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“Cosa può avere provocato la rottura della tubazione dell’oleodotto dell’Eni e conseguentemente, la fuoruscita del petrolio, in contrada Tagameli?”

Questo è l’interrogativo, ancora senza risposta, posto dal presidente del locale Circolo Legambiente Sebastiano Tiberio, a cinque giorni dal versamento di greggio nella campagna netina. “ Siamo seriamente preoccupati- sottolinea Tiberio- In zona si sta lavorando per aspirare il petrolio fuoruscito e limitare il danno ambientale che ancora non è quantificabile in quanto la perdita è stata scoperta su segnalazione di un agricoltore probabilmente due, tre giorni dopo l’incidente”. A causa delle forti piogge che hanno interessato la zona, il petrolio è inoltre fuoruscito in un avvallamento riversandosi,

insieme alle acque piovane, in un torrente che confluisce nel fiume Tellaro che a sua volta sfocia nella riserva naturale orientata di Vendicari. Insomma non c’è da stare allegri, con la minaccia incombente di inquinamento del più prezioso gioiello ambientale del territorio. “Fortuna ha voluto che le piene di questi giorni abbiano diluito il greggio in una massa d’acqua molto maggiore per cui l’ecosistema umido potrebbe non avere subito danni gravissimi.
Aggiungo però- sottolinea il presidente di Legambiente- che si tratta di zone agricole e di zootecnia dove gli animali al pascolo si abbeverano lungo i corsi d’acqua coinvolti dal fatto”. A suo dire, al momento non si conosce a quale profondità il greggio sia percolato né se possano essere stati coinvolti i pozzi trivellati della zona. Invece è palpabile il danno provocato dallo scorrimento del petrolio lungo i duecento metri di fondovalle, alla macchia mediterranea, alle radici degli alberi e all’ecosistema locale “anche se gli effetti nefasti li potremo vedere solo tra sei mesi o un anno”.
Intanto i tecnici lavorano per dissotterrare la tubazione interrotta mentre la Procura di Siracusa, su segnalazione del Comando di Polizia municipale accorsa sul posto, ha avviato un’indagine.

 

Noto, 23 gennaio 2010

 

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