione di esperti per esprimere
parere sugli accorgimenti tecnici da adottare
per la sistemazione dei mosaici a Noto nella
chiesa di Santa Caterina, in attesa della
loro sistemazione definitiva nella villa del
Tellaro". Il documento fu sottoscritto dai
presidenti del Comitato di azione civica,
Distretto scolastico, Archeoclub, Meic, Circolo
Val di Noto, Fidapa, Rotary, Cif, Lions, Kiwanis,
Cro, Rotaract, Pro Noto Isvna.
In quel periodo la città barocca elaborava
un suo progetto di sviluppo. Il 22/11/87 nacque
il Progetto Noto che si prefiggeva fra gli
obiettivi primari la sistemazione della villa
romana del Tellaro e l'istituzione di una
legge regionale speciale per la salvaguardia
del centro storico. Il
25 novembre intanto la giunta composta
dagli assessori Rizza, Spataro, Figura, Casto,
Italia e presieduta dal sindaco Passarello,
deliberava
(n. 1041) come indicato dal Comitato e dalle
associazioni. Questo atto buttò altra
benzina sul fuoco dei rapporti con Voza. Si
svilupparono dibattiti e polemiche incrociate.
Il 2 giugno 1988 nella
conferenza organizzata dall'Archeoclub al
Circolo Val di Noto, il
dottor Voza si scagliò contro il Comitato
di azione civica accusandolo di alimentare
sterili polemiche. Durissima
la replica del comitato che "si rivolge
ai cittadini, alle autorità regionali e nazionali
affinchè promuovano azioni atte a consentire
una rapida fruizione dei mosaici del Tellaro
a Noto". Da questo momento
la battaglia si sposta a Palermo. Intanto
a Passarello succede Falconeri. Comitato
ed amministrazione comunale sollecitano un
incontro col presidente Nicolosi ed il presidente
dell'assemblea regionale Lauricella per chiedere
di affrettare l'approvazione del disegno di
legge per Noto, fermo da due anni. L'incontro
però viene sempre rimandato all'ultimo momento
fino al 16 aprile del 90. La delegazione costituita
dal sindaco Falconeri, dal presidente Bufalino,
dai rappresentanti degli istituti scolastici
e delle associazioni finalmente va a Palermo
ma viene ricevuta soltanto da alcuni direttori
generali. La delusione è grande ma
non per questo il Comitato molla. Il
26 aprile 1989 una nuova delegazione torna
a Palermo per parlare con l'assessore regionale
Lombardo espressamente dei mosaici.
L'assessore invia un fonogramma a Voza perché
faccia conoscere il programma dei lavori necessari
per la fruizione dei mosaici, aggiungendo
che qualsiasi costo
sarebbe stato affrontato dall'Assessorato
pur di portare a termine i lavori in breve
tempo e ricollocare in situ i mosaici.
Intanto vengono stanziati
200 milioni per un primo intervento di sistemazione
della villa e per continuare gli scavi archeologici.
Purtroppo però, smorzato l'entusiasmo, tutto
si blocca. Il comitato ricomincia a scalpitare
dando vita ad un'eclatante azione di protesta:
10 mila cartoline raffiguranti
i mosaici e la villa romana già indirizzati
alla presidenza della regione, all'assessorato
regionale ed alla soprintendenza vengono stampati
e distribuiti ai cittadini perché li affranchino
e li spediscano. Si
assiste così al più grande "bombardamento"
pacifico a cui Noto abbia partecipato.
A metà luglio 90 a palazzo
Ducezio si tiene un vertice a cui partecipano
il sindaco, il soprintendente e il presidente
del comitato. Le polemiche sembrano
stemperarsi anche perché Voza assicura che
non appena l'assessore Gentile, succeduto
a Lombardo avesse firmato il decreto dei 200
milioni già stanziati, sarebbero iniziati
i lavori per il completamento della campagna
di scavi nella villa. Su
una cosa il soprintendente appare irremovibile:
il trasferimento a Santa Caterina o in altro
locale diverso dalla villa romana:
"Così come anni fa ho impedito che i mosaici
venissero razziati, oggi impedirò a qualunque
costo, la loro musealizzazione". Evidentemente
però allora erano altri tempi e gli assessori
non avevano la forza impositiva dell'attuale
assessore ai Beni culturali! Voza
aggiunge però che non appena sarebbe stata
completata la campagna di scavi si sarebbe
tornati a parlare dei restauri della villa
dopo di che i mosaici sarebbero potuti tornare
a Noto in poco tempo. Evviva!
Tutti i giornali enfatizzano la notizia. "I
mosaici torneranno nel giro di due anni nella
villa". Intanto gli anni passano, l'avvocato
Passarello viene eletto sindaco della città
con la nuova legge elettorale. La legge
speciale per Noto è abbandonata in un cantuccio
e Passarello rilancia.

Il
sindaco Passarello, il presiedente Nicolosi,
il presidente Bufalino, l'assessore regionale
Brancati
Ben presto diventa nella stampa nazionale
" il sindaco transenna" per avere puntellato
praticamente tutto il centro storico. D'improvviso
si accendono i riflettori sulla città.
Nel frattempo però il
sindaco muore prematuramente. Gli succede
l'avvocato Raffaele Leone che certo
non se ne sta con le mani in mano. Anche per
il nuovo sindaco il ritorno dei mosaici è
un punto d'onore. Nel 98 invia una lettera
di sollecitazione all'assessore regionale
BB. CC Croce rilevando che l'amministrazione
comunale è pronta a farsi carico di quanto
necessiti per la fruizione provvisoria dei
mosaici. In una lettera al soprintendente
conferma di essere pronto
a sobbarcarsi l'onere della custodia dei mosaici
da esporre nell'edificio da lui segnalato.
La risposta di Voza
è sempre la stessa. "No. Io sono contrario
alla loro musealizzazione. I mosaici devono
tornare nella villa". Ma perché ciò
avvenga è necessario
lo studio di fattibilità che precede il progetto
esecutivo. Mancano i trenta milioni necessari
ma il sindaco Leone si fa carico dell'onere
pur di trasformare in realtà un sogno
lungamente accarezzato dalla collettività
intera. Il presidente
della provincia Bruno Marziano a sua
volta accetta di svolgere
un ruolo vicariante della regione, spendendo
2 miliardi e mezzo per la ristrutturazione
della villa romana. Per amor di verità è utile
ricordare l'azione di
stimolo avuta nel corso degli anni da tutti
i deputati regionali eletti nella provincia
di Siracusa e dunque anche da Nicola Bono
di AN. Così come
a livello provinciale un ruolo importante
lo ha avuto il consigliere provinciale di
AN Pino Genovesi sia in veste di assessore
all'agricoltura nella giunta Cavallaro (anche
se in questa fase non è stato conseguito alcun
risultato) sia dagli scranni dell' opposizione
con l'amministrazione Marziano durante la
quale però si è sbloccato di fatto il cantiere
di ristrutturazione dei lavori della villa.
L' assessore regionale
Granata a sua volta
ha imposto al soprintendente Voza di rivedere
la sua decisione irrevocabile
di musealizzare i mosaici esponendoli nella
chiesa di San Domenico. Grazie a ciò
il Distretto del sud est, ai primissimi vagiti,
potrà fregiarsi di una medaglia d'oro..
Noto,
febbraio 2004