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gli
articoli di Cetty Amenta e Roberto Nastasi
L'Ospedale
"Trigona" di Noto: storia di
una morte annunciata?
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"Lungi dalla volontà di polemizzare,
non si comprende come mai ci si ribelli,
quasi ad ogni cambio di stagione, al tentativo
di chiudere l'ospedale, mentre "nell'intervallo",
nessuno, cittadini compresi sembra accorgersi
dello stato di detto ospedale, con divisioni
gestite da pochissime unità... e
col personale costretto a lavorare in uno
stato |
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di
costante frustrazione, privo di andare
im ferie e financo di ammalarsi se non
vuole essere responsabile del blocco di
qualche servizio" .
Queste
parole sono state scritte non ieri o la
settimana scorsa, bensì circa 14
anni fa su "Vita Diocesana"
del 14 maggio 1997, N° 14.
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Chi
ha scritto non era certamente un profeta
o un mago; ma una giornalista con un minimo
di sale in zucca che capiva già da
allora cosa stava accadendo.
Da
allora è passato tanto tempo e le
cose certamente soo andate di male in peggio;
Seguiamo
per riassunto le ultime fasi: |
“I
nostri ospedali sono dei traballanti lazzaretti
che il piano di riordino sanitario minaccia
di travolgere, suscitando le reazioni dei
sindaci, in particolare quello di Noto,
che invece li ritengono la quintessenza
della sanità”. E’ provocatorio
il tono di Pino Genovesi, neurologo ed ex
assessore provinciale che da tempo denuncia
gravi disfunzioni nel sistema sanitario
nella zona sud. “L’ospedale
dovrebbe essere una struttura sanitaria
alla quale rivolgersi per risolvere i problemi
di salute, invece dalle nostre parti è
un vero e proprio ostacolo alla diagnosi
precoce e corretta”. E Genovesi, referti
alla mano, schermati solo nella parte riguardante
il nome del paziente per la legge sulla
privacy, lo dimostra. “Questi due
esami sono stati refertati uno nel 2008
all’ospedale di Avola, l’altro
nel 2009 all’ospedale di Noto. Si
tratta di due tac encefalo senza contrasto.
Nel testo si legge che gli esami sono stati
eseguiti in regime di urgenza e sono inficiati
dalla presenza di numerosi artefatti da
deterioramento dei detrattori e indurimento
dei fasci che limitano il diagnostico. Questo
significa per chi non è del mestiere:
“ Caro paziente, la tac encefalo a
cui ti abbiamo sottoposto in urgenza, non
è attendibile in quanto gli apparecchi
non funzionano bene. Noi te l’abbiamo
detto. Tu regolati di conseguenza!”.
Una denuncia grave quella del dottor Genovesi
che potrebbe avere anche conseguenze di
natura penale! “Io sfido chiunque
a smentirmi in conformità a questi
referti! Dirò di più! Ospedali
di questo genere non solo non tutelano i
pazienti ma addirittura, sono un intralcio
alla diagnosi precoce che, si sa, spesso
salva la vita. Inoltre favoriscono un grande
spreco di risorse economiche e umane perché
i pazienti, per stare completamente sereni
dopo un esame dichiarato dagli stessi medici
che l’hanno effettuato poco attendibile,
si sentono quasi obbligati a ripeterlo presso
strutture più attrezzate”.
Insomma un moltiplicatore di spesa proprio
quando tutte le scelte effettuate in campo
sanitario oramai tendono ad ottimizzare
le risorse e ridurre gli sprechi! “
Se in un negozio ci danno una cosa diversa
da quella che abbiamo comprato, ci sentiamo
presi in giro o no? Bene, lo stesso vale
se si fa un esame diagnostico, dopo avere
pagato il ticket, e si scopre che non è
del tutto attendibile! Allora consiglierei
al sindaco, che è anche la massima
autorità in tema di salute pubblica,
di non difendere l’indifendibile gridando
l’ospedale non si tocca ma piuttosto
di agire perché sia finalmente reso
efficiente”.
