Mangiare bene e saper sorridere: questo è il segreto per vivere a lungo

 

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A pasta 'co niuru i siccia (la pasta al nero di seppia)

Si procurano le seppie con le vesciche del nero integre, richiedendolo specificatamente al pescivendolo. Nel nord Italia infatti queste vengono eliminate in quanto non ricercate dagli acquirenti. Si prepara un soffritto con cipolletta tritata molto sottile, le seppie tagliate a strisce larghe un centimetro, finocchietto selvatico e mezzo bicchiere di vino bianco. Quando si arriva alla ebollizione si prendono due cucchiaiate di "strattu" e si fanno sciogliere nel vino. Si ottiene una crema rossa bollente su cui si rompono le vesciche del nero prelevate con un cucchiaio e tagliuzzate con una forchetta appuntita o un coltello. Quando tutta la salsa da rossa sarà nera, si aggiungono 250 di acqua e si lascia cuocere a fuoco lento. Raggiunta la giusta densità, si aggiunge il prezzemolo ed un pizzico di peperoncino rosso. Se il sapore dovesse risultare leggermente aspro (a volte capita se "u strattu" è appunto di gusto tale) lo si potrà addolcire con un pizzico di zucchero. A questo punto il condimento è pronto per condire la pasta, bucatini o meglio spaghetti. Si raccomanda, mangiando, di girare la forchetta in senso antiorario per evitare che gli schizzi di sugo nero colpiscano la camicia o peggio la camicetta di chi con tanto piacere sta consumando l'ottimo pasto. Se comunque si vogliono evitare tali inconvenienti, si può sostituire la pasta con del riso.

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