
Iscrizione
di Noto nell'Unesco: non si mortifichi la Storia!
Spentisi
i riflettori sulla cerimonia di consegna degli attestati
di iscrizione delle città tardo barocche
del Val di Noto nel patrimonio Unesco, è
giunto il momento di "rispolverare" la
storia visto che pare si siano dimenticati i passaggi
salienti ed i soggetti che hanno consentito oggi
questo grande risultato. Fermo restando che è
lecito godere del lavoro di chi ci ha preceduto,
è pur vero che ciò deve avvenire nel
rispetto della verità. Molti dei personaggi
politici avvicendatisi ai microfoni, hanno fatto
poco o nulla per la realizzazione di questo sogno.
Altri che si sono spesi a tutto campo, non sono
stati nemmeno menzionati sol perchè nel frattempo
al timone c'è gente diversa. Per amore di
chiarezza voglio dare il mio modesto contributo
alla verità.

La possibilità che Noto sia inserito nel patrimonio
dell'umanità si concretizza nel gennaio 2001 con
la prima visita ufficiale del maltese Ray Bondin,
esperto dell'Icomos, organo consultivo dell'Unesco.
A lui è affidato il compito di relazionare sull'opportunità
di inserire il sito denominato: "
Noto ed il Tardo barocco della Sicilia sud orientale"
fra i beni dell'umanità. Dall'avvio del lungo
iter vengono apportate delle modifiche. La prima
riguarda la "nomination" che in prima istanza avrebbe
dovuto riguardare soltanto Noto a cui però
sono stati aggiunti Palazzolo Acreide, Modica, Ragusa,
Scicli, Caltagirone, Militello Val di Catania e
la stessa Catania limitatamente a via dei Crociferi.
"L'inviato speciale" dell'Unesco
è accompagnato dal sottosegretario di Stato Mario
Occhipinti che oltre ad aver seguito il non
facile percorso amministrativo burocratico dell'inclusione
del Val di Noto fra i siti tutelati dall'Unesco,
cura i rapporti con il ministro ai Beni culturali.

Sindaci
ed autorità. Foto F.Di Martino
La
denominazione del sito nasce in accordo prima con
Veltroni e successivamente con la Melandri con
lo scopo di dare più spessore alla proposta iniziale
riguardante solo Noto ed il barocco del Val di Noto.
Oggi la denominazione è cambiata
in: "Le città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia
sud orientale)". Ray
Bondin nel 2001 definisce legittima la "nomination"
di Noto e delle città barocche,
dato l'alta valenza architettonica ed urbanistica
dei luoghi. Nel frattempo
con le politiche, lo scenario politico muta
a livello nazionale e regionale e con esso i soggetti
chiamati ad occuparsi della questione. Per
l'onorevole Bono il primo grosso impegno da sottosegretario
ai beni culturali riguarda l'iter per l'inclusione
del sito che, in assenza di un piano di gestione,
ha subito una battuta d'arresto. Il piano
è indispensabile in quanto traccia le linee guida
entro le quali i comuni devono muoversi per svilupparsi
e garantire la conservazione dei monumenti. Senza
questo è impensabile riproporre al Bureau di Parigi
l' inserimento delle città barocche del Val di Noto.
Così il sottosegretario Bono
nel luglio 2001 convoca a Noto i sindaci degli
otto comuni interessati che si impegnano ad affidare
l'incarico per l'elaborazione del piano di gestione.
In quella riunione Bono appare preoccupato. Dall'Unesco
sono stati sollevati problemi di eccessivo dimensionamento
del sito. Inoltre questo sarebbe il primo caso di
inclusione che non riguarda un singolo luogo o monumento
ma ben otto comuni

legati
fra di loro da un unicum architettonico, culturale.
Si prospetta la possibilità che ne ammettano soltanto
due. In tal modo però verrebbe vulnerata l'idea
dell'Unicum. Anche il sindaco
di Noto Raffaele Leone che ha avuto un ruolo di
primo piano in questa vicenda, nell' ottobre del
2001 in consiglio comunale si dichiara amareggiato
per la dilatazione dei tempi di elaborazione del
piano di gestione col rischio che nel frattempo
si insinuino altri soggetti come è già accaduto
in precedenza quando da cinque si è passati agli
otto attuali, con la conseguenza che tutto verrebbe
nuovamente rimesso in discussione. Invece
il problema viene risolto e nel marzo 2002 il piano
viene presentato all'Icomos che dà parere favorevole:
è fatta. A questo punto l'ultima parola spetta all'Unesco
che il 27 giugno si
esprime positivamente: "Le città barocche del Val
di Noto. Sicilia sud orientale" sono ufficialmente
incluse nella World heritagelist.
27
Gennaio 2003