Cetty Amenta, 5 aprile 2009
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L’ospedale
Trigona al capolinea? Tutte le peggiori
previsioni circa il futuro del nosocomio
netino sembrano concretizzarsi, alla luce
del piano presentato dal direttore generale
dell’ASP 8 Maniscalco che ha fatto
insorgere la conferenza dei sindaci, Valvo
in testa. Da qui la convocazione di un’immediata
conferenza stampa, alla quale hanno partecipato
i sindacati, per manifestare il dissenso
verso un piano ritenuto inaccettabile e
invitare tutti al Consiglio comunale aperto
di stamattina, al quale dovrebbe intervenire
anche la deputazione, per stabilire le iniziative
da intraprendere in difesa dell’ospedale. |
| Stando
alla bozza, stilata dopo il sopralluogo
tecnico ispettivo svolto dai dottori Guizzardi,
Martellucci e Aliquò il 3 dicembre
nei quattro ospedali, al Trigona non resterebbero
nemmeno gli occhi per piangere. Niente Ostetricia
e ginecologia, né pediatria né
tantomeno il reparto d’Ortopedia costato
centinaia di migliaia di euro e presentato
al presidente Lombardo in occasione della
sua seconda inaugurazione come il fiore
all’occhiello dell’ospedale
unico. L’ospedale di Noto avrà
settantasette posti divisi fra geriatria,
lungodegenza e riabilitazione, a cui si
sommeranno servizi di radiodiagnostica,
un punto prelievi, un presidio territoriale
d’emergenza, uno di primo intervento
e uno territoriale assistenziale. L’ospedale
di Avola invece manterrà tutti i
servizi unici essenziali. “Secondo
la logica di Maniscalco |
-
commenta il sindaco- questo piano darebbe
luogo a una sanità d’eccellenza
con un ospedale unico, quello di Avola,
e i servizi ambulatoriali a Noto. Senza
volere fare una battaglia di campanile-
aggiunge il primo cittadino- bisogna dire
che se il direttore generale ritiene di
volere collocare all’interno di un’unica
struttura tutti i reparti, quella di Noto
ha tutti i requisiti richiesti, a differenza
di altre che si presentano carenti. |
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Non è accettabile che sulla base
di una gita turistica da parte di questi
tre signori, si decreti la fine di un ospedale”.
Una visita di cui pare nessuno sapesse nulla,
anche se di prima mattina forze di “pulizia
straordinaria” si davano da fare per
fare brillare l’androne. “Se
dobbiamo misurarci, dobbiamo farlo ad armi
pari. Si vedano le strutture, i drg, i tabulati
e poi si decida serenamente. Non si può
dire che l’ospedale di Avola è
più idoneo perché è
vicino all’autostrada! Ciò
non solo non basta ma la sua collocazione
a 12 km dall’altro presidio dovrebbe
essere un deterrente in quanto i comuni
di Rosolini e Pachino resterebbero senza
copertura. A meno che non si voglia una
migrazione verso altri ospedali!”.
Cetty
Amenta 23/12/2009. |
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“Tra
tutte le possibili soluzioni, quella proposta
dall’ASP non solo è la più
incoerente ma anche la più onerosa
per la nostra sanità” Con queste
considerazioni, il sindaco di Noto Corrado
Valvo condanna senza mezzi termini, le ultime
soluzioni per la rimodulazione dell’assetto
sanitario, operato dell’Asp. Il Sindaco
definisce scorretta e subdola la risoluzione
assolutamente contraria agli interessi della
città barocca, approvata dalle direzioni
sanitaria ed amministrativa l’11 agosto,
poi presentata e pubblicizzata dopo un mese,
il 14 settembre. E’ stata richiesta
la convocazione urgente di un consiglio
comunale straordinario, affinché
tutte le forze politiche possano esprimere
la propria opinione ed il dissenso. Il sindaco
sospetta anche “operazioni di killeraggio
politico da parte di forza politica che
in tal modo vorrebbe privare Noto della
sanità”. Tale accusa deriverebbe
dalla constatazione di qualche assenza di
rilievo ad un importante ed urgente incontro
con le forze politiche, sindacali e la deputazione
regionale tenutosi nella sala della giunta
del comune. Ma anche fra i deputati e le
forze politiche presenti si toccava con
mano l’imbarazzo per alcune scelte
contraddittorie dei rispettivi partiti,
a Roma ed a Palermo. “Trasferire tutti
i reparti ad Avola – osserva il segretario
del Pd di Noto, Giovanni Campisi –
è una scelta che dimostra chiaramente
come tale proposta, che si contesta fortemente,
sia il frutto di una scelta politico-affaristica
che nulla ha a che vedere con valutazioni
di carattere tecnico e strutturale e soprattutto
con gli interessi della popolazione”.
