esattamente nel mezzo del Corso
principale della città.
Da un lato il Municipio, con
le sue lineari colonne neoclassiche,
a cui si accede da una semiscalinata
che è soltanto il lieve
riflesso di quell’altra,
imponente, che gli sta di fronte:
la scalinata della Cattedrale
di Noto! Non l’avevo ancora
vista senza lo scempio delle
transenne che per anni e anni
ci hanno proibito di sbirciarne
la bellezza. La scalinata innalza
lo sguardo del passante fino
al monumentale edificio che,
da ieri notte, ospita di nuovo
la lucente urna di argento massiccio
dove sono racchiuse le ossa
di San Corrado, nostro Santo
Patrono. La facciata della Cattedrale
si espande, con le sue tre porte,
appiccicata al cielo azzurro
che le fa da sfondo. I suoi
blocchi di pietra giallo-oro
hanno fatto tremare i miei ricordi
di una vita e, sotto il sole
bruciante, ho sentito sciogliersi
un nodo di commozione a lungo
represso…
Quasi insieme a me è
arrivato il Presidente Prodi,
io ero scortata da mio figlio,
ma vi assicuro che anche lui
aveva la sua scorta!
Intorno alle sue guardie del
corpo si sono aperti striscioni
tenuti alti a fatica dalle braccia
di tanti ragazzi, striscioni
contro le trivellazioni petrolifere,
contro lo sterminio dei nostri
aranceti, che non servono più
da quando le arance bisogna
importarle da fuori Italia,
contro un inceneritore che dovrebbe
sorgere a pochissimi chilometri
dalla Cattedrale… e figuriamoci
quanto incenso dovrebbe neutralizzarne
la puzza! Striscioni scritti
con amore rabbioso da chi non
accetta di abbandonare la sua
città ad un incerto destino.
Ha visto Prodi tutto questo?...Ha
detto qualcosa il nostro sindaco?...Hanno
parlato i sindaci delle altre
città dell’UNESCO
invitati per l’occasione?
Si è accorto qualcuno
del fatto che tantissimi soldi
si sono spesi per ricostruire
un monumento che, per quanto
importate e bello, non è
più quello di prima?
All’improvviso ho capito
che la mia commozione era dovuta
al fatto che, in mezzo a tutta
quella festa, io stavo celebrando
nel mio cuore il funerale della
“mia” Cattedrale!
Ora è “nuova”,
è bellissima, è
“importante” da
togliere il respiro! Ma non
è più la mia Cattedrale!
Non è la stessa dove
andavo a sentire la messa, da
bambina, un po’ spaventata
dalla grandezza delle navate
delimitate dalle secolari colonne!
Non è più la stessa
dove portavo i miei figli ogni
Natale a godere lo spettacolo
dell’enorme presepe in
ceramica ,spiegando loro sottovoce
come sarebbe arrivato Gesù
Bambino nella mangiatoia! Nemmeno
le colombe stamattina osavano
posarsi sui suoi cornicioni.
Nemmeno io ho voluto salire
la scalinata, e non soltanto
perché un fitto cordone
di polizia impediva ai cittadini
di riappropriarsi del loro monumento
riservato al Presidente del
Consiglio e alle autorità,
ma perché il mio cuore
non avrebbe sopportato, oggi,
di piangere sulla tomba dei
miei ricordi!
Carmela
Blandini
Noto;
20 giugno 2007
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