Non siamo mai tanto scontenti degli altri di quando lo siamo di noi stessi..

 

Cara Cetty ti scrivo....

Cara Cetty, da tre giorni cerco di scrivere questa lettera nella speranza di sfogare con qualcuno tutta la rabbia che ho in corpo. Avrei voluto essere più partecipe al tuo sito intervenendo nei blog molto utili se saputi usare, purtroppo prima scrivo e poi al momento di spedire nella paura di far male a qualcuno cancello tutto. Adesso ho voglia di sfogarmi e cerco qualcuno che riesca a capire il mio stato d’animo, qualcuno che riesca a capire cosa significa perdere un amico, poi se gli amici sono più di uno…ti lascio immaginare il mio stato d’animo. Purtroppo io sono una delle tante persone fatte male, uno che all’amicizia ci crede veramente. Sono una persona molto sensibile. E' da sabato che ripercorro con la mente la mia gioventù trascorsa con Salvatore e con Titino, non ho avuto neanche la forza di assistere ai funerali ne tanto meno di passare da casa di Salvatore per fare le condoglianze ai familiari anch’essi a me tanto cari. Purtroppo sono fatto così, e non è detto che anche questa volta ti mandi la lettera può anche darsi che all’ultimo mi sembri una cretinata e la cancelli, spero di no perché mi va di ricordare Titino e Salvatore compreso Cicciuzzo, parlandone con te e tutti i tuoi visitatori che sono tanti. Agostino Barrotta per tutti Titino,era mio compagno di pesca. Ci trovavamo a Balata senza darci appuntamento. Non avevamo bisogno di telefonarci tanto lui, o sotto il sole cocente o sotto la pioggia, era lì messo come una statua sopra gli scogli che pescava. Noi non avevamo bisogno di telefonarci ma per quel maledetto sabato ci eravamo dati appuntamento in un bar all’uscita di Noto, dove solitamente prendevamo un caffè e due in bottiglia da portare via. Mi sembrava strano non averlo trovato. Lo trovavo sempre ed oggi che ci eravamo dati un mezzo appuntamento no. La giornata era iniziata male, pensavo a lui " ma non avrà capito male e mi starà aspettando a casa sua? Ora ci passo".. tanto senza di lui non potevo pescare. Lui era il mio fornitore ufficiale di esche, lui era bravo nel trovare i gamberetti, le lumache di mare, e soprattutto a prendere i granchi con le mani nude. Arrivato vicino casa sua nel vedere la macchina posteggiata ho subito pensato “avrà preso l’influenza " ma poi mi dicevo "ma quale influenza! A lui non gli viene niente! I Barrotta sono fatti di ferro, chi non conosce a Noto qualcuno dei Barrotta!" Effettivamente qualcosa era successo. Qualcosa di grave perché verso le 12,00 ripassando da casa sua, ormai ero curioso di capire come mai non era venuto all’appuntamento, vedevo davanti la porta un mucchio di persone ed allora di colpo ho pensato alla sua mamma. Mi volevo fermare ma non ci riuscivo. Mi conosco troppo bene. Sono un tipo troppo emotivo per affrontare queste situazioni. "mi farò sentire più in là" dicevo. "Andrò al funerale della mamma e poi eventualmente a mare, tanto là non potevo scappare. Gli farò le condoglianze".
Poi l’incredibile. Ero a casa che soffrivo nel pensare a Titino cosa poteva provare in quei momenti, che mio figlio mi porta una notizia a dir poco agghiacciante, "Papà c’è tutta Noto che dice………………” ma va che dici sarà una cavolata come quella di Paolo Nitto. Ricordate che lo davano per morto e poi era tutta una bufala.
No questa no questa non la posso accettare speriamo sia tutto falso, prima la mamma di Titino, poi una tragedia di questo tipo no! Non la posso accettare, mi calmo un po’ ed esco vado verso mare luogo dell’incidente che mi aveva detto mio figlio, non c’era niente e nessuno, ero contento continuavo a guidare fino ad arrivare al maledetto incrocio di Balata, niente, meno male un’altra bufala e ritorno verso Noto, purtroppo devo passare sotto il ponte e lì vedo da lontano confusione, confusione di persone che piangono e si abbracciano disperate. Non oso domandare, mi conosco bene ho bisogno di allontanarmi, mi sento male mi gira la testa, mi viene da vomitare, meglio andare. Non voglio dare spettacolo, decido di sedermi al rifornimento di un amico all’ingresso di Noto che vedendomi mi dice "Povero Titino! Visto com’è strana la vita, oggi ci sei e più tardi non ci sei più!” e si hai ragione adesso come farà senza la mamma! gli dico io. Un minuto di silenzio avvolge l’intero rifornimento, purtroppo è arrivato il momento che sapessi veramente cosa era successo.