Altrettanto dura la reazione dei rappresentanti
del movimento cittadino "Noto nostra"
che parlano di una scelta politica non rispondente
a reali esigenze di salute pubblica. “Una
scelta della politica contro Noto. Ma piuttosto
che riaprire una guerra di campanile, a
questo punto chiediamo a gran voce che la
politica, a fronte di tale pesante penalizzazione
per la comunità netina, ci dica che
cosa vuole dare o portare a Noto a titolo
di compensazione”. “I tagli
– sostengono anche i rappresentanti
dell’altro movimento cittadino, "Noto
libera"– non colpiscono tutte
le realtà alla stessa maniera, tutte
le province allo stesso modo. Ancora una
volta la nostra provincia sembra recitare
la parte della Cenerentola, nonostante la
presenza di una rappresentanza politica
con rilevanti ruoli istituzionali, sia nazionali
che regionali”.
Roberto
Nastasi, 21/settembre/2010 |
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La
città si ribella in difesa del Trigona.
Si susseguono le iniziative per resistere
alla decisione dell’Asp di trasferire
i suoi reparti ad Avola. Stasera alle 18,00
nell’aula magna del seminario si terrà
un consiglio comunale aperto anche in preparazione
della mobilitazione generale fissata il
primo ottobre. Ieri il sindaco Valvo in
una nota al direttore generale dell'ASP
e all'assessore regionale della Salute ha
chiesto l’istituzione di una commissione
super partes aperta ai sindaci della zona
sud ed al Ministero alla sanità per
valutare con oggettività in quale
dei due presidi vadano tutti gli acuti,
“onde evitare scelte di natura esclusivamente
politica, come la non accettata proposta
del direttore generale dell’ASP”.
Intanto si chiarisce il mistero delle sale
operatorie. “Il direttore sanitario
Di Lorenzo afferma che al Trigona esistono
solo due sale operatorie. Questo non è
vero”. Così si sono espressi
il primario di Ortopedia Vincenzo Adamo
e l’assessore alla sanità Pino
Testa durante la visita di ieri organizzata
all’ospedale per consentire alla stampa
di far luce sul numero esatto delle sale
operatorie.
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La
prima è quella in dotazione al pronto
soccorso con annessa sala di rianimazione.
Il PS ha anche un gruppo radiologico, operativo
da 15 giorni. Due sale operatorie si trovano
nel reparto di ostetricia e ginecologia. Anche
la sala parto, spiegano i medici, essendo
dotata di lampada scialitica e colonna di
rianimazione, potrebbe essere trasformata
in sala operatoria, in caso di urgenza. Poi
c’è il complesso operatorio di
chirurgia generale che è dotato di
due sale operatorie efficienti. Si arriva
a quota sei. “La sala operatoria di
chirurgia generale ristrutturata tre anni
fa- rileva Adamo- è costata circa un
milione di euro che così andranno in
fumo”. Alla domanda se sia possibile
trasferire le attrezzature altrove, la risposta
è un secco no. Ci sono infine due sale
operatorie attrezzate di tutto punto ma fuori
gioco perché senza |
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elettricità.
Fra dotazione reale e virtuale dunque si
arriverebbe a otto oltre adattrezzature
nuovissime in dotazione ai reparti. Ma allora,
perché la proposta di trasportare
i reparti ad Avola, nonostante il Di Maria
sia di dimensioni più ridotte e in
posizione meno strategica rispetto agli
altri paesi della zona sud? Né si
potrebbe obiettare asserendo che il Di Maria
sia più efficiente. Allo stato attuale,
infatti, nessuno dei due può cullarsi
sull’esistente, avendo bisogno di
essere potenziato per rispondere alle esigenze
della comunità, costretta ancora
a ricorrere altrove in casi gravi.
