Non siamo mai tanto scontenti degli altri di quando lo siamo di noi stessi..

 

Cara Cetty ti scrivo....

Lettera aperta al Sig. Sindaco della Città di Noto .

Signor Sindaco,

martedì 19 giugno , all’inaugurazione della mostra di Francisco Benitez “de effigie animi” presso lo studio Barnum, abbiamo ascoltato il Suo breve intervento rivolto ai presenti. Nelle Sue parole c’è stato, tra l’altro, un cenno a quanto era successo qualche giorno prima e cioè l’intervento censorio del Parroco della Cattedrale Don Bellomia che pretendeva venisse rimosso un manifesto che pubblicizza la mostra e che riproduce un dipinto dell’artista. Lei, molto furbescamente, l’ha buttata sul ridere , mostrando così di sottovalutare la gravità dell’accaduto, o più semplicemente per non affrontare seriamente la questione.Sono passati molti secoli da quel 21 Gennaio 1564 quando la Congregazione del Concilio di Trento dispose di far

“coprire” qualsiasi parte “oscena” dipinta da Michelangelo nel Suo Giudizio Universale situato nella Cappella Sistina.

Allora fu chiamato un certo Daniele da Volterra che fu il primo di una serie di “braghettoni” i quali ricoprirono l’originale affresco con una miriade di veli e braghe multicolori. A Noto, dopo ben cinque secoli da quell’episodio censorio, non avendo la Congregazione ci dobbiamo accontentare di Don Bellomia e al posto di Daniele da Volterra ci ritroviamo un certo Maltese da Rosolini che, come lei ha detto, ha avuto la “geniale idea” di mettere la fascia per coprire il seno nudo del dipinto. Forse un omaggio alla S.V. che sappiamo essere un grande “estimatore” e portatore di fasce? Dopo secoli di buio oscurantismo medievale e a partire dal XV secolo gli artisti, non hanno mai cessato di interessarsi al seno femminile nelle sue svariate sfaccettature: scoperto o maliziosamente velato, innocente o peccaminoso, pubblico e privato, disponibile e proibito, senza tener conto delle forme e dei gusti anatomici, che nel tempo hanno subito sostanziali variazioni. La rappresentazione del seno e del nudo in generale specie se artistico non è più oggetto di scandalo o di attentato al comune senso del pudore. Non è così, invece, nella Nostra Città Patrimonio dell’Umanità.

“L’arte” diceva Picasso “non è mai casta, si dovrebbe tenerla lontana da tutti i candidi ignoranti. Non dovrebbero mai lasciare che gente impreparata vi si avvicini. Si, l’arte è pericolosa. Se è casta non è arte”.

Allora il problema non è bendare o fasciare l’arte ma semmai quello di bendare o fasciare gli ignoranti.

Non Le nascondiamo che in questo contesto ci viene difficile distinguere tra censura e autocensura, probabilmente ci sono entrambe.

L’Italia è, infatti, un Paese incline alla sottomissione, diffidente verso l’azione di custodia gelosa della libertà, che è considerata un lusso. La lunga dominazione ideologica delle grandi famiglie cattolica e comunista ha abituato il Paese a fare a meno dell’esercizio dell’indipendenza nei rapporti fra il cittadino e lo Stato, tra intellettuali e popolo, quando se ne possa fare a meno (cioè quasi sempre). Ragionare, far circolare le idee, essere informati e informare, produrre cultura sono attività sulle quali è richiesto, sempre più frequentemente, un sottile pedaggio in termini di autocensura, di corrività, di conformismo linguistico “politicamente corretto”. Però si può sempre dire di no. Basta volerlo. E noi siamo qui a dirlo.

Signor Sindaco, il fatto che non si sia levata da parte Sua una voce forte e chiara in difesa della libertà artistica e della libertà di espressione, che il Suo parlare non denunciasse l’evidente attacco censorio di chi ancora crede di poter imporre la sua visione culturale del mondo ci induce a pensare che ella sostanzialmente o per quieto vivere si trova d’accordo con Don Bellomia.

Da parte nostra proviamo a levare una flebilissima voce, cercando di richiamare, i laici, l’intellettualità netina, ma soprattutto la coscienza libera dei cittadini netini a ritrovare il senso della realtà, perché speriamo ancora, crediamo ancora che la strada della consapevolezza e della razionalità possa alla fine risultare vincente. Quindi ci rivolgiamo a Lei affinchè nella Sua qualità di primo cittadino faccia rimuovere al più presto quella fascia che rappresenta un’offesa alla libera espressione dell’arte.

Corrado Salemi, Roberto Bellassai

Noto;20 giugno 2007

Due giorni dopo:

COMUNICATO STAMPA

C’è voluta la nostra denuncia, per liberare il seno del dipinto di Francisco Benitez e togliere la fascia che era stata apposta al manifesto che annuncia la mostra dell’artista.

Rimane comunque il fatto gravissimo che nel 2007 e dopo cinque secoli da quando furono messe le”braghe” ai dipinti Michelangioleschi della Cappella Sistina, a Noto, città d’arte e Patrimonio dell’Umanità, si trovi un parroco Don Bellomia che pretende e ottiene di censurare un manifesto , un architetto tale Maltese che ha “la geniale idea” di apporre la fascia per coprire il seno nudo del dipinto, il titolare della Galleria, E. Medica che accetta la censura e il Sindaco di Noto Avv. Valvo che piuttosto che intervenire a difesa della libertà di espressione artistica, molto furbescamente, ha

tentato di fare passare questo grave episodio di censura , come un fatto “ goliardico”.C’è voluta la nostra denuncia, per liberare il seno del dipinto di Francisco Benitez e togliere la fascia che era stata apposta al manifesto che annuncia la mostra dell’artista.

Corrado Salemi, Roberto Bellassai

Noto 22.06.2007

 

 

 

 

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