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della ozonizzazione. Quindi, al
momento la situazione dell’impianto
risulta essere la seguente:
•
il sistema di ozonizzazione è
andato in avaria;
• il vecchio sistema di
clorazione - bypassato in coincidenza
con l’attivazione della
ozonizzazione - non è facilmente
riattivabile in tempi brevi;
• il trattamento attuale
avviene sull’ultimo stadio
manualmente a mezzo di bidone
(penso di ipoclorito di sodio
ovvero varechina)
• la conseguenza logica
di quanto sopra è che praticamente
non abbiamo garanzie (si fa per
dire!) di quello che sversiamo
nel corpo idrico ricevente (il
fiume Asinaro e quindi il mare).
Non so se vale la pena di fare
un minimo di considerazioni e
di porre alcuni interrogativi
a chi ha competenze superiori
alle mie e, soprattutto a chi
ha la responsabilità di
quanto si verifica in città
in termini di attenzione verso
l’ambiente:
• L’ozono è
quel gas - molecola di ossigeno
con tre atomi anziché due
- che si forma durante i temporali
per effetto delle scariche elettriche,
oppure nel nostro naso quando
sentiamo quel caratteristico sgradevole
odore dopo uno starnuto. A prescindere
da queste curiosità, l'ozono,
grazie al suo grande potere ossidativo,
è in grado di rompere i
grossi componenti macromolecolari
che sono alla base dell'integrità
vitale di cellule batteriche,
funghi, protozoi e virus e, questa
sua potente azione disinfettante
ad ampio spettro d'azione viene
utilizzata sia nella disinfezione
delle acque, per la potabilizzazione,
che nel trattamento delle acque
reflue. Inoltre è dimostrato
che l'ozono è più
efficace del cloro nell'eliminazione
di alcuni virus che trovano grande
vitalità nelle acque potabili,
figuriamoci nelle acque reflue.
In definitiva l’efficacia
del trattamento con ozono è
fuori discussione, essendo le
sue capacità di ossidazione
e battericide seconde soltanto
al fluoro e paragonabili solo
lontanamente con il cloro, che
ha capacità battericide
molto limitate. Pertanto, nel
caso del ns. depuratore, la scelta
di trattare le acque reflue con
ozono sicuramente era nella direzione
giusta, poichè basata sulle
grandi capacità disinfettanti
e chiarificanti che questo gas
possiede.
• Dal
momento che due linee su tre non
sono andate mai in servizio e
comunque sono inutilizzabili,
mentre la terza è praticamente
gestita manualmente col bidone,
quali valori delle analisi chimico-fisiche-batteriologiche
dobbiamo aspettarci sulle acque
che finiscono nel fiume-mare?
• Ed ancora, come è
ridotto male il PARF! (Piano Acque
Reflue Urbane o Piano Adeguamento
Rete Fognaria che dir si voglia).
Sarebbe opportuno che fosse rivisitato
alla luce dei fatti nuovi.
• E la legge Merli, il D.
Lgs. 152/99 modificato dal D.
Lgs. 258/00 con tutte le loro
tabelle e gli obiettivi di qualità
ambientale e delle acque, che
fine fanno?
• Come si concilia l’accresciuta
pressione turistica con la inevitabile
ridotta ai minimi termini capacità
di depurazione delle acque reflue?
• è
mai possibile che la ns. città,
patrimonio UNESCO, mare a Cinque
Vele, spiaggia Calamosche tra
le prime dieci in Italia, e quant’altro,
debba correre il serio rischio
di ritrovarsi da un momento all’altro
con un pugno di mosche in mano
e con un mare di problemi da risolvere?
Al punto in cui siamo, devo pensare
che la concessione di questi riconoscimenti
alla ns. città, a volte
sia stata frutto di molta benevolenza
- compresa quella dei parlamentari
che hanno preso a cuore il futuro
della città - oppure di
molta leggerezza da parte di chi
ha valutato certi requisiti; oppure,
sulla scia dell’attenzione
richiamata dopo il crollo della
cattedrale stiamo sfruttando l’onda
di pubblicità gratuita
e favorevole, che, però
è destinata inevitabilmente
ad esaurirsi, se la città
non viene gestita ed amministrata
adeguatamente.
Quale attenzione all’ambiente?
Quale attenzione al turista?
Quale sistema turistico locale?
Quale scelta di fare sistema con
gli altri comuni per la gestione
del territorio?
Quale sviluppo sostenibile?
Che fine ha fatto il piano per
la gestione dei siti UNESCO? Pur
con tutti i suoi limiti, è
come un treno arrivato a binario
morto; quando parlo di limiti
mi riferisco al fatto che somiglia
più ad un piano di marketing
che non ad un piano di gestione:
infatti, soltanto in maniera fugace
e sporadica fa riferimento all’ambiente
e quindi alla qualità della
vita nelle città, ecc.
Magari, a valle del piano UNESCO
bisognerebbe programmare dei corsi
di formazione per gli amministratori
che dimostrano scarsa sensibilità
verso tematiche così importanti;
e poi, mettere a punto altri strumenti
più specifici o di dettaglio
per la gestione dei siti interessati.
Nel nostro
territorio manca una seria Politica
Ambientale (con degli obiettivi
e dei target), che contenga l’impegno
di chi ci amministra verso le
principali problematiche ambientali.
A scanso di equivoci si riporta
la definizione di Politica ambientale
che viene data dalla norma UNI
EN ISO 14001 (internazionalmente
riconosciuta): Dichiarazione fatta
da una organizzazione delle sue
intenzioni e dei suoi principi
in relazione alla sua globale
prestazione ambientale, che fornisce
uno schema di riferimento per
l’attività, e per
la definizione degli obiettivi
e dei traguardi in campo ambientale.
Ed ancora la stessa norma al p.to
4.2 prevede che la Politica ambientale:
a - sia appropriata alla natura,
alla dimensione ed agli impatti
ambientali delle sue attività,
prodotti e servizi; b - includa
un impegno al miglioramento continuo
e alla prevenzione dell’inquinamento;
c - includa un impegno ad essere
conforme alla relativa legislazione
e regolamentazione ambientale
applicabile ed agli altri requisiti
sottoscritti dall’organizzazione;
d – fornisca il quadro di
riferimento per stabilire e riesaminare
gli obiettivi e i traguardi ambientali;
e – sia documentata, resa
operante, mantenuta attiva e diffusa
a tutto il personale; f –
sia disponibile al pubblico. Non
vorrei passare per disfattista
o per uno che non ama o non ha
a cuore le sorti della città,
anzi tutto il contrario; sono
stato spinto a scrivere allo scopo
di dare il mio piccolo contributo
e vedere di stimolare soprattutto
i tecnici presenti in città
ad intervenire su temi così
importanti come l’ambiente
e la qualità della vita
in generale, per vedere se si
possono migliorare le cose. Concludo
affermando che, Noto (città
speciale sotto tanti punti vista),
avrebbe bisogno di essere gestita
ed amministrata in maniera speciale
e da amministratori speciali;
da parte mia, auspico per la nostra
città non un'attenzione
speciale come pure meriterebbe,
ma quanto meno un approccio normale,
come si fa in tante altre città
d’Italia e del mondo. Avremmo
interrotto il percorso del peggioramento
continuativo, ed avremmo raggiunto
il primo importante obiettivo
in un processo di miglioramento
continuativo.
Noto,
14 novembre 2005 |