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Personaggi

Piero Figura, il centralinista dell’ospedale “Trigona” andato in pensione una decina d’anni fa, non c’è più

(di Roberto Nastasi)

 

La sua morte prematura ci porta a riflettere sulle possibilità umane che a volte, quando sembrano limitate da qualche handicap, se saputo governare, riescono a dare alla persona la capacità di sviluppare l’intelletto, ponendola su un piano di superiorità rispetto a molti altri, non baciati dalla sfortuna.
Piero Figura era un centralinista non vedente, da sempre, secondo i ricordi della gran maggioranza di coloro che lo conoscevano, sentinella ed “occhio” vigile dell’Ospedale di Noto. Non vedeva con gli occhi, ma aveva un cervello, una capacità di comunicazione, ma soprattutto un cuore che gli permetteva di “vedere” e capire quello che altri non riuscivano neppure ad immaginare. Piero era un “computer”, con un archivio di numeri e d’immagini e soprattutto di ricordi che non falliva mai un colpo. Non c’era numero già provato o mai conosciuto prima, che lui nel breve tempo di pochi secondi non riusciva a catturare. Conosceva ed aveva amici in mezza Sicilia e con l’aiuto di questi riusciva sempre a trovare le persone desiderate. Conosceva i pregi, i difetti, le abitudini buone e cattive di tutti i dipendenti perciò, con un rapido giro di chiamate, riusciva a metterti sempre in contatto con le persone desiderate. Aveva sempre le parole giuste per convincere i “non reperibili recalcitranti”, a venire in ospedale, se chiamati, trovando le frasi e gli strumenti giusti per dare un significato a quel sacrificio richiesto. Con un centralino di poche linee riusciva sempre in pochi minuti a soddisfare le esigenze che le attuali linee digitali con decine di linee non riescono a fare. Trovava nelle chiamate il tempo per la battutina e le sfrecciatine che tanto confortavano non solo gli operatori sanitari ma anche i fruitori della sanità. Trovava anche il tempo sempre nella discrezione e nella necessità del contatto per fare conoscere le sue idee, i suoi principi, la sua cultura, le sue poesie, le sue letture. Era veramente un missionario della sanità, collocato nel posto più delicato, dove un ospedale si apre alle necessità dei bisognosi. Un esempio ed un mito per tutti quegli operatori che non si sono mai rassegnati a vedere la sanità come un ente, una macchinetta erogatrice di cure, un’Azienda, in cui prevalgono le esigenze dei numeri, dei budget, dei rapporti costi beneficio, che considerano poco o niente, o addirittura dannose le buone parole, i buoni sentimenti, le opere d’altruismo ed umanità. A quest’impostazione economicistica, materialistica ed aziendalistica che vede i pazienti non più come esseri umani dotati di corpo ed anima, ma come utenti bisognevoli di servizi da trattare con le logiche degli affari di mercato, Piero molto prima di tanti altri, come al solito con la sua “vista” telescopica, non volle assoggettarsi mai preferendo andare in pensione presto, per proseguire le sue ricerche sulla natura umana, nelle sue poesia, e approfondire la sua straordinaria carica umana. Di lui ci mancheranno le telefonate d’auguri di Natale che ogni anno, immancabilmente ci pervenivano, a dimostrazione che l’affetto e la stima nei riguardi miei e di Cetty duravano anche, al di fuori della sua ex postazione di lavoro.
Ciao Piero!

 

Noto 5 luglio 2009

 

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