Non siamo mai tanto scontenti degli altri di quando lo siamo di noi stessi..

 

Cara Cetty ti scrivo....

E' davvero incredibile! Ho lanciato un masso nello stagno, nella speranza che qualcuno si sentisse in dovere di darci qualche spiegazione, invece sono stata sepolta in un mare di assordante...silenzio da parte del comune, dell'aspecon ,e quel che mi rattrista maggiormente, non sono riuscita ad attirare l'attenzione degli ambientalisti su questa tematica, a mio parere, molto preoccupante. Perchè? Questo tipo di inquinamento non merita la stessa attenzione delle trivellazioni?

Corrado Lalicata- Cara Cetty, faccio seguito a quanto pubblicato sul Tuo sito a proposito del depuratore di C.da Calabernardo, per esprimere alcune mie considerazioni al riguardo. Riepilogando il tutto, su tre linee di trattamento che costituiscono l’impianto, due non sono entrate mai in funzione e quindi sono state abbandonate sul nascere prima ancora di essere messe in esercizio, ed in ogni caso oggi risultano inutilizzabili; la terza linea ha funzionato inizialmente col sistema della clorazione, sostituito dal febbraio 2005 col sistema molto più

efficace della ozonizzazione. Quindi, al momento la situazione dell’impianto risulta essere la seguente:

