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Ma come si presenterà la cattedrale
da qui a due anni quando le decorazioni
interne saranno completate? La chiesa oggi
così austera diventerà davvero
più bella o invece sarà sacrificata
in nome dell’esperimento che si vuole
fare? “Sarà magnifica- assicura
Sgarbi- L’arredo sin dall’inizio
ha determinato qualche conflitto come è
stato per il pavimento che abbiamo voluto
fosse in pietra di Noto in polemica col
parroco che avrebbe voluto una bella pietra
liscia. Abbiamo trovato artisti eccellenti
che non sono copisti. Rino Frongia dipingerà
la volta, Supereco il tamburo e Ottavio
Mazzonis, ottantacinquenne ed allievo di
quell’Arduino che aveva lavorato qui
nel 52, dipingerà la pala della crocifissione.
Lo scultore Ducrò, un siciliano che
sembra Bernini rinato realizzerà
l’altare, Dobrilla il battistero e
Taimèr le porte laterali. Vogliamo
ricostruire quell’aria che la chiesa
aveva nel 52”. Altrettanto entusiasta
anche se più cauto, monsignor Chines.
“ Bisogna riprendere quell’idea
che ha creato le grandi cattedrali e che
è stata l’esplosione dei primi
secoli del secondo millennio quando l’intera
collettività diventava parte in causa
e cercava i migliori artisti che riuscissero
a creare una sinfonia per raccontare lo
stesso evento. Nella cultura contemporanea,
molto dispersiva, creare una situazione
in cui tanto i cittadini di Noto quanto
gli artisti possano confrontarsi nel raccontare
un’unica narrazione è il superamento
dell’individualismo della post modernità
e quindi affidare alla bellezza questo superamento
è la soluzione umanamente migliore”.
In merito agli artisti citati da Sgarbi,
Chines ha specificato che ancora non sono
stati scelti del tutto ma saranno analizzati
i loro progetti di volta in volta per vedere
se rientrano nel discorso iconologico complessivo.
Infine una parola al bianco della chiesa,
tanto gradito ai visitatori: “Rimarrà
l’esplosione del bianco che è
la luce e anche l’infinito ed in questo
bianco saranno incastonate le narrazioni”.
Cetty Amenta
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