Mangiare bene e saper sorridere: questo è il segreto per vivere a lungo

 

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A ricotta caura

Il martedì di Pasqua il signor Saro Alì, di professione pastore, ha accettato di venire a casa e preparare la ricotta calda. Abbiamo approntato nell'atrio un fornellone a gas con una enorme pentola di rame ben stagnata "a caurara" vecchia di cento anni, in cui sono stati versati 100 litri di latte misto di pecora e mucca.

Quando la temperatura ha raggiunto circa 37 °C, abbiamo aggiunto il caglio ed abbiamo lasciato riposare la soluzione con l'accortezza di coprire la "caurara" per evitare che moscerini o animaletti potessero entrarvi. Dopo circa un' ora finalmente si è formato il formaggio "la tuma".

Il signor Alì mentre tira fuori la "tuma"

Con una parte abbiamo preparato delle focacce rustiche con l'aggiunta di qualche filo di acciuga salata. Il resto l'abbiamo messo dentro apposite ceste che una volta erano di canna e vimini ed oggi di plastica, meno romantica ma molto più pratica da pulire

Una volta separato il formaggio, abbiamo aggiunto dell'altro latte, grosso modo la quantità tolta con il formaggio, messo il sale e, portato il fuoco al massimo, abbiamo cominciato a "riminare" (mescolare) con pazienza sempre nello stesso verso in senso orario fino ad ebollizione. Man mano che la ricotta veniva sù, l'abbiamo prelevata con un mestolo e messa nei contenitori dove era stato sminuzzato del pane preparato da me il giorno prima con farina di grano duro. Una vera delizia per il palato. La ricotta caura è stata "innaffiata" da un buon vino rosato di S. Lorenzo.

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