" Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza". Dante Alighieri

 

 


Le larghe maglie dell’urbanistica a Noto

di

Pietro Giannone

Se pensiamo all’urbanistica come quell’arte e scienza che nel tempo hanno armonizzato e regolato il territorio e la città in special modo, di cui la nostra ne rappresenta un esempio di massima eloquenza, e la raffrontiamo con il consuntivo di quella che si è realizzata a partire dagli anni 60 fino ai nostri giorni, altrettanto eloquente non può che essere il giudizio che ne consegue: disordine generalizzato e mostri ecologici. Non uno sviluppo quindi; ma un ingrossamento senza confini e senza economie. Ma perché si è potuto verificare, e come continua a persistere, una tale situazione, e come viene alimentata? Cerchiamo allora di entrare, per quanto possibile, in questo opificio, che non vorrei definirlo solamente del malaffare, ma piuttosto il luogo dove idealmente l’intelligenza umana si sveste dai principi etici e morali, e precipita nel barbarico, nella banalità, nell’autolesionismo, predisponendo inconsapevolmente il proprio stato d’animo all’ infrazione.
Ma ciò che è ancor più preoccupante è che ad esserne inquinata è la politica, la quale ormai viene determinata in buona parte sulla base di promesse di sistematici condoni o sanatorie edilizie. Infatti le elezioni le vince chi promette una sanatoria edilizia. Cuffaro addirittura ne fece il cardine della campagna elettorale che lo elesse a governatore della Sicilia.
Vediamo dunque di indagare cosa si è verificato e come, più o meno, stanno i fatti messi tutti insieme, tenendo presente come punto di osservazione il panorama del territorio netino e sottolineando l’intreccio tra legalità ed illegalità.
La città, in ossequio alle norme, si dotò di piano regolatore. Tuttavia per elaborarlo, tra storie varie, passarono circa dieci anni! Nell’attesa si lottizzava e costruiva attivamente, sopratutto in quelle aree di particolare pregio ambientale che potenzialmente avrebbero potuto essere gravati da vincoli di salvaguardia. Tali aree, frettolosamente passate di mano dai potenti proprietari terrieri, gli innominati, i veri responsabili dei disastri urbanistici; (spalmare la colpa genericamente solo sui cittadini, ultimo anello della catena, non è proprio esatto), a personaggi più intraprendenti, funzionali all’abusivismo, che in poco tempo ne segnarono il triste destino.
Nel contempo lo stato redimeva con leggi specifiche. Una di queste sancisce, essendo tutt’oggi in vigore, che non potevano effettuarsi frazionamenti al disotto di diecimila metri quadrati in terreni agricoli e in generale non soggetti ad edificazione. Non solo. Da lì in poi bisogna munirsi anche di un certificato detto di destinazione urbanistica (a Noto per averlo passano mediamente sei mesi, in altri comuni poche ore): Insomma,in qualche modo le maglie vennero veramente ristrette. Non fu cosi. Anzi non è ancora così!
Per primo entrano in azione certi notai, compiacenti dicono, che, nel pieno rispetto della legge s’intende, attiveranno su larga scala il meccanismo della quota indivisa. Teoricamente con questa escamotage si può acquistare anche un centimetro quadrato di terreno! Detti soggetti stipuleranno migliaia di atti e ad ognuno di essi corrisponderà una casa abusiva.
Questo, per cosi dire, è l’apporto all’urbanistica dei notai!
Se qualche proprietario terriero poi poteva proprio essere penalizzato perché per esempio sul proprio fondo, vicino al mare, era stato programmato un parcheggio, nessun problema! Basterà fare ricorso al Tar. Questo, decontestualizzando il problema ed osservandolo solo dal profilo giuridico, gli darà sicuramente ragione! E il parcheggio? Beh verrà spinto ad un chilometro di distanza (triste destino di tutti i servizi dei PRG)dove non nuoce e non serve a nessuno,perché non sarà mai realizzato, e l’area, perdendo così l’identità urbanistica, potrà essere edificata senza alcun problema.
Si ha cosi il contributo all’urbanistica dei giudici amministrativi!
Poi esiste la quota istituzionale, cioè quella approvata dal consiglio comunale. Questo aspetto è molto variegato:

a- Quando furono redatti i piani di riordino urbanistico il progettista ebbe l’insana idea di incrementare enormemente le cubature già realizzate abusivamente, l’esatto contrario di quello che doveva fare. Le conseguenze sono già a portata di mano: enormi agglomerati edilizi, mal serviti da strade e senza la benché minima dotazione di servizi, stanno sorgendo soprattutto nelle zone marine. Se osserviamo la zona di Eloro, per fare un esempio, dove insistono due grandi strutture alberghiere, condomini di notevole entità, e l’ormai coacervo di edilizia abusiva, più quella abusiva condonata, più quella regolare; se poi a ciò si aggiunge il flusso di fruitori delle tre grandi spiagge che sull’area insistono, il tutto servito da due stradelle che al massimo potevano sopportare il traffico dei carri di cinquanta anni fa, quale valutazione possiamo trarne? E se si dovesse sfuggire ad eventi disastrosi cosa succederebbe? Molte case sono costruite sulla foce del torrente Gioe, la cui furia delle acque è a tutti nota, qualche decennio addietro infatti divelsero persino il muro di sostegno della piazza del lido. E’ questo il modello estetico a cui ambiamo?
Sfido chiunque a sostenere che chi vive o chi osserva quel paesaggio possa esserne soddisfatto o a trovarvi un attimo di conforto o di serenità, che in fine è ciò che spasmodicamente cerchiamo.
L’uomo vive felice nell’ordine della natura e nell’ordine pensato, che nella loro interazione generano la bellezza, la grazia delle cose. Si potrebbe dire anche che in simbiosi hanno scritto la storia, quella storia dove noi ci rimiriamo con orgoglio, che dovremmo scrutare giorno dopo giorno alla ricerca di un senso e una guida per il futuro.

b- E’ in vigore una legge nazionale che in poche parole dice che non si può costruire dentro una fascia di centocinquanta metri dal mare. Dunque chiunque abbia costruito dentro quella fascia non solo deve pagare la salata multa, ma deve demolire il manufatto. In teoria ciò significa che non possono esistere nel PRG zone edificabili nella fascia citata. Cosi non è! Il nostro PRG prevede zone edificabili a pochi passi dal mare, in parte già in costruzione. Alcune proprio a ridosso della zona di erosione. Incomprensibile! Il severo Genio Civile, la colta Soprintendenza, ecc. ecc.,cosa rispondono, hanno veramente vigilato?

c- Esiste, in fine, l’urbanistica del Sindaco, la cosiddetta urbanistica ad personam. Se l’amico più intimo del Sindaco ha la necessità di realizzare un capannone in un area dove il PRG ha programmato un’area residenziale, nessun problema: basta apportare le giuste varianti al piano, ed è tutto risolto. Nessun rispetto per gli interessi di quei cittadini che magari avevano investito in quell’area proprio perché la ritenevano adatta per il raggiungimento dei propri obiettivi, invece si ritrovano i tir sotto la finestra. L’istituto delle varianti in urbanistica viene adottato per risolvere problemi di carattere generale; giammai personali.

d- L’apporto, quello assolutamente indecifrabile (fino a un certo punto s’intende),è il ripensamento dello stesso progettista del PRG, il quale in sede di revisione dello stesso, interrompe lo sviluppo di un piano particolareggiato già in completamento, che egli stesso aveva antecedentemente programmato, creando situazioni a dir poco oscene: strade monche, congestione di quelle esistenti, con conseguenti problematiche in caso di immediata evacuazione.
L’ultima pennellata può darla il dirigente di turno dell’ufficio tecnico, sopratutto s’è di nomina politica, quindi di parte, il quale può rilasciare concessioni edilizie acconce al completamento di quanto già predisposto dal progettista del PRG. Il “film” si sta girando in via Romagnosi: strade artatamente bloccate da palazzine al fine di non consentirne più un possibile completamento, recuperandone le aree con il chiaro obiettivo di predisporre il tutto per una futura speculazione edilizia. Andate a vedere!

5 Ottobre 2006

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