"Nella vita di ognuno di noi c'è un momento per l'amicizia, la famiglia, per scoprire cosa conta realmente. Quel momento è adesso"

 

Personaggi

La turbinosa vita di un illustre figlio di Noto:Antonio Brancaforte.

Antonio Brancaforte, già docente di Storia e Filosofia all'Università di Catania, ed inserito nell'IBN- Index bibliographicus notorum hominum- una sorta di dizionario enciclopedico degli uomini illustri del mondo di tutti i tempi, mi accoglie con grande cortesia insieme alla moglie, la signora Pina Giangreco. Professore, sono venuta a trovare il filosofo.."Beh!- aggiunge con la sua voce lenta e cadenzata- Io lo sono, na-tu-ral-men-te e sono anche un po' poeta. Non si può fare filosofia se prima non si ha meraviglia, stupore, sensibilità."Rotto il ghiaccio, gli chiedo di narrarci la sua storia. "La mia era una famiglia povera. A due anni e otto mesi rimasi orfano di madre. Nella mia vita c'è il buco nero della sua assenza che ho sentito in maniera molto intensa. Ciò ha acuito la sensibilità e la ricerca filosofica che conduce al vero problema: Dio c'è o non c'è?" Lei a che conclusione è giunto.. "Sin da piccolo ho sentito che se non ci fosse stato, la mia vita non avrebbe avuto senso. L'uomo non può negare l'esistenza di Dio però può negarsi a Lui." I suoi studi? "Hanno seguito un iter normale: scuola elementare, media, liceo dove per due mesi ho supplito il professore di latino e greco su richiesta del preside Curcio " Ma se c'erano così pochi laureati perché non rimase a Noto? "Per spiegarlo devo fare una precisazione.

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Io sono cristiano, cattolico, Lapiriano. La Pira ha esercitato un grande influsso su di me così come padre Fioretti che mi fece conoscere le opere filosofiche del vescovo Mario Sturzo. Quando Giorgio veniva a Noto, trovava in me il suo migliore interlocutore ed il terreno più fertile del suo antifascismo. Per tale motivo in terzo liceo venni espulso da tutte le scuole del regno e dovetti attendere lo sbarco degli alleati per essere riammesso agli esami di maturità. " Cosa accadde dopo? "Mi iscrissi in Filosofia e contemporaneamente insieme a Giovanni Rappazzo ed Emanuele Caruso fondai la Democrazia popolare. Nel frattempo nasceva la Democrazia cristiana, molti personaggi illustri tornavano dal confino e,veniamo alla risposta del perché abbandonai Noto, vedendo litigare quei popolari per avere un posto di rilievo nella DC, gli stessi che io e i miei amici avevamo cercato inutilmente di coinvolgere nel nostro discorso, rimasi scandalizzato." E allora? "Quando mi accorsi che tutto era diventato affare, profondamente deluso vidi nel Cristo l'unica speranza, così andai a Palermo ed entrai nella compagnia di Gesù dove sono rimasto dall'età di 19 anni a 32 conseguendo la laurea." Ma allora lei è diventato gesuita.. "No.Tre giorni prima di essere ordinato andai via. Avevo 32 anni.Ho ancora davanti agli occhi la faccia del provinciale sempre più stupefatta mentre gli chiedevo di poter usare la mia teologia dei sacramenti che però non coincideva con quella di Tommaso D'Aquino. Lei- gli spiegai- può decidere di mandarmi a fare il missionario fra gli Esquimesi, imponendomi di usare la metafora del pane e del vino con un popolo che non conosce né il pane né il vino. Che figura faremmo fare a Gesù? Lasciata Palermo, divenni bancario a Firenze dove mi ricongiunsi con Giorgio La Pira, padre Ernesto Balducci ed il poeta Davide Maria Turoldo. Quante belle giornate abbiamo passato insieme anche se io, rispetto a loro ero molto più moderato. Il passo più duro da fare fu quando ci furono le elezioni" Come mai? La Pira le chiese il voto per la DC? "Affatto. Anzi La Pira, democristiano, onorevole, sindaco famoso mi disse:"Senti, io resto nella DC perché oramai non potrei fare altrimenti ma tu che sei uscito dalla Compagnia di Gesù devi andare oltre e votare almeno Socialdemocrazia. Ed io seguii il suo consiglio. Insomma quei tre hanno fatto fatica a demolire il gesuita che era in me ma alla fine ce l'hanno fatta."Professore, da bancario a docente universitario e da quel momento inizia la sua carriera.. " Sì. Scrissi subito un libro: " Dio e la problematicità" che ebbe tali recensioni da farmi conseguire la libera docenza e l'incarico. Intanto cominciavano a scrivere di me i più importanti filosofi francesi mentre nell'unica storia della filosofia italiana scritta dai tedeschi mi veniva dato un posto a parte. Poi l' inserimento nell'Ibn e nel comitato scientifico della rivista Filosofia. Oggi ho nostalgia delle mie lezioni all'Università però voglio vivere finchè non renderò chiaro il mio pensiero filosofico." Cioè? " Che cosa non può non credere chi crede e chi non crede. Perché e in che senso Dio non esiste. Perché e in che senso Dio è innegabile. Perché e in che senso si può essere il più possibile atei." Professore, ho capito: vuole conquistarsi l'immortalità…

Marzo 2001