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Personaggi

Uzzo Costanzo:un netino "a 24 carati".

Noto, città di nobili, di preti, di intellettuali e… di gente comune che concorre comunque ed inconsapevolmente a scriverne la storia. Fra questa gente c'è Uzzo Costanzo, in arte dolciere.

Parlare di lui come din personaggio minore nel panorama socio-culturale netino sarebbe assolutamente riduttivo: Costanzo è un personaggio e basta. Un uomo brillante, una mente fervida capace di soggiogare, con il suo bel dialetto notigiano, intercalato da espressioni in lingua ed arricchito da gustosissimi aneddoti, chiunque abbia la ventura di incontrarlo. Persino il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro in visita a Noto un anno dopo il crollo della Cattedrale, ne rimase affascinato al punto da insignirlo del prestigioso titolo di ufficiale del lavoro. Il tutto avvenne in modo alquanto singolare. " Mentre il presidente e la figliola Marianna assaporavano una granita di fragoline di Noto elogiandone il profumo ed il delicato sapore, mi permisi di narrare loro l'origine del delizioso frutto -ricorda Costanzo- Un giorno Giove decise di creare Venere. Messosi subito all'opera, plasmò il capolavoro di beltà che noi tutti conosciamo ma si accorse di aver dimenticato di crearle i capezzoli. Sentito un odore straordinario vide che proveniva da piccoli frutti rosa. Ne prese due e pose riparo alla dimenticanza. Da quel momento le fragoline si chiamarono anche capezzoli di Venere." Sarà andata davvero così o questa è una dalle trovate di Costanzo? Dal sorriso malizioso stampato sul suo faccione bonario si potrebbe avere qualche dubbio al riguardo anche se sinceramente non riteniamo importante indagare sulla faccenda, certo è però che Scalfaro, alquanto divertito, dopo un'occhiata significativa alla figlia, simpaticamente sorpresa anche lei da questo omone baffuto, gli chiese d'un tratto come mai non fosse stato insignito anche del titolo di ufficiale, dato che era cavaliere dal 72 e, senza attendere risposta, "lo promosse sul campo". Dopo venti giorni Costanzo ricevette la comunicazione ufficiale. Una vita di duro lavoro la sua, iniziata a nove anni quando, morto il padre, la mamma lo affidò a Francesco Fichera, titolare del bar Cambrinus perché gli insegnasse il mestiere: ": Ccà c'è u picciriddu, ci 'nsignamu u mistieri e, se manca, quacchi scuppazzuni ciù 'ncugnamu." (Ecco il ragazzino, gli insegni il mestiere e se sbaglia, qualche scapaccione glielo dia).Quelli erano altri tempi ed il problema dello sfruttamento minorile non si poneva nemmeno, anzi, il fatto che un bambino frequentasse una "putia"(bottega) artigiana per apprendere un lavoro rappresentava il modo migliore per sottrarlo ai rischi della vita in strada. "Fichera è stato il mio maestro di vita. Era come un padre per me, un amico, e un grande dolciere. Da buon catanese era il numero uno nell'arte della decorazione. Egli mi ha arricchito molto professionalmente insegnandomi i trucchi del mestiere, risultati utilissimi quando mi sono messo in proprio. E poi, quel caffè Cambrinus, che sciccheria! Ci vulieunu uocci ppì taliallu!(non bastavano occhi per ammirarlo) In stile liberty, tavolinetti in marmo e base in ferro battuto, poltroncine, specchi alle pareti, dipinti! Era il ritrovo di giovani studenti ricchi di belle speranze e degli intellettuali del tempo: dal preside Toscano all'ispettore delle scuole del regno Curcio, ai giovani D'Angelo e Gangi, per citarne alcuni, che in seguito avrebbero dato lustro alla città." Un caffè che non aveva rivali fino a quando non nacque quello di Finocchiaro, "all'ultimo grido", una novità per una città un po' sonnacchiosa come Noto. Fu così che "i signori" presero l'abitudine di accomodarsi nella sala attigua al caffè per leggere il giornale e conversare amenamente in attesa di andare a pranzo mentre il Cambrinus continuava ad essere frequentato da letterati, giovani e operai. Poi l'incendio del bar, la sua rimessa a posto, alcuni anni ancora e nel 62 la decisione di Costanzo di mettersi in proprio. Nasceva così il laboratorio dove, per una sorta di magia, le magnifiche fragranze del gelsomino e della rosa, dei mandarini e delle fragoline di Noto si tradussero in delizie da assaporare nelle assolate giornate estive. Data la sua grande passione per ogni forma d'arte, il laboratorio divenne ben presto anche ritrovo di giovani artisti, poeti, scultori, universitari. Fu lì che si forgiarono, fra un cannolo di ricotta e un cono di cedro, Gino Cilio, Corrado Papa, Angelo Di Maria, Peppino Civello e tanti altri con i quali Costanzo organizzò a proprie spese la prima mostra cittadina di estemporanea cui ne seguirono altre a carattere provinciale e nazionale grazie all'intervento del sindaco dell'epoca Salvatore Adamo Noto che "vedeva lontano"e soprattutto credeva in questo straordinario personaggio. Poi la tradizione si interruppe. Oggi Uzzo Costanzo è quel che si dice " un uomo arrivato professionalmente": possiede un grande laboratorio ed un bar dalle pareti affrescate da uno di quei giovani che bazzicava, ricco di sogni e di progetti nel suo piccolo laboratorio di un tempo; ha raccolto nel corso degli anni una grande quantità di riconoscimenti in Italia ed all'estero per la sua arte dolciaria; ha due figli e la nuora che hanno voluto intraprendere la sua stessa attività rendendolo enormemente felice, eppure… basta scambiare quattro chiacchiere con lui per capire che la sua carica è rimasta intatta mentre il suo "fanciullino" continua a stimolarlo verso nuovi traguardi da raggiungere per la sua adorata Noto.

Settembre 2001

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