sapori

I
"viscotta i mennula" e "u turruni"
(le paste di mandorla e il torrone)
La
festa diventava grande quando insieme ai "cosi i
meli", ai "mustazzola" e a "cubaita" nel periodo
natalizio si preparavano i "viscotta ri mennula"
e "u turruni". Le mandorle verso i primi di dicembre
si liberavano del guscio legnoso - ne servivano
almeno tre chili nette- poi si immettevano in acqua
bollente e dopo qualche minuto si estraevano per
potere togliere a caldo, la sottile corteccia che
le avvolgeva, con una cerimonia che coinvolgeva
l'intera famiglia. Perché ne occorrevano tre chili?
La risposta è semplice: per avere la possibilità
di usarne al netto due, dato che, durante la lavorazione
molte finivano furtivamente mangiate.
:)):)):)):)):))
Sgusciate
ma ancora umide per il passaggio attraverso l'acqua
bollente, le mandorle venivano fatte asciugare all'aperto,
poi si passavano, già asciutte per qualche minuto
nel forno non molto caldo, ed infine si dividevano,
una parte per il torrone e una parte per i "viscotta".
Per i "viscotta" le mandorle si macinavano fino
a farne una farina che pesata veniva miscelata ad
una pari quantità di zucchero. Si impastavano con
chiaro (albume) d'uovo (attenzione! niente tuorlo!
I tuorli si utilizzavano per altri scopi, o la maionese
o i biscotti di farina; ora io li uso per fare il
latte brulè, usanza che mi è rimasta dopo i quattro
anni trascorsi a Lugo di Romagna). All'impasto si
univa buccia di limone verdello grattugiata. Quindi
utilizzando un apposito imbuto con uscita a denti
larghi, si spingeva con maestria l'impasto sulla
"lanna" (teglia), precedentemente pulita con una
pezzuola appena intrisa di olio d'oliva. Il segreto
per dare la giusta forma consisteva nel premere
l'impasto con il pollice dentro l'imbuto, trattenuto
con l'indice ed il medio, perpendicolarmente a mezzo
centimetro di distanza dalla "lanna" in modo che
questi, cadendo si slargasse come un bocciolo di
rosa dorata. Alla fine si poneva al centro la classica
mezza ciliegina rossa o verde e si infornava ad
una temperatura di non più di 100 °C e per pochi
minuti. In sostanza quando l'oro del colore in crudo
prendeva il riflesso che lo rendeva fulgido, mai
lasciando che acquistasse riflessi marrò, quello
era il momento giusto per sfornare la "lanna" e
lasciare che si freddasse prima di togliere il contenuto.
La parte di mandorle da utilizzare per il torrone
invece intera e meglio tostata, veniva introdotta
in una miscela di miele e zucchero; in sostanza
si faceva bollire nella pentola 150 grammi di zucchero
e 100 grammi di miele fino ad acquistare "la caratteristica
della cristallizzazione". (una parte prelevata con
un cucchiaino ed immessa in acqua fredda dopo pochi
minuti doveva spezzarsi come un pezzetto di vetro)
quindi versandoci le mandorle, 450 grammi miste
a bucce d'arance tagliuzzate finemente dopo qualche
minuto, "riminando" (mescolando) delicatamente il
torrone era gia pronto e si versava su un piano
di marmo per tagliarlo a quadrati, o meglio a quadratini
per essere poi addentato meglio una volta freddo
ed indurito.