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Personaggi

Vi presento Nino Patuvai, maestro liutaio...per diletto

Fra i personaggi “minori” che hanno contribuito alla crescita culturale di Noto, un posto di riguardo merita Antonino Caruso, per i più, Nino Patuvai. Il signor Nino era falegname e nel tempo libero si dilettava a costruire violini. Aveva un piccolo laboratorio in Via Salvatore La Rosa, di fronte la Chiesa della Rotonda. E’ stata una delle prime persone che ho conosciuto quando, bambina mi sono trasferita con i miei genitori dalla via Dante Alighieri alla via Vespucci. Ho di lui un bellissimo ricordo. Era un uomo gentile e affettuoso dal sorriso rassicurante. Era molto stimato e, posso dire senza tema di smentita che, insieme al signor Tardonato “u biciclittaru” era la persona più conosciuta di Noto bassa. Nella sua bottega si parlava di musica mentre qualche porta avanti nella putia del mastru Tardonato le giovani promesse della zona si riunivano per discutere di ciclismo. Ma quelli erano altri tempi! Per una volta consentitemi di presentarvi un uomo attraverso lo scritto inviatomi da uno dei suoi due adorati nipotini, Corrado, oggi studente di Architettura a Siena. Chissà come ne sarebbe orgoglioso il signor Nino se fosse con noi! Le sue parole affettuose mi hanno commossa e sono certa che avranno lo stesso effetto anche su di voi.

Vi presento Nino Patuvai, mio nonno


Nella vita ci si renda conto sempre dopo, dell’importanza che hanno le persone. Solo dopo, il loro ricordo ci accompagna per sempre. I loro affetti, i loro insegnamenti tornano sempre in mente nella vita di ogni giorno, come flash back che vogliono rammentarti qualcosa. Solo dopo siamo capaci di rimpiangere i momenti trascorsi insieme e saremmo spinti dalla voglia fare mille domande e chiedere mille perché ma ormai è tardi. Mio nonno Nino è una figura per me carismatica, che ricordo sempre piacevolmente perchè capace di farmi sorridere anche adesso che non c’è.
Lo ricordo sempre allegro e indaffarato, con un grembiule al collo, un po’ goffo nei movimenti, e quando insieme passeggiavamo, il tragitto era pieno di saluti: “Signo’ Caruso buongiorno”. Affettuoso ed allegro con i suoi nipoti, incapace di dire di no,cercava sempre di accontentarci e renderci felici. Un tipo “Sciampagnuso” capace di strappare sorrisi a musi lunghi e di dare parole cortesi.
Solo oggi rimpiango la sua voglia di insegnarmi la sua arte, svanita con la sua morte prematura. Egli era ebanista per necessità ma la sua vera arte, misteriosa nei contenuti e affascinante nei tratti, era quella di liutaio, unica passione della sua vita, accampagnata da uno sfrenato amore per la musica, capace di commuoverlo ascoltandola fino a piangere ed a nascondere le lacrime con un sorriso.
Apprese la sua arte, quasi integralmente da autodidatta quando, non ancora vent’anni, seppe far tesoro degli insegnamenti del maestro Scop che gli svelò i segreti più intimi della liuteria Cremonese che ben conosceva. Intanto però il nonno doveva gestire pure l’ ebanisteria, unica fonte di sostentamento, ma la passione per il violino era più forte che mai e non appena poteva dedicava intere nottate a mettere in pratica gli insegnamenti del maestro Scopa.
Nel secondo dopo guerra , dopo un’escalation di tecniche e segreti ormai consolidati,realizzò i primi violini, subito acquistati da un napoletano, e che oggi sappiamo essere alla scuola di S. Cecilia in Roma. Se da un lato i due infarti non gli permisero più di fare l’ebanista, dall’altro gli consentirono di dedicarsi integralmente ai violini ed alla liuteria.
Intere giornate trascorse nella bottega di quel vicolo di via La Rosa , a piallare,segare... Ricordo come fosse oggi che lo aiutavo a mettere centinaia di piani di abete e acero al sole per tutto il vicolo perchè, mi spiegava, dovevano stagionare per bene al calore del sole. Intere scolaresche venivano a visitare la sua bottega ed il suo lavoro e diverse volte anche le TV nazionali.
Negli anni ’80 propose all’amministrazione di Noto di istituire una scuola di liuteria e violino, ma figuriamoci se andò in porto. Tante sono state le mostre in Sicilia ma lo sapeva che per sfondare in quel campo doveva farsi un nome trasferendosi a Cremona! Solo lì ,nella culla della liuteria avrebbe potuto sfondare ma l’idea della lontananza dalla sua famiglia lo distolse e così si ritrovò nella piccola realtà netina ,sacrificato ad aspettare “Quel Giorno”.
Oggi abbiamo fatto stimare i violini da diversi liutai a Firenze e a Bologna.
A Bologna il maestro Regazzi, uno dei liutai di Uto Ughi, li ha trovati fantastici e saputo che nel frattempo il nonno era morto, ha esclamato:" Peccato! Per farsi apprezzare avrebbe dovuto fare un po’ di casino e venire su. Nei suoi violini c'è ancora la tecnica pura della costruzione. Non sono inferiori a quelli dei liutai cremonesi!". Oggi guardando i suoi tesori, mi si riempie il cuore di nostalgia per mio nonno ma anche di amarezza per il sogno di un uomo che è non si è realizzato.
Eh si! La bella Noto aveva anche un liutaio, e non siamo riusciti a continuare questa tradizione artistica! Mi dispiace.


Corrado Listo