
I
moti del 1837 riletti da Silvano Appolloni
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Il colera apparve la prima
volta in Europa nel 1823, in Italia nel 1832 e in
Sicilia nel 1837, provocando un altissimo numero
di vittime. Alcuni sintomi di questa malattia
somigliano moltissimo a quelli causati dall'assunzione
di veleno. Già nel 1832 i liberali di Parigi, al
manifestarsi dei primi sintomi dell'epidemia, facendo
leva sulla paura e sull'ignoranza delle masse, accusarono
il governo di volere avvelenare la popolazione,
che si sollevò violentemente. L'idea
purtroppo fu ripresa dai liberali siciliani quando,
nell'estate del 1837, il colera si manifestò nell'isola.
La calunnia, che avrebbe dovuto sollevare la Sicilia
contro i Borboni, scatenò una serie di feroci cacce
agli untori, provocando il massacro di molti innocenti.
Spesso i liberali non riuscirono a controllare la
furia popolare che essi stessi avevano eccitato.
L'insurrezione doveva iniziare a Palermo il 15 luglio.
Nella confusione generale saltarono tutti i collegamenti
tra i vari comitati rivoluzionari dell'isola. I
liberali siracusani decisero ugualmente di agire
e, il 18, si ebbero le prime esecuzioni sommarie
di funzionari borbonici e presunti avvelenatori.
Contemporaneamente si sollevò Floridia, dove si
registrarono altri feroci massacri. Noto
si mantenne fedele ai Borboni, bloccando di fatto
l'insurrezione nel suo territorio. Tale circostanza
probabilmente spinse i liberali siracusani a cercare
nuove soluzioni per rilanciare la sommossa. Il 21
stamparono un manifesto che annunciava la scoperta
di un complotto di avvelenatori e diedero inizio
ad un processo che avrebbe dovuto confermare l'esistenza
del complotto. La caccia ai fantasmi diede risultati
sconcertanti. All'arrivo del manifesto molti liberali
ruppero gli indugi, suscitando vari tumulti in diversi
comuni dell'isola. Avola si sollevò il 23. I tumulti
furono brevi ma violenti. I capi, rendendosi probabilmente
conto di rischiare di perdere il controllo della
situazione, in un paio di giorni ristabilirono l'ordine.
Il 24 si sollevò Catania. Il 2 agosto sbarcò a Reggio
Calabria con 4000 soldati, il marchese Delcarretto,
inviato dal re Ferdinando II, con pieni poteri,
a domare una rivolta che si stava propagando anche
fuori della Sicilia. La notizia aumentò, se possibile,
la confusione che già regnava fra i capi della rivolta.
A Catania, dove era stata proclamata l'indipendenza
da Napoli, il 3 agosto una controrivoluzione liberò
i borbonici e imprigionò alcuni capi liberali. Si
registrarono un po' dappertutto dei clamorosi voltafaccia.
A Siracusa e in altri comuni furono ancora massacrati
parecchi innocenti fino al 7 agosto. Lo stesso giorno
Delcarretto sbarcò a Catania e il 10 a Siracusa,
installando delle corti marziali. I processi si
svolsero inizialmente in modo piuttosto sommario.
Dopo appena due giorni di dibattimento, il 18 agosto,
si registrarono le prime fucilazioni che, partendo
da Siracusa, si allargarono ad altri comuni. La
città aretusea, già il 13 agosto, era stata punita
con la perdita del capoluogo, che era stato trasferito
a Noto. I fucilati furono in tutto un centinaio.
Migliaia di persone furono arrestate e processate.
Ad Avola si ebbero più di duecento arrestati, 143
dei quali subirono uno o più processi. Il
colera, esauritosi nel novembre 1837, mieté in Sicilia
70.000 vittime su poco meno di due milioni di abitanti.
Questi morti non potevano essere evitati, anche
se il loro numero si sarebbe sicuramente ridotto
gestendo la grave emergenza in modo onesto e razionale.
Se ciò fosse avvenuto si sarebbero sicuramente risparmiati
i morti e le sofferenze provocati dalla reazione
borbonica, ma anche le centinaia di vittime innocenti,
spesso anonime, provocate più o meno involontariamente
dai liberali. Forse per quest'ultima considerazione
la storiografia risorgimentale
ha preferito mantenere in ombra i disgraziati moti
del '37, a volte distorcendo la verità, altre
volte minimizzandone la portata. Le
conseguenze, al contrario, furono di notevole rilevanza.
Infatti la calunnia liberale, con tutto ciò che
ne seguì, finì col suscitare un odio incolmabile
tra i siciliani e il loro incolpevole re.
Un
volume su questi moti, in fase di stampa per la
Libreria Editrice Urso di Avola, sarà disponibile
a dicembre del 2003.
Sono
lieta
di
avere partecipato all'interessante conversazione
di Silvano Appolloni sui moti di Avola perché grazie
a lui è stata fatta chiarezza su alcune situazioni
che mi avevano rattristata. Dalla lettura di alcune
note dell'epoca avevo appreso che i miei concittdini
pur di ottenere privilegi di ogni genere si erano
asserviti ai Borboni a danno dei siracusani. Appolloni
con le sue ricerche ha chiarito che in realtà l'unico
"torto" dei notinesi è stato quello di non accettare
la tesi dei liberali secondo cui i Borboni stavano
avvelenando la popolazione ma di individuare la
causa delle tantissime morti nel colera.