" O fuori l'Italia dalla guerra o L'Italia dentro la guerra!

 

Personaggi

Ricordando Teresa Schemmari

Sfogliando un po' distrattamente un numero del periodico "Noticiando", mi sono imbattuta in una foto che ha scatenato in me una ridda di ricordi intensi. Teresa, anch'io non ti ho mai dimenticata. Come potrei! Tu non lo hai mai saputo né potrai più saperlo, ma hai rappresentato nel periodo più triste della mia vita, una sorta di faro che illuminava il mio cammino e mi costringeva ad essere forte quando mi sentivo vacillare sotto il peso della mia, tutto sommato e col senno del poi, piccola menomazione. L'ho conosciuta che avevo 14 anni. Lei ne aveva sedici. Io frequentavo la quarta ginnasiale del mitico liceo classico Di Rudinì insieme a Maria, sua sorella. Per questo spessissimo insieme a Tita Consiglio e Teresa Fiaccavento ci davamo appuntamento a casa di Maria in via Ascenzo Mauceri con l'intento di studiare. In realtà, dopo una "sbirciatina" ai libri, tanto per essere in pace con la coscienza, spesso e volentieri indugiavamo in cucina per preparare il "salame dolce", un dessert a base di biscotti osvego, cacao, zucchero e rum. Ne avrò mangiato a chili e, vi dirò, nessun altro "salame dolce" mi è mai piaciuto come quello che si preparava a casa Schemmari. Teresa era sempre molto contenta di vederci e di vedermi. La ricordo seduta al tavolo del soggiorno, un grande tavolo rettangolare, intenta a studiare. Lei, vi assicuro, lo faceva sul serio. Era una ragazza dolcissima, paziente, con uno sguardo dove non leggevi mai la rassegnazione. Spesso restavamo sole io e lei e una volta le confidai che soffrivo tanto perché zoppicavo, non potevo correre come le altre e questa mia diversità mi rendeva così insicura al punto da costringermi a camminare sempre rasente il muro. Starete pensando che ero stata insensibile nei suoi riguardi. Parlare dei miei problemi ad una ragazza affetta di osteoporosi pseudocistica che non poteva muoversi affatto. Ebbene, non era così. Non lo avrei mai fatto se non fosse stata Teresa, con la sua dolcezza a chiedermi di parlargliene. Una volta mi disse: " Cetty, io camminerò, fosse l'ultima cosa che faccio. Non ho paura delle sofferenze. So sopportare. E tu devi vincere questo senso di frustrazione che ti angustia. Se posso io, figurarsi tu!". Fu sul finire dell'anno scolastico che mi regalò due oggetti: una conchiglia dove aveva dipinto due giovani in riva al mare che si tenevano per mano ed una geisha, realizzata con del fil di ferro, una pallina, della carta lucida verde ed un fiocco rosso alla cui base aveva scritto: "Vietato impossessarsi di questo dono, l'ho donato a Cetty e a Cetty dovrà rimanere". Questi due oggetti non mi hanno mai lasciato. Trasferitami a Lugo di Romagna con mio marito, sposina, portai con me le cose più care, di quelle che ti fanno sentire a casa anche quando sei lontana migliaia di chilometri. La geisha e la conchiglia fra queste non potevano mancare. Da vent'anni siamo a Noto e loro con noi nella nostra casa di Sant'Elia. La giapponesina, un po' invecchiata, come me d'altronde, continua a guardarmi dallo scaffale dello studio dove passo gran parte del tempo a scrivere. Quell'anno 1967, sarà stata colpa del salame dolce o, più probabilmente dello scarso tempo impiegato allo studio, fui bocciata ed i miei incontri con Teresa si diradarono anche se io mi tenevo sempre informata dei suoi progressi. Ci incontravamo soprattutto d'estate a Balata dove andavo a trovarla. La trovavo sempre gioiosa e serena. Nel frattempo si laureò e "bissò" persino. Poi la sua rivincita con la vita che sarebbe troppo riduttivo nei suoi riguardi chiamare miracolo. Cominciò a camminare come aveva sempre desiderato. E io ne sono stata molto lieta anche se nel frattempo non era più la stessa Teresa che avevo voluto bene da ragazza. La vita l'aveva resa più dura. La vita cambia e ci cambia tutti e lei aveva più motivi di tutti per cambiare ed essere ugualmente compresa. Oggi Teresa non c'è più. Il pensiero mi rattrista moltissimo. Mi spiace soprattutto non poterle dire che anch'io sono riuscita a vincere la mia piccola scommessa e ora riesco a camminare sicura al centro del corso, senza bisogno di appoggiarmi al muro. Ciao, Teresa.

Noto 24 Maggio 2002

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