sapori

"U
sfinciuni" ("a pizza" per gli avolesi)
La
prima volta che ascoltai questo termine, ricordo,
mi trovavo come al solito, nella casa del forno
di "ronna Milina" dove c'erano delle donne che approfittando
dei preparativi per il pane dicevano che avrebbero
fatto "nu sfinciuni"; Io muto, aspettavo con ansia
di capire quale fosse il significato di questo termine
abbastanza strano per me. Quando finalmente vidi
le donne muoversi ed agire in un certo modo, esclamai:
"ma state preparando una pizza??" A questo punto
una di quelle donne (che era la moglie del proprietario
di una delle baracche della villa in cui si vendeva
la granita ed i gelati e resa famosa dalle ottime
arancine che preparava e vendeva) mi urlò fra il
serio e lo scherzo: "zittu tu !!! scausunazzu aulisi!!
(zitto tu Avolese scalzo)". Fu quella l'occasione
in cui imparai tre cose: primo come si fa lo sfincione,
alias pizza, secondo che gli avolesi per i notinesi
erano considerati "scausunazzi", per il
fatto che, in particolare i pescivendoli, venivano
a Noto a vendere la propria merce attraverso la
scorciatoia dei Vughini (ora strada provinciale
Bochini) con i piedi scalzi (scausi e scausunazzi
in maniera dispregiativa), terzo che fra avolesi
e notinesi il linguaggio era diverso e non solo
quello….
La
preparazione dello Sfinciuni in gran parte è
simile a quella delle crispelle senza l'aggiunta
di finocchietto ma con lo stesso rapporto uno/uno,
acqua/farina, e la stessa quantità di lievito; Se
si procede in contemporanea con i preparativi per
il pane col "criscenti", allora uno dei pezzi viene
prelevato ed aggiungendo altra acqua fino a portarlo
al giusto grado di morbidezza si mette nella apposita
"lanna" (teglia di latta) a lievitare. Quando sarà
pronta, quando cioè il morbido impasto avrà raddoppiato
il proprio volume, si procederà a disporre i condimenti
iniziando dagli "angiuovi" (acciughe) in maniera
da potere controllare la quantità di pezzettini,
ed evitare quindi che in alcune zone ce ne siano
troppi ed in altre niente. Si mette poi il giusto
quantitativo di pomodoro pelato ed a pezzettini,
con la possibile aggiunta di una certa quantità
di salsa di pomodoro, si ricopre con prezzemolo
e basilico freschi tagliuzzati, non tritati, si
aggiunge il formaggio grattugiato estemporaneamente,
si cosparge il tutto con dell'origano ben secco,
niente peperoncino nero né rosso, olio buono di
oliva abbondante e si inforna a 250 °C. Quando tutto
il vicinato chiederà "cchi stanu preparannu ri cosi
bbuoni o furnu? (cosa preparano di buono al forno?)"
cioè dopo circa mezzora, vuol dire che è pronta!
Si consiglia di non avere fretta, ma aspettare qualche
minuto per mangiarla, si eviterà di bruciare il
palato, e si gusterà di più.
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