Cetty
Amenta, 28 settembre 2010
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La
sanità è sull’orlo del
baratro. Chiudere l’ospedale è
un passo avanti”. Questo lo slogan
che ha colorato insieme ad altri la manifestazione
in difesa del Trigona. A capo del corteo
i sindaci di Noto e Rosolini, l’assessore
Frasca per il comune di Pachino e l’assessore
Latino per il presidente della provincia
Bono. Presenti i deputati regionali Gennuso,
Marziano e Vinciullo, forze sociali, sindacati,
sanitari e tanti cittadini |
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che hanno testimoniato con la loro presenza
il dissenso contro un’eventuale chiusura
dell’ospedale. Anche se forse potrebbe
essere tardi. Per l'exsindaco Leone ad esempio
l’amministrazione non ha avuto la consapevolezza
della gravità del problema.
“Era
già evidente che con l’unificazione
dei due ospedali e col trasferimento nel
2002 di cinque reparti da Noto ad Avola
il decreto di morte del Trigona era stato
firmato. La battaglia per riottenere l’autonomia
dell’ospedale si sarebbe dovuta fare
per tempo alla regione”. Per il Pd
Bianca il problema centrale è la
tutela del diritto alla salute dei cittadini
del comprensorio senza cadere nella logica
del campanilismo fra Noto e Avola.“Le
scelte a tutela dei cittadini devono essere
giuste. Ci schieriamo per la difesa del
Trigona perchè nessuno ci ha dimostrato
con atti e fatti concreti che la scelta
di Avola sia frutto di logiche funzionali
al diritto alla sanità e non di logiche
politiche e di spartizione del potere a
livello regionale”. Per il sindaco
di Rosolini Savarino l’ipotesi definita
sciagurata di chiudere l’ospedale
di Noto avrebbe ripercussioni gravi su tutte
le comunità locali. Per questo “la
mia presenza testimonia la solidarietà
di Rosolini che manifesta contro la chiusura
dell’ospedale”. Sulla stessa
lunghezza d’onda il rappresentante
di Pachino. L’assessore provinciale
Latino ha espresso la volontà della
provincia di battersi perché ambedue
gli ospedali continuino ad esistere con
un’equa ripartizione dei reparti.
Unici assenti i rappresentanti di Avola.“
Non è così- puntualizza il
sindaco Valvo- Questa è una manifestazione
a difesa del nostro ospedale. Sarebbe un
grande errore pensare che ci debba essere
una battaglia dell’uno contro l’altro.
Credo invece che la nostra lotta debba essere
condivisa perché il progetto di Russo
e Lombardo è di fare chiudere non
solo Noto ma a caduta tutti gli ospedali
della provincia a favore di un mega ospedale
che dovrebbe sorgere dalle parti di Catania.
Noi vogliamo chiarezza. Siccome fino ad
oggi nessuno ci ha spiegato da cosa nasce
la scelta di chiudere i reparti del Trigona,
noi scendiamo in piazza”.
Cetty
Amenta, 1 ottobre 2010
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Tutte
le migliori energie della città,
mobilitate nella difesa ad oltranza dell’ospedale
"Trigona" di Noto. Quella che
avrebbe potuto essere una battaglia per
una sanità più moderna, razionale
ed esaustiva di tutte le esigenza di una
intera comunità all’estremo
sud dell’Italia, si muove, con dubbie
probabilità di successo, a difesa
del mantenimento degli insufficienti servizi
di cui attualmente gode. |
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Queste
sono le tristi conseguenze di una politica
di “rimodulazione” intesa e
concepita in funzione della economicità
e del risparmio senza minimamente badare
al sacrosanto diritto alla salute dei cittadini
di una comunità. Anche il movimento
cittadino "Noto nostra" si trova
impegnato in questa battaglia cittadina
insieme alle organizzazioni sociali e sindacali
ed ai partiti che si barcamenano in strumentali
proposte sempre diverse in base a dove vengono
rivolte. La questione, secondo il movimento
cittadino netino, è tutta politica.
“Noi da sempre – dichiara il
portavoce Michele Faraone – abbiamo
additato l’amministrazione comunale
di Noto, considerandola “colpevole”
di immobilismo, priva di stimoli propositivi.
La grande manifestazione del 1° Ottobre
deve essere la prima di una serie di altre
azioni che devono caratterizzare l’azione
del Sindaco Valvo, fino alla definitiva
risoluzione dell’annosa vicenda. Come
già detto in ogni occasione, noi
ci saremo nella speranza che gli sforzi
profusi non siano tardivi e vani”.
Non si risparmiano le frecciatine nei confronti
di qualche improvvisato capopopolo di altrettanto
tristi realtà, come quella di Avola.
