"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza". Dante Alighieri

 

 

Quel grattacielo, che obbrobrio!

Il grattacielo: più croce che delizia per gli appassionati d'arte che sinceramente non capiscono "cosa ci azzecchi" in una città come Noto una costruzione del genere. Da qualche decennio, a periodi alterni, se ne chiede la demolizione. L'ultima autorevole voce espressasi in tal senso risale al febbraio 2001 quando la presidente del centro Unesco di Verona Sandra Rossi Zombello, venuta per partecipare ad un convegno sui beni culturali, rimase sbigottita nel vedere "quell'obbrobrio" e invitò le autorità a provvedere senza perdere altro tempo per non rischiare di vedere nascere, su questo sciagurato esempio, intorno alla città altri grattacieli. Fu una nuova "scossa" che

foto Francesco Di Martino

richiamò alla memoria il grido d'allarme lanciato nel 1977 dallo storico dell'arte Cesare Brandi in occasione del simposio sull'architettura di Noto. Anche Brandi 26 anni fa chiese con veemenza ai governanti del tempo di "capitozzare" quel mostro di cemento che non si coniugava affatto con l'immagine del "giardino di pietra". Fu una presa di posizione che, data la statura intellettuale del proponente, ebbe una vastissima eco sui quotidiani nazionali ed esteri ma che rimase tuttavia senza risposta. Allora la possibilità che Noto divenisse patrimonio dell'Umanità non esisteva nemmeno a livello di sogno ma oggi che la città ha ottenuto il prestigioso riconoscimento e le cose stanno volgendo al meglio, la richiesta fa nuovamente capolino anche se una eventuale demolizione totale o parziale dello stabile che prevedrebbe risorse economiche ingenti, non è cosa da poco visto che è abitato da una quarantina di famiglie. Che fare allora? Bisogna buttare la spugna o invece intervenire investendo sull'immagine della città, magari facendo ferro e fuoco per ottenere i necessari finanziamenti al fine di consentire ai proprietari degli appartamenti di costruire altrove? La seconda soluzione in alcuni settori sociali sarebbe quella ideale per restituire decoro alla città. Accanto ai fautori della soluzione radicale o almeno parziale ci sono coloro che invece non la ritengono utile in quanto a loro dire, se il grattacielo è l'edificio che balza immediatamente agli occhi, ne esistono tanti altri con un impatto a prima vista minore ma che deturpano allo stesso modo, pur essendo state costruite con tutti i crismi della legalità. Bisognerebbe piuttosto accettare che il profilo della città a cui eravamo legati da bambini non esiste più se non nel ricordo di ciascuno di noi. Fra le due posizioni c'è quella intermedia di chi scomoda il concetto di storicizzazione quando si tratta, come nel caso in specie, di costruzioni non abusive. In sostanza si tratta di accettare la storia della città nel bene e nel male. Ciò non significa che il grattacielo diventi meno brutto ma che va letto in chiave diversa. Esso infatti rappresenterebbe l'idea del modernismo che inducendo negli anni 50-60 ad identificare i grattacieli nel mondo moderno, portò ad elevare piani su piani. Come dire che, magari fra duecento anni anche il grattacielo che ora fa storcere il naso a molti benpensanti entrerà nella memoria collettiva come è accaduto per molte altre cose!

Cosa volete che vi dica: Sarà ma non ci credo!

8 Marzo 2003

 

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