• il sistema di ozonizzazione è andato in avaria;
• il vecchio sistema di clorazione - bypassato in coincidenza con l’attivazione della ozonizzazione - non è facilmente riattivabile in tempi brevi;
• il trattamento attuale avviene sull’ultimo stadio manualmente a mezzo di bidone (penso di ipoclorito di sodio ovvero varechina)
• la conseguenza logica di quanto sopra è che praticamente non abbiamo garanzie (si fa per dire!) di quello che sversiamo nel corpo idrico ricevente (il fiume Asinaro e quindi il mare). Non so se vale la pena di fare un minimo di considerazioni e di porre alcuni interrogativi a chi ha competenze superiori alle mie e, soprattutto a chi ha la responsabilità di quanto si verifica in città in termini di attenzione verso l’ambiente:
• L’ozono è quel gas - molecola di ossigeno con tre atomi anziché due - che si forma durante i temporali per effetto delle scariche elettriche, oppure nel nostro naso quando sentiamo quel caratteristico sgradevole odore dopo uno starnuto. A prescindere da queste curiosità, l'ozono, grazie al suo grande potere ossidativo, è in grado di rompere i grossi componenti macromolecolari che sono alla base dell'integrità vitale di cellule batteriche, funghi, protozoi e virus e, questa sua potente azione disinfettante ad ampio spettro d'azione viene utilizzata sia nella disinfezione delle acque, per la potabilizzazione, che nel trattamento delle acque reflue. Inoltre è dimostrato che l'ozono è più efficace del cloro nell'eliminazione di alcuni virus che trovano grande vitalità nelle acque potabili, figuriamoci nelle acque reflue. In definitiva l’efficacia del trattamento con ozono è fuori discussione, essendo le sue capacità di ossidazione e battericide seconde soltanto al fluoro e paragonabili solo lontanamente con il cloro, che ha capacità battericide molto limitate. Pertanto, nel caso del ns. depuratore, la scelta di trattare le acque reflue con ozono sicuramente era nella direzione giusta, poichè basata sulle grandi capacità disinfettanti e chiarificanti che questo gas possiede.
Dal momento che due linee su tre non sono andate mai in servizio e comunque sono inutilizzabili, mentre la terza è praticamente gestita manualmente col bidone, quali valori delle analisi chimico-fisiche-batteriologiche dobbiamo aspettarci sulle acque che finiscono nel fiume-mare?
• Ed ancora, come è ridotto male il PARF! (Piano Acque Reflue Urbane o Piano Adeguamento Rete Fognaria che dir si voglia). Sarebbe opportuno che fosse rivisitato alla luce dei fatti nuovi.
• E la legge Merli, il D. Lgs. 152/99 modificato dal D. Lgs. 258/00 con tutte le loro tabelle e gli obiettivi di qualità ambientale e delle acque, che fine fanno?
• Come si concilia l’accresciuta pressione turistica con la inevitabile ridotta ai minimi termini capacità di depurazione delle acque reflue?
è mai possibile che la ns. città, patrimonio UNESCO, mare a Cinque Vele, spiaggia Calamosche tra le prime dieci in Italia, e quant’altro, debba correre il serio rischio di ritrovarsi da un momento all’altro con un pugno di mosche in mano e con un mare di problemi da risolvere?
Al punto in cui siamo, devo pensare che la concessione di questi riconoscimenti alla ns. città, a volte sia stata frutto di molta benevolenza - compresa quella dei parlamentari che hanno preso a cuore il futuro della città - oppure di molta leggerezza da parte di chi ha valutato certi requisiti; oppure, sulla scia dell’attenzione richiamata dopo il crollo della cattedrale stiamo sfruttando l’onda di pubblicità gratuita e favorevole, che, però è destinata inevitabilmente ad esaurirsi, se la città non viene gestita ed amministrata adeguatamente.
Quale attenzione all’ambiente?
Quale attenzione al turista?
Quale sistema turistico locale?
Quale scelta di fare sistema con gli altri comuni per la gestione del territorio?
Quale sviluppo sostenibile?
Che fine ha fatto il piano per la gestione dei siti UNESCO? Pur con tutti i suoi limiti, è come un treno arrivato a binario morto; quando parlo di limiti mi riferisco al fatto che somiglia più ad un piano di marketing che non ad un piano di gestione: infatti, soltanto in maniera fugace e sporadica fa riferimento all’ambiente e quindi alla qualità della vita nelle città, ecc.
Magari, a valle del piano UNESCO bisognerebbe programmare dei corsi di formazione per gli amministratori che dimostrano scarsa sensibilità verso tematiche così importanti; e poi, mettere a punto altri strumenti più specifici o di dettaglio per la gestione dei siti interessati.
Nel nostro territorio manca una seria Politica Ambientale (con degli obiettivi e dei target), che contenga l’impegno di chi ci amministra verso le principali problematiche ambientali. A scanso di equivoci si riporta la definizione di Politica ambientale che viene data dalla norma UNI EN ISO 14001 (internazionalmente riconosciuta): Dichiarazione fatta da una organizzazione delle sue intenzioni e dei suoi principi in relazione alla sua globale prestazione ambientale, che fornisce uno schema di riferimento per l’attività, e per la definizione degli obiettivi e dei traguardi in campo ambientale. Ed ancora la stessa norma al p.to 4.2 prevede che la Politica ambientale: a - sia appropriata alla natura, alla dimensione ed agli impatti ambientali delle sue attività, prodotti e servizi; b - includa un impegno al miglioramento continuo e alla prevenzione dell’inquinamento; c - includa un impegno ad essere conforme alla relativa legislazione e regolamentazione ambientale applicabile ed agli altri requisiti sottoscritti dall’organizzazione; d – fornisca il quadro di riferimento per stabilire e riesaminare gli obiettivi e i traguardi ambientali; e – sia documentata, resa operante, mantenuta attiva e diffusa a tutto il personale; f – sia disponibile al pubblico. Non vorrei passare per disfattista o per uno che non ama o non ha a cuore le sorti della città, anzi tutto il contrario; sono stato spinto a scrivere allo scopo di dare il mio piccolo contributo e vedere di stimolare soprattutto i tecnici presenti in città ad intervenire su temi così importanti come l’ambiente e la qualità della vita in generale, per vedere se si possono migliorare le cose. Concludo affermando che, Noto (città speciale sotto tanti punti vista), avrebbe bisogno di essere gestita ed amministrata in maniera speciale e da amministratori speciali; da parte mia, auspico per la nostra città non un'attenzione speciale come pure meriterebbe, ma quanto meno un approccio normale, come si fa in tante altre città d’Italia e del mondo. Avremmo interrotto il percorso del peggioramento continuativo, ed avremmo raggiunto il primo importante obiettivo in un processo di miglioramento continuativo.

Noto, 14 novembre 2005

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