Non si capisce che la lotta per la sanità
deve essere comune dell’intero territorio.
“Un noto sacerdote ha fatto della
battaglia a difesa del Di Maria la propria
crociata. È un vero peccato, perché
questa crociata in definitiva nuoce agli
stessi interessi dei cittadini avolesi e,
comunque vada a finire, travolgerà
il loro stesso Ospedale. Perché battersi
per una crociata votata al fallimento e
che danneggia gravemente tutti i Comuni
della zona Sud?”.
Roberto
Nastasi, 6 ottobre 2010
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| “Lo
scientismo ed il tecnicismo del management
aziendale o non è all’altezza
della sua funzione di organo guida di una
azienda sanitaria, oppure è vincolato
da condizionamenti di certa politica clientelare
oltre che autoreferenziale” Chi si
esprime in tali termini è Vittorio
Padua, responsabile del tribunale dei diritti
del malato. Egli definisce inopportune,
quanto mai irrazionali ed alquanto opportunistiche
sul piano politico, le scelte della rimodulazione
degli assetti sanitari dell’Ospedale
unico Avola/Noto e la relativa proposta
di trasferire i reparti di Ortopedia, Ginecologia/Ostetricia,
Pediatria e Pronto Soccorso da Noto ad Avola.
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“Questo
tribunale per i diritti del malato –
si afferma – intende sollevare tutti
i problemi connessi alla scarsa attenzione
che l’A.s.p. 8 di Siracusa riserva
ai Cittadini della zona Sud.
Roberto
Nastasi, 8 ottobre 2010
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| “La
città di Noto sarà, mercoledì
20 ottobre prossimo, a Palermo, davanti
a Palazzo d’Orleans per tenere un
consiglio comunale e per protestare civilmente
nei confronti del presidente Lombardo”.
Questa la risultanza del consiglio comunale
convocato in sessione straordinaria ed urgente
dal presidente Corrado Cultrera, per trattare
l’unico argomento che attualmente
brucia gli animi di tutti i notinesi: |
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“Atto di indirizzo per contrastare
i continui tentativi dell'Asp di Siracusa
di penalizzare il presidio ospedaliero di
Noto”. Presente un numeroso e rumoroso
pubblico e soprattutto presenti i deputati
regionali Marziano, De Benedictis, Gennuso,
Bufardeci, Vinciullo, il sindaco di Rosolini,
Savarino, tutti intervenuti per chiarire
posizioni che in alcuni casi erano apparse
distanti, confuse ed equivoche. Hanno per
primi parlato i consiglieri comunali e fra
questi il capogruppo del Pd Corrado Bianca.
“Sono convinto – egli ha detto
- che la scelta di modificare l’attuale
organizzazione dei due presidi sia |
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oramai
irreversibile. Se così è,
appare del tutto evidente che se l’ospedale
per acuti deve essere solo uno, non possiamo
non rivendicare che la scelta ricada su
Noto”. Più dura e severa l’
analisi del capogruppo dell’Mpa, Giovanni
Baviera, che ha parlato, come espressamente
da lui specificato, a nome dell’intero
suo partito. “L’ASP di Siracusa
– egli ha affermato con vigore –
sta perpetrando una truffa sanitaria |
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a danno di tutti i cittadini residenti nella
zona sud con l’atto di indirizzo elaborato
dai suoi tecnici e avallato dai vertici
della ASP stessa. Individuando erroneamente
l’ospedale di Avola come quello a
vocazione per acuti di fatto ha decretato
la fine dell’assistenza ospedaliera
nella zona sud”. Hanno tentato di
placare gli animi i vari interventi dei
deputati fra cui per primo Bruno Marziano.
Egli ha ribadito una tesi già sostenuta
in passato, sull’opportunità
di creare una commissione tecnico-scientifica,
che sulla base di criteri oggettivi possa
individuare il presidio da destinare agli
acuti e quello da rifunzionalizzare”.
Da tutti gli interventi è emerso
il convincimento che l’Asp abbia preso
un abbaglio e la notizia delle dimissioni
della direttrice sanitaria Sciacca, coautrice
della proposta, definita dal sindaco di
Noto “scellerata”, di allocare
tutti gli acuti presso lo stabilimento di
Avola, ne sarebbe la prima conferma.
Roberto Nastasi - 16 ottobre 2010
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