La
sua morte prematura ci porta a riflettere
sulle possibilità umane che a volte,
quando sembrano limitate da qualche handicap,
se saputo governare, riescono a dare alla
persona la capacità di sviluppare l’intelletto,
ponendola su un piano di superiorità
rispetto a molti altri, non baciati dalla
sfortuna. |
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Piero Figura era un centralinista non vedente,
da sempre, secondo i ricordi della gran maggioranza
di coloro che lo conoscevano, sentinella ed
“occhio” vigile dell’Ospedale
di Noto. Non vedeva con gli occhi, ma aveva
un cervello, una capacità di comunicazione,
ma soprattutto un cuore che gli permetteva
di “vedere” e capire quello che
altri non riuscivano neppure ad immaginare.
Piero era un “computer”, con un
archivio di numeri e d’immagini e soprattutto
di ricordi che non falliva mai un colpo. Non
c’era numero già provato o mai
conosciuto prima, che lui nel breve tempo
di pochi secondi non riusciva a catturare.
Conosceva ed aveva amici in mezza Sicilia
e con l’aiuto di questi riusciva sempre
a trovare le persone desiderate. Conosceva
i pregi, i difetti, le abitudini buone e cattive
di tutti i dipendenti perciò, con un
rapido giro di chiamate, riusciva a metterti
sempre in contatto con le persone desiderate.
Aveva sempre le parole giuste per convincere
i “non reperibili recalcitranti”,
a venire in ospedale, se chiamati, trovando
le frasi e gli strumenti giusti per dare un
significato a quel sacrificio richiesto. Con
un centralino di poche linee riusciva sempre
in pochi minuti a soddisfare le esigenze che
le attuali linee digitali con decine di linee
non riescono a fare. Trovava nelle chiamate
il tempo per la battutina e le sfrecciatine
che tanto confortavano non solo gli operatori
sanitari ma anche i fruitori della sanità.
Trovava anche il tempo sempre nella discrezione
e nella necessità del contatto per
fare conoscere le sue idee, i suoi principi,
la sua cultura, le sue poesie, le sue letture.
Era veramente un missionario della sanità,
collocato nel posto più delicato, dove
un ospedale si apre alle necessità
dei bisognosi. Un esempio ed un mito per tutti
quegli operatori che non si sono mai rassegnati
a vedere la sanità come un ente, una
macchinetta erogatrice di cure, un’Azienda,
in cui prevalgono le esigenze dei numeri,
dei budget, dei rapporti costi beneficio,
che considerano poco o niente, o addirittura
dannose le buone parole, i buoni sentimenti,
le opere d’altruismo ed umanità.
A quest’impostazione economicistica,
materialistica ed aziendalistica che vede
i pazienti non più come esseri umani
dotati di corpo ed anima, ma come utenti bisognevoli
di servizi da trattare con le logiche degli
affari di mercato, Piero molto prima di tanti
altri, come al solito con la sua “vista”
telescopica, non volle assoggettarsi mai preferendo
andare in pensione presto, per proseguire
le sue ricerche sulla natura umana, nelle
sue poesia, e approfondire la sua straordinaria
carica umana. Di lui ci mancheranno le telefonate
d’auguri di Natale che ogni anno, immancabilmente
ci pervenivano, a dimostrazione che l’affetto
e la stima nei riguardi miei e di Cetty duravano
anche, al di fuori della sua ex postazione
di lavoro.
Ciao Piero!
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