" O fuori l'Italia dalla guerra o L'Italia dentro la guerra!

 

Personaggi

Donna Giovannina purtroppo è morta. Mi sono commossa e dispiaciuta quando ho riconosciuto la sua foto sui manifesti listati a lutto. Si è spenta serenamente, circondata dall'affetto dei suoi cari e delle tante persone che la frequentavano volentieri. Sono contenta di avere avuto il piacere di intervistarla. La sua gioia di vivere, il suo coraggio e la sua durezza che le hanno fatto superare tanti ostacoli saranno una grande testimonianza per tutti noi.

Noto 1 Settembre 2002

Giovanna Tedeschi:un secolo di storia netina, vissuta dalòla parte della gente comune.

Non capita tutti i giorni di parlare della Noto del primo 900 con qualcuno che avendovi vissuto, possa raccontarla direttamente. Quando hai dunque la ventura di conoscere una centenaria a cui gli anni hanno sottratto soltanto parzialmente l' udito lasciandole una mente lucidissima, ti senti baciata dalla fortuna. E' esattamente la sensazione che ho provato parlando con la signora Giovanna Tedeschi. Incuriosita ed un pò divertita dall'interesse suscitato dalla sua persona che certamente "altolocata" non è mai stata, ha accettato di raccontare questo secolo vissuto in una città di nobili e di preti, ma dalla parte della gente comune, costretta a lavorare duramente per vivere e pronta a gioire delle piccole cose.E' un fiume in piena Ronna Giuvannina. I ricordi fluiscono liberamente, di tanto in tanto una lacrima compare timidamente fra le sue ciglia e lei, quasi con durezza, la asciuga indispettita e tira avanti. "Ronna Giuvannina". Quella di Giovanna è stata davvero una vita difficile Separatasi dal marito, con un figlio da tirar su da sola, si è data da fare per raggranellare un po' di danaro lavorando tutto il giorno come donna di servizio "volante" dalla signora Tirollo alla "calata 'ra ciazza"- discesa del mercato o via Rocco Pirri- Qualche soldo glielo passava "l'assistenza" che era al convitto Ragusa; con 250 lire al mese pagava la pigione di casa e "fra tricchi e barracchi" andava avanti. Ad inizio secolo il mercato pullulava di commercianti: "Che c'era di macellai e pescivendoli!- ricorda la nonnina- la "ciazza" era tutta pittata d' azzurro. E di fronte c'era la chiesa di San Camillo dove ci facevano il cinema. Lì tenevano pure la statua del Signore a paci. Poi un giorno la demolirono e non la ricostruirono. Oggi alla ciazza non ci sta più nessuno anzi mi hanno detto che l'hanno chiusa. Che peccato!" In realtà la loggia del mercato, dopo anni di abbandono, è stata ristrutturata e fra pochi giorni dovrebbero essere completati anche i lavori di restauro della bellissima fontana. L'amministrazione comunale ha intenzione di riaprire le botteghe per farne un centro artigianale. Quante persone vivevano al mercato: "ronna" Currarina a muricana , Ciccio u prainaru, i Murani, i Sarani, Pugliesi, ron Currau u sirausanu, i sciancati.. tutti morti. Da bambina invece ronna Giuvannina aveva vissuto con la famiglia in campagna. Suo padre era massaro di fiducia del principe Corrado Nicolaci " Che uomo speciale, il principe! Era biddazzu, robusto e sorridente. Mi ricordo come fosse ora, che si sedeva con la gamba a cavalcioni e fumava il sigaro poi, raccoglieva i mozziconi e li dava a mio padre per riempire la pipa". Il suo matrimonio, naufragato tristemente per motivi di "roba" è legato all'immagine vivida di palazzo Ducezio, tutto su un piano, ai piedi della Cattedrale. Il salone era bellissimo, "che era un peccato posarci i piedi". Il giorno delle nozze indossava un paio di pinnenti (orecchini pendenti) d'oro a ninfa, lavorati come un filo di capello "Quando il sindaco chiamò: Tedeschi" io risposi: Presente, eccellenza! Lui guardandomi mi chiese sorridendo di vendermi gli orecchini. Io gli risposi: Voscenza no. neanche se mi paga tutto l'oro del paradiso." Hanno un significato grande quegli orecchini per Giovannina. Racchiudono la storia della sua famiglia. "Mia nonna li aveva lasciati a mio padre che a sua volta quando si maritò li regalò a mia madre che li diede a me ed io, quando sarà, li voglio lasciare a mia nipote".Quanta acqua è passata sotto i ponti da quel 1901! "Eravamo poveri ma ci divertivamo lo stesso. Noto era sempre in festa…cantanti, teatro. Al campo sportivo davano l'opera lirica: La traviata, Cavalleria rustica, Rigoletto.. Al teatro, quello vero, però ci entravano solo le persone altolocate". Ma ciò che commuove più di tutto la signora è il ricordo della festa di San Corrado. "I parenti di San Curraiuzzu beddu venivano apposta da Piacenza ogni 19 febbraio per partecipare alla processione. Al loro passaggio la popolazione restava "alluccuta" per la loro eleganza. In occasione della festa suonavano quattro bande, due a palco e le altre per le vie della città.La banda di Noto era la più importante. Una volta venne "la musica" di Roma e restò a bocca aperta quando sentì quella di Noto diretta dalla bonarmuzza del maestro Mulè" E quella volta che i preti decisero di portare San Corrado ad Avola? Che successe! La popolazione si ribellò. La processione era già ad Avola ma San Corrado miracoloso, arrivato alla porta reale si fece pesante e, visto che non c'era niente da fare, i fedeli lo riportarono in chiesa". Per San Corrado di febbraio che cade proprio domani, arrivavano i forestieri che gli facevano il viaggio scalzi. Alcuni addirittura si mettevano in ginocchio e poi strisciavano la lingua lungo tutta la scalinata della cattedrale fino alla cappella. Poi un devoto si ammalò ed il vescovo lo proibì..Anche le feste di carnevale erano grandiose. " Cannaluvari" lo faceva don Ciccino Conforto. Martedì veniva bruciato alle quattro cantunere vicino al teatro. Che c'era di popolazione! E che allegria!! Ronna Giuvannina racconta ridendo che un'annata un ragazzo fu portato a spalla dentro un "tabbuto" (bara) per tutto il cassaro accompagnato dalla banda mentre i macellai, vestiti in maschera sfilavano sui carrozzini. E che dire delle macchie (risii che significa letteralmente: desideri)sulla pelle del nascituro, causate dal "ciavuru?"(odore, profumo intenso in genere di roba da mangiare). Questo, secondo ronna Giuvannina, faceva venire le voglie. Erano risii brutti: la macchia di vino, la pelle del porco…Per allontanare la minaccia c'era un solo rimedio: bisognava mettere la mano sotto un'ascella e poi odorarla. L'odore del sudore avrebbe fatto dimenticare alla donna incinta il ciavuro". Piccole storie che fanno sorridere, ma quelli erano altri tempi. Oggi tutto è cambiato…in bene o in male? Chissà! Buon compleanno, ronna Giovannina!

Noto 15 Febbraio 2001