Non siamo mai tanto scontenti degli altri di quando lo siamo di noi stessi..

 

Cara Cetty ti scrivo....

Camilleri... Una lezione per tutti. Purché serva.

Quando si parla di tutela del patrimonio artistico e ambientale, pensare oggi di essere i soli depositari della sensibilità nei confronti dell’argomento, per chiunque sarebbe del tutto velleitario in quanto la maturata consapevolezza di doverlo preservare e la consolidata idea della tutela dell’ecosistema come indicatore essenziale della qualità di vita dell’uomo, prescinde ormai da rigide categorie politiche e partitiche.
Ma allo stesso modo, le “ragioni del progresso e le esigenze di modernità” non possono essere facilmente disattese poiché, a meno di essere apertamente ipocriti, non possono non riconoscersene i benefici quando essi sono forieri di libertà, benessere, sviluppo e ricerca di quella stessa qualità della vita.
Su certe questioni, è sempre più comune quindi riscontrare, con atteggiamenti trasversali, le ragioni ambientaliste e quelle del progresso contestualmente a destra, a sinistra e al centro, con evidenti difficoltà di gestione da parte della politica che, in aggiunta, si trova sempre di più a doversi confrontare con un crescente “individualismo comunitario”.
Non potendosi quindi individuare una facile ricetta meramente politica da parte di nessuna “maggioranza”, la necessaria soluzione di certe questioni sembrerebbe poter “scendere” tranquillamente ad un livello più operativo e pratico del confronto e quindi, in linea di principio, più semplice.
E invece non sempre è così, poiché spesso non si riesce neanche a trovare le giuste e condivise soluzioni sul se, sul come e sul dove fare opere o infrastrutture indispensabili al mantenimento dei livelli di benessere a cui realisticamente non è facile rinunciare.
La vicenda delle trivellazioni è emblematica anch’essa di queste difficoltà e dell’eccessiva indecisione nell’arrivare ad una soluzione, alla luce anche del suo iter a dir poco articolato che è utile sintetizzare.
La concessione alla Panther viene rilasciata dal Governo regionale di centro destra ma avversata da uno dei suoi assessori dell’epoca e successivamente dal Sindaco, di centro destra, di Noto.
Il Governo regionale nonostante le motivate e autorevoli proteste “interne” e quelle “esterne” non si determina ad adottare dei provvedimenti risolutivi.
Contestualmente, la destra “antagonista” di se stessa, pur con l’appoggio di parte della sinistra locale che sostiene il Sindaco e del centro-sinistra in generale, risulta incapace di condizionare le scelte del “suo” Governo regionale che, a sua volta, sembra condividere anch’esso le motivazioni dei suoi antagonisti.
La cittadinanza, nell’era della comunicazione globale, non viene praticamente mai coinvolta e, a parte gli addetti ai lavori politici e non, difficilmente ha modo di vedere o leggere la concessione più famosa d’Italia.
E mentre i lavori vanno avanti, in poche ore decine di migliaia di persone in tutta Italia firmano l’appello rivolto dal famoso scrittore siciliano.
La multinazionale dal canto suo protesta la regolarità della concessione ricevuta e quindi tutto viene rimesso nelle mani della magistratura amministrativa fino al colpo di scena finale con la “rinuncia unilaterale” del concessionario dell’esercizio della concessione nel Val di Noto.
Non v’è dubbio che siamo di fronte ad una vicenda “tutta siciliana” dai contorni incredibilmente confusi, cui anche il Camilleri magistralmente fa il verso quando nel “Birraio di Preston” parla del famoso “scangiu” che si può tradurre: per indolente svista, per innocuo andazzo, grazie al quale si scatenano una serie di eventi tutti connessi tra loro, di cui però man mano sfumano le origini e le ragioni a vantaggio della sempre consolante casualità.
E poiché “per caso” siamo, comunque, di fronte ad una concessione tuttora “viva” per la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti di gas e idrocarburi da parte della Panther e non potendosi immaginare per la città uno sviluppo che non sia ecocompatibile e che non tenga conto della sua vocazione turistica e soprattutto del ruolo culturale che la storia le ha assegnato, la “lezione” di Camilleri deve servire affinchè partiti, movimenti e la c.d. società civile, esercitino una rinnovata e pressante attenzione così da indurre la Regione, a fronte di una “troppo vaga” rinuncia, a procedere a una immediata e “formale” presa d’atto della volontà espressa dalla Panther e di conseguenza a un’altrettanto immediata e formale REVOCA della concessione, quantomeno, con riferimento al nostro territorio.
Più in generale poi, dovendo comunque fari i giusti conti con il bisogno di una necessaria modernità, sarebbe auspicabile, d’ora in poi, anche un ripensamento dei procedimenti autorizzativi e l’adozione di protocolli che tengano preventivamente conto delle sensibilità dei vari territori.
Allo stesso modo, sancire sistemi di imposta e modelli d’impresa che, nel caso di sfruttamento delle risorse naturali della Sicilia, al di là delle royalties, assicurino ampie ricadute economiche primariamente sul territorio e sui siciliani con relativi e ben più consistenti vantaggi per l’economia dell’isola, non foss’altro a titolo di adeguato e necessario risarcimento dei potenziali costi sociali e ambientali.
Ciò detto, l’iniziativa e la testimonianza dello scrittore siciliano, se da un lato ci conforta per avere dato ulteriore lustro e ribalta alla città, dall’altro evidenzia tutti i limiti finora palesatisi nel promuovere autonomamente analoghe iniziative.
Una “città immobile” è costretta ad “inseguire” sollecitazioni esterne che evidenziano drammaticamente il modo approssimativo con cui governanti e non ce ne occupiamo.
Toccherebbe a “Noi” infatti sollecitare eventi e catalizzare l’attenzione di “personaggi importanti” a supporto di una qualunque posizione, piuttosto che vedere questi personaggi costretti a prendere autonome iniziative che noi possiamo solo commentare a posteriori.
E la prossima prova è già dietro l’angolo ed è proprio la privatizzazione dell’acqua per le analoghe implicazioni sulla qualità della vita quotidiana di tutti.
Richiamiamo quindi l’Amministrazione agli impegni assunti pubblicamente non potendosi disattendere, neanche per “scangiu”, la difesa degli interessi primari dei netini.


Salvatore Mazzara

Noto; 20 giugno 2007

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