
Gli
scalpellini: una "risorsa" in estinzione
UNA
SCUOLA CHE "FORGI" BRAVI SCALPELLINI NELLA NOTO
DA RESTAURARE….. come nel lontano '47! "

foto:
Michele Castobello
Sarebbe
così bello partecipare alla rinascita di questa
città! A Noto è ormai di moda dire che non ci sono
più intagliatori. Non è così. Siamo anziani, è vero,
ma saremmo ancora in grado di costruire ed insegnare
a ricostruire la cupola secondo i dettami usati
nel 700" A parlare è Corrado Cucumetto, "mastro"
scalpellino che oggi vorrebbe veder rifiorire, insieme
ai colleghi di un tempo rimasti in vita, la nobile
scuola degli scalpellini presente nel lontano 1947.
Con Cucumetto c'è un altro scalpellino "Doc", Vincenzo
Terranova che mostra con orgoglio dei conci in scala
della cupola realizzati in pietra ed un disegno
originale della Cattedrale. "Questo disegno è di
don Emanuele Attilio Figura, il mio maestro. Me
lo regalò prima di morire". E poi…i ricordi di un
tempo ormai lontano ma vivido nella memoria dei
due amici-colleghi…"Quando non c'era da lavorare
andavamo in Cattedrale e ne misuravamo tutti i pezzi
per proporzionare l'altezza. A quei tempi- ricorda
mastro Nzino- A Noto viveva gente di grande prestigio,
"mastri" eccezionali degni della migliore tradizione
notigiana. Basti pensare a Camillo Benso, soprannominato
Rambo, che non ha nulla a che vedere col famoso
conte di Cavour. Uomo di larghe vedute, realizzò
tantissime opere. Sono sue alcune fra le più belle
cappelle monumentali e l'omonimo cine-teatro, progettato
e realizzato perché Noto non perdesse il passo rispetto
alle grandi città". "E dire che fino a 18 anni "vardava
scecchi" poi la matrigna lo mandò alla scuola di
belle arti!"- aggiunge sospirando Cucumetto. Cosa
proporreste perché l'arte dello scalpellino non
vada perduta? "Certamente, se ce lo chiedessero,
saremmo lieti di mettere la nostra esperienza al
servizio dei giovani che vogliono imparare questo
mestiere entusiasmante. Invece, non siamo tenuti
in alcuna considerazione! Vede?- Cucumetto mostra
una vecchia foto in bianco e nero- Questa è una
squadra di apprendisti scalpellini che frequentavano
la scuola del 1947, sotto i maestri Cucumetto che
era mio padre, Giuspino e Civello". Parecchi di
quei giovani ritratti nella vecchia istantanea sono
morti però dentro il cuore di chi ha ancora la fortuna
di vivere, è rimasto intatto il ricordo di quella
scuola dove teoria e pratica andavano di pari passo.
"La teoria-spiega Terranova- è importante ma la
pratica consente di sviluppare un disegno. I nostri
maestri ci hanno insegnato a lavorare secondo i
cinque ordini dell'architettura italiana: toscano,
dorico, ionico, corinzio, composto che è la fusione
dello ionico e del corinzio. Per sapere gli ordini
bisogna conoscere le otto modanature e queste cose
le abbiamo studiato nella nostra scuola certamente
non all'università". Istituire la scuola dunque!
Questo è il messaggio degli scalpellini e, considerato
il risveglio della città barocca, sarebbe un vero
peccato non coinvolgervi chi ha acquisito l' esperienza
da anni di dura fatica.
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