"Nella vita di ognuno di noi c'è un momento per l'amicizia, la famiglia, per scoprire cosa conta realmente. Quel momento è adesso"

 

Personaggi

Giorgio Ambrosoli: eroe per caso?

di Corrado Ricupero

Vi ricordate di Giorgio Ambrosoli? E’ passato tanto tempo eppure ricordo ancora lo scalpore suscitato dal suo omicidio. La stampa e la televisione ne parlarono per settimane poi, come accade quando la notizia non fa più notizia, piano piano si spensero i riflettori su quell’orribile delitto. Oggi, a distanza di 25 anni dalla sua scomparsa, un amico comune che ha avuto la ventura di conoscerlo personalmente, ci propone una pagina molto toccante che mi permetto di consigliarvi. Grazie allo scritto di Corrado Ricupero si da risposta a tanti perchè…

25 anni fa, precisamente la sera dell’11 luglio 1979, veniva crudelmente assassinato sulla soglia del palazzo dove abitava il dr. Giorgio Ambrosoli; la mano omicida che brandiva una 357 Magnum apparteneva, come appurato successivamente in sede giudiziaria, ad un sicario prezzolato dal banchiere Michele Sindona, proprietario, tra l’altro, della Banca Privata Italiana sorta dalle ceneri della Banca Unione già di proprietà di una nota Compagnia di Assicurazioni milanese.
Questo omicida si chiamava William J. Aricò che ricevette per questa sua prestazione delittuosa la somma di $ 25.000 in contanti più un accredito di altri 90.000 della stessa valuta presso una banca di Lugano.
Giorgio Ambrosoli era stato nominato dall’allora Governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, curatore di questa Banca che ebbe a fallire a seguito di un crac da 417 miliardi più un prestito di 600 miliardi, garantito dalla stessa Banca d’Italia, proveniente dalla Germania Federale.
Il perché venne trucidato con tre colpi di pistola al petto molti lo ricorderanno ma per chi non lo sapesse ancora preciso che il movente fu l’incrollabile fede di Giorgio nella giustizia e nell’onestà, merce rara anche a quel tempo, che non cedette prima alle molteplici pressioni politiche perché occultasse nelle sue relazioni l’effettiva entità del crac e poi alle esplicite minacce anche di morte.
Lo apprendiamo da una lettera - testamento diretta alla moglie Annaloroi, lettera che Ambrosoli teneva gelosamente nascosta.
Morire a 40 anni quando avrebbe potuto con un si, invece che con un no, non solo salvare la propria vita ma procurarsi anche dei notevoli vantaggi economici.
Io non mi sono meravigliato affatto di questo suo incrollabile “credo”; lo conobbi alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano al debutto dell’anno accademico 1954 – 1955, eravamo entrambi matricole e tentavamo di sottrarci alle angherie degli anziani.
Era già un personaggio, sempre con il sorriso sulle labbra e con l’immancabile distintivo dell’Unione Monarchica Italiana all’occhiello di ogni giacca che aveva la ventura di indossare; di temperamento serio scherzava solamente con gli amici, io lo stuzzicavo per la sua fede politica, del tutto diversa dalla mia, ma non ci siamo mai “azzuffati” dialetticamente, con Giorgio era impossibile ed alle mie allusioni sul suo cognome mi rispose :”Io sono il parente povero delle caramelle di miele”.
Una volta laureati ci siamo persi di vista perché ognuno aveva preso delle strade diverse ma quelle poche volte che ci si incontrava nelle aule della Pretura od in quelle del Tribunale era festa grande.
Ricordo che un giorno venne pescato da un Pretore penale perché fungesse quella mattina da Pubblico Ministero in una serie di processi; lui aveva degli impegni improrogabili, mi vide da lontano, mi chiamò e mi pregò di sostituirlo se il Pretore ne avesse dato l’assenso e la risposta fu positiva, mi ringraziò, ci salutammo abbracciandoci e fu l’ultima volta che lo vidi.
La volta seguente vidi non più lui ma la sua bara ed assieme ad altri colleghi dell’Università l’abbiamo onorato piangendo assieme ai suoi familiari.
Cosa mi rimane di lui, il ricordo di un uomo incorruttibile sino al supremo sacrificio ed un dolore per la perdita di un grande e caro amico.
E’ stato un eroe per caso ? No, Giorgio Ambrosoli è nato con l’eroismo nel sangue e col sangue l’ha pagato nonostante fosse stato pesantemente avvertito: l’onestà intellettuale e morale, purtroppo, specialmente oggi, è un bene piuttosto raro sebbene quella appartenuta e messa in atto da Ambrosoli sia un esempio da seguire.
Mi domando quanti siano oggi in grado di seguire il suo esempio, per questo ho voluto ricordarlo, sia pure in ritardo per motivi personali, perché altri, specie i giovani, possano prendere piena contezza del suo sacrificio, cercando poi di percorrere lo stesso sentiero da lui tracciato, quello dell’ones
tà.

29 luglio 2004