Centoquattro
anni: un record, una vita quella di Sara
Scollo fatta
di fatiche, sofferenze, ma anche di gioie
e svaghi innocenti in una Noto per molti
versi perduta per sempre. Oggi la signora
Scollo, chiamata affettuosamente da tutti
nonna Sara anche se il suo nome di battesimo
è Vincenza, vive in una casa di riposo per
anziani. D'altra parte, dei suoi quattro
figli soltanto due sono ancora in vita:
Giovannina, 81 anni e Carmela, 75 anni,
ciascuna con gli acciacchi tipici di un'età
avanzata. Nonna Sara non si lamenta. Sta
bene, tutto sommato anche se la sordità
quasi totale spesso la isola facendola vivere
in un mondo tutto suo. Però la memoria non
l'ha tradita. E' lucida ed in grado di
evocare i ricordi della sua infanzia e giovinezza,
coloriti di particolari riguardanti luoghi,
persone ed usanze degli inizi dello scorso
secolo. Ricorda, nonna Sara, la sua fanciullezza
quando c'era poco tempo da dedicare al gioco.
Lei ad esempio cominciò a lavorare a
dieci anni quando andò a "nettare" fragole
nella campagna di massa Rosario Finocchiaro.
A fare da tramite fu la sua madrina di cresima,
"ronna" Paolella Gentile che già ci lavorava.
Dapprima sua madre fu titubante dato che
Sara era ancora una bambina poi però si
convinse perché c'erano tante altre "caruse"
che vi lavoravano. Lei, sveglia ed intelligente,
fece presto ad imparare il mestiere ed il
padrone la pagava bene, ben tre lire a settimana,
che consegnava a sua madre perché le comprasse
la "robba" (corredo). A quei tempi i
soldi li davano a cartoccio, ricorda nonna
Sara e quando lei consegnò il primo alla
madre, questa tutta contenta lo mostrò alle
vicine di casa dicendo loro: "Taliati, a
malanova quantu a varagnatu!"(Guardate,
la birbante, quanto ha guadagnato). Poi
si recò subito dal "pannieri" (venditore
di stoffa) Giallongo. Ebbe così il suo primo
lenzuolo di lino al quale ne seguirono altri
sette in quanto a quei tempi era usanza
che la roba da portare in dote fosse da
otto. Fra i ricordi più belli la spesa
in compagnia della madre "a calata ra ciazza",
alla discesa del mercato in via Rocco Pirri.
La ciazza, dove c'era il cuore del mercato,
brulicante di mercanti e massaie, era una
pertinenza del palazzo Villadorata, ad esso
collegata tramite un corridoio ed archi
per il passaggio delle carrozze. In un secondo
momento il principe Corrado Nicolaci trasformò
le stalle in esercizi commerciali. C'era
di tutto: formaggio, farina, verdura carne.
Nella "ciazza" si teneva anche il mercato
del pesce, con le pareti tinte d'azzurro
"a colore del mare". Di fronte c'era
la chiesa di San Camillo da dove "usciva"
il Signore il giorno di Pasqua e dove il
venerdì santo in occasione della Santa spina
gli uccieri (macellai) organizzavano una
grande festa. Poi la chiesa fu demolita
e mai più ricostruita però si diceva che
le sue pietre fossero state utilizzate
per costruire un palazzotto alla villa.
Il lavoro nella campagna di massa Saro fu
l'inizio di una vita di fatiche. Fu proprio
mentre coglieva le fragole che la signora
Scollo conobbe il marito, Corrado Finocchiaro.
A quei tempi, ricorda Nonna Sara i picciotti
non si potevano "spiegare" direttamente
così la buonanima di suo marito le mandò
una messaggeria tramite ronna Palella. Così
un giorno i due giovani si incontrarono
di nascosto e Sara disse chiaro e tondo
a Corrado che se prima non ne avesse parlato
con la madre ed il fratello non se ne poteva
fare niente. E Corrado così fece. "Ricordo
che il giorno delle nozze la sarta che mi
aveva cucito l'abito gli chiese di andare
a comprare un po' di ciauru (profumo) da
don Salvatore Occhipinti alla discesa dell'Arco
perché una sposa aveva d'essere ciaurusa.
Mio marito andò subito. Quando fui pronta
ci recammo alla chiesa dello Spirito santo
e ci sposammo. Da lì cassaro, cassaro (il
corso Vittorio Emanuele) raggiungemmo la
casa che avevamo preso in affitto dietro
il municipio e cominciammo la nostra vita
insieme". Quanti ricordi, nonna Sara!
Preziosi compagni di viaggio senza i quali
non avrebbe alcun senso continuare a vivere.
Noto
18 Gennaio 2002