Non lo auguro a nessuno in un colpo solo apprendo due notizie tremende, di quelle che butterebbero giù una montagna, oltre a Salvatore avevo perso anche Titino.
Mi riprendo un po’ riuscendo pian piano a rientrare a casa, trovo mio figlio che era disperato, lui è amico stretto di Leo, mi dice che è andato a casa sua a fare compagnia a Leo, un dramma indescrivibile non ci voglio neanche pensare eppure ci sono passato tanti anni fa quando tre miei parenti morirono carbonizzati sulla strada del ritorno verso Como. So cosa si passa. Non capisci niente. Penso di colpo a Daniela, la Mamma di Salvatore, Corrado, Santino! Mamma mia! ma come faranno! Cosa posso fare per aiutarli! Come comportarsi in questi frangenti! niente. Meglio non fare niente. Si rischia di fare più confusione. Non mi rimane che ricordare Salvatore ai tempi della scuola ai tempi quando eravamo due podisti bravi e ci si dava battaglia nelle competizioni scolastiche. Lui era al liceo io al geometra. Allora era competizione vera ma leale. Eravamo rivali nelle gare campestri. Se sentivo che c’era lui nella mia gara già partivo penalizzato perché correva come un pazzo, non stancava mai. "Ma come diavolo fa!" eppure io mi allenavo come lui.
Una volta in una gara campestre che si svolse a Calabernardo eravamo lui sempre primo ed io, dietro, che aspettavo che si stancasse. Ma quale stancare! era imprendibile. Allora lo volevo paventare e preparai un attacco alle spalle, lo superai e nel farlo inciampai su un ramo che usciva dalla sabbia e mi feci male. Lui vedendomi cadere si fermò e mi diede la mano per rialzarmi dicendomi, alzati ed andiamo a vincere sta gara che dobbiamo fare neri i siracusani, allora chi arrivava nei primi tre posti disputava le finali a Siracusa nello stadio di atletica leggera , e ci andammo ma la cosa bella fu che da allora diventammo amici ma amici verament. Ci si allenava ogni sera. Andavamo 4 volte ad Avola e ritornavamo freschi freschi. Quando la Netina si allenava noi giravamo sopra la pista ridendo e scherzando, preparavamo la gara come dei professionisti, poi dopo pensammo di creare una squadra di calcio,l’idea venne a Salvatore Lombardo e saputo che nel gruppo c’era anche Salvatore e il fratello Corrado, accettai. La chiamammo Noto Marina. Volevamo fare un campionato estivo all’insegna del divertimento invece arrivammo, mi pare, secondi.
Poi diventammo grandicelli, c’era la famiglia che ci impediva di fare tante cose, ma questo non evitava di rimanere sempre amici. Ogni volta che mi vedeva, il suo sorriso era particolare si vedeva che era contento gli si spalancava tutta la bocca, due parole tipo, :comu va! chi mi cunti? tutt’apposto?" E poi ci si risalutava per rincontrarci anche a distanza di mesi. Quando si presentò alle elezioni, per non mettermi in difficoltà quando ci incontravamo mi diceva sempre "nun mi putisti battiri mai, ah?! “ e si continuava a parlare di corse, di Bascetta, siracusano bravo nella corsa che lo batteva sempre e lui si disperava, e cosi facendo non mi chiedeva di votarlo.
Mi rimarrai sempre nei ricordi Salvatore e lo dico col cuore e chi mi conosce e chi ha avuto modo di vedermi in questi giorni, sa che soffrirò come può soffrire un familiare.

Ciao Salvatore, ciao Titino, ciao Ciccio play boy

Ciao un amico

Cetty ti prego se ritieni di inserire questo mio sfogo nel tuo sito, fallo, ma non inserire il mio nome te ne prego

Ti ringrazio di cuore

 

Noto, 9 febbraio